Partita IVA Personal Chef: Codice ATECO, Tasse E Apertura
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Aprire una partita IVA personal chef è il primo passo obbligato per chi vuole trasformare la passione per la cucina in una professione autonoma, cucinando direttamente a casa dei clienti. Non esiste, a differenza di altre professioni, un albo o un ordine dedicato: chi cucina in modo continuativo per conto terzi, dietro compenso, deve però inquadrarsi fiscalmente in modo corretto fin dal primo incarico. In questa guida vediamo quale codice ATECO scegliere, quanto costa aprire l’attività, quale regime fiscale conviene e quali adempimenti (HACCP, SCIA, INPS) sono davvero obbligatori, con dati aggiornati e verificati sulle fonti ufficiali.
Chi è il personal chef e perché serve la partita IVA
Il personal chef prepara pasti su misura direttamente nell’abitazione del cliente, spesso con un rapporto continuativo: menù settimanali, meal prep, cene private ricorrenti. Si distingue dallo chef a domicilio occasionale, che viene chiamato per eventi singoli come cene o feste, e dall’home restaurant, dove è il cuoco ad aprire la propria casa a un numero limitato di clienti paganti.
Se l’attività è abituale e non occasionale, la legge italiana impone l’apertura della partita IVA entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, tramite il modello AA9/12 presentato all’Agenzia delle Entrate. Un’attività si considera abituale quando non si esaurisce in una prestazione isolata: due o tre cene organizzate nell’arco dell’anno possono rientrare nel lavoro occasionale (con ricevuta e ritenuta d’acconto), ma un servizio ripetuto nel tempo richiede necessariamente la partita IVA.
Requisiti per lavorare come personal chef
Prima di aprire la partita IVA personal chef servono alcune basi pratiche, oltre alla competenza culinaria maturata in genere in ambito alberghiero o professionale:
- Attestato HACCP, obbligatorio per chiunque manipoli alimenti destinati alla vendita o alla somministrazione, ai sensi del regolamento europeo sull’igiene dei prodotti alimentari. La formazione specifica (durata, aggiornamento) è regolata a livello regionale, quindi conviene verificare le disposizioni della propria Regione o ASL.
- SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), da presentare al Comune di residenza o al SUAP competente per comunicare l’avvio dell’attività di somministrazione o preparazione alimenti.
- Assicurazione di responsabilità civile verso terzi (RCT), non obbligatoria per legge ma fortemente consigliata: si lavora in cucine private, spesso con attrezzature non proprie, e un piccolo incidente può generare costi imprevisti.
- Kit professionale: coltelli, taglieri, termometri alimentari, contenitori per il trasporto sicuro degli alimenti.
Quale codice ATECO scegliere per la partita IVA personal chef
Il codice ATECO è la scelta più delicata quando si apre la partita IVA personal chef, perché determina il coefficiente di redditività nel regime forfettario, la gestione previdenziale INPS di riferimento e persino l’iscrizione o meno alla Camera di Commercio. Non esiste un codice “personal chef” dedicato: la prassi si è consolidata su due alternative principali.
| Codice ATECO | Descrizione | Coefficiente di redditività | Quando si usa | Gestione INPS |
| 56.21.00 | Fornitura di pasti preparati (catering per eventi e banqueting) | 40% | Attività prevalente di preparazione e cottura pasti a domicilio, con o senza fornitura degli ingredienti | Gestione Commercianti (iscrizione in Camera di Commercio) |
| 96.09.09 | Altre attività di servizi per la persona nca | 67% | Servizio con forte componente personalizzata o consulenziale, ad esempio quando si affiancano corsi di cucina o consulenza nutrizionale | Gestione Separata INPS |
| 74.99.99 | Altre attività professionali nca | 67% | Alternativa generica usata da alcuni professionisti in assenza di attività di somministrazione strutturata | Gestione Separata INPS |
Nella maggior parte dei casi il codice 56.21.00 è quello più coerente con l’attività reale di un personal chef che cucina, serve e spesso acquista gli ingredienti per conto del cliente: per questo motivo è anche il codice più utilizzato nella prassi di commercialisti e Camere di Commercio. Il codice ATECO va indicato nel modello AA9/12 in fase di apertura della partita IVA personal chef e può essere modificato successivamente, se l’attività cambia fisionomia, senza costi aggiuntivi.
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Come si apre la partita IVA personal chef: la procedura passo per passo
Aprire una partita IVA personal chef richiede quattro adempimenti principali, da completare in sequenza:
- Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, tramite il portale Fatture e Corrispettivi con SPID o CIE, oppure tramite un intermediario abilitato. Qui si indicano il codice ATECO, il regime fiscale scelto e la data di inizio attività.
- Comunicazione Unica (ComUnica) al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente, obbligatoria se si sceglie il codice 56.21.00 (attività d’impresa). Il costo di iscrizione si aggira tra 50 e 100 euro, a cui si somma il diritto camerale annuale di circa 53 euro per chi è in regime forfettario.
- Iscrizione INPS, alla Gestione Commercianti se si è iscritti in Camera di Commercio, oppure alla Gestione Separata se si opta per un inquadramento come libero professionista con codice 96.09.09 o 74.99.99.
- SCIA al Comune per l’avvio dell’attività di preparazione e somministrazione alimenti, e, dove richiesto dalla normativa regionale, verifica dei requisiti igienico-sanitari con l’ASL competente.
Chi apre partita IVA come personal chef con codice 56.21.00 rientra tra gli artigiani o i commercianti, quindi deve anche versare i contributi INAIL se previsti dal tipo di attività svolta.
Regime forfettario per personal chef: come funziona la tassazione
Per la maggior parte di chi avvia una partita IVA personal chef, il regime forfettario resta la scelta più conveniente, perché semplifica gli obblighi contabili ed elimina l’applicazione dell’IVA in fattura. Per accedervi nel 2026 servono ricavi non superiori a 85.000 euro l’anno e il rispetto di alcuni requisiti oggettivi, come indicato dall’Agenzia delle Entrate.
Il reddito imponibile non coincide con l’incasso totale: si calcola applicando il coefficiente di redditività del codice ATECO scelto. Con il codice 56.21.00 il coefficiente è del 40%, quindi il 60% dei ricavi è considerato forfettariamente come costo, a prescindere dalle spese reali sostenute.
| Ricavi annui | Coefficiente 40% | Reddito imponibile | Imposta sostitutiva 5% (primi 5 anni) | Imposta sostitutiva 15% (regime ordinario forfettario) |
| 20.000 € | 40% | 8.000 € | 400 € | 1.200 € |
| 40.000 € | 40% | 16.000 € | 800 € | 2.400 € |
| 60.000 € | 40% | 24.000 € | 1.200 € | 3.600 € |
| 85.000 € | 40% | 34.000 € | 1.700 € | 5.100 € |
L’aliquota ridotta al 5% si applica per i primi cinque anni di attività, a condizione di non aver esercitato attività simili nei tre anni precedenti l’apertura della partita IVA. Dal reddito imponibile si deducono, prima del calcolo dell’imposta, i contributi previdenziali INPS effettivamente versati nell’anno.
Contributi INPS per la partita IVA personal chef
La gestione previdenziale cambia in base al codice ATECO scelto ed è uno degli aspetti più sottovalutati da chi apre una partita IVA personal chef per la prima volta.
Chi si iscrive alla Gestione Commercianti (codice 56.21.00, forma d’impresa) versa contributi calcolati su un reddito minimale stabilito ogni anno dall’INPS, indipendentemente dal fatturato effettivo. Per il 2026 il reddito minimale è pari a 18.808 euro e l’aliquota per i commercianti è del 24,48%, come confermato dall’INPS. Questo significa un contributo fisso obbligatorio anche con redditi bassi o nulli, a cui si aggiunge la quota percentuale sul reddito eccedente il minimale. Chi è in regime forfettario può richiedere all’INPS la riduzione contributiva del 35%, che abbassa sensibilmente l’esborso fisso ma incide, in proporzione, sull’accumulo previdenziale futuro.
Chi opta invece per la Gestione Separata (codice 96.09.09 o 74.99.99, libero professionista senza Camera di Commercio) versa un’aliquota più alta, intorno al 26%, ma calcolata esclusivamente sul reddito imponibile effettivo, senza un minimale fisso da rispettare.
| Gestione INPS | Aliquota 2026 | Reddito minimale | Contributo fisso minimo |
| Gestione Commercianti | 24,48% | 18.808 € | Circa 4.611 € l’anno |
| Gestione Separata | Circa 26% | Nessun minimale | Proporzionale al reddito reale |
Fatturazione elettronica e altri obblighi
Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria anche per chi opera in regime forfettario, indipendentemente dal fatturato. Chi ha una partita IVA personal chef deve quindi emettere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio, anche verso clienti privati. Le fatture in regime forfettario si emettono senza applicazione dell’IVA, indicando la relativa causa di esenzione, e per importi superiori a 77,47 euro è dovuta l’imposta di bollo, salvo diversa gestione tramite gli intermediari.
Quanto costa aprire e quanto guadagna un personal chef con partita IVA
I costi di apertura di una partita IVA personal chef sono contenuti rispetto ad altre attività imprenditoriali. Il modello AA9/12 è gratuito, mentre le spese principali riguardano l’iscrizione camerale (tra 50 e 100 euro una tantum), il diritto annuale camerale (circa 53 euro l’anno) e i contributi INPS, che rappresentano la voce di costo più significativa nel tempo. A questi si aggiungono, se non gestiti in autonomia, gli onorari di un commercialista.
Sul fronte dei guadagni, le tariffe di un personal chef variano molto in base a esperienza, area geografica e tipo di servizio (cena singola, abbonamento settimanale, meal prep). Non esistono tariffari ufficiali: ogni preventivo va costruito considerando numero di commensali, portate, eventuale trasferta e chi si occupa della spesa degli ingredienti.
Domande frequenti sulla partita IVA personal chef
Qual è il codice ATECO corretto per aprire la partita IVA come personal chef?
Nella maggior parte dei casi il codice più coerente è il 56.21.00, relativo alla fornitura di pasti preparati e al catering per eventi. Alcuni professionisti, quando l’attività ha una componente prevalentemente consulenziale o formativa, scelgono in alternativa il 96.09.09. La scelta finale va valutata insieme a un commercialista in base all’attività effettivamente svolta.
È obbligatorio avere l’attestato HACCP per lavorare come personal chef?
Sì. Chiunque manipoli alimenti destinati alla somministrazione o alla vendita deve aver ricevuto una formazione specifica in materia di igiene alimentare, come previsto dal regolamento europeo sull’igiene dei prodotti alimentari. Le modalità e la durata del corso variano da Regione a Regione.
Conviene il regime forfettario per una partita IVA personal chef?
Nella maggior parte dei casi sì, soprattutto nei primi anni di attività, grazie all’aliquota ridotta al 5% e alla semplificazione degli obblighi contabili. La convenienza va comunque verificata caso per caso, confrontando il coefficiente di redditività del 40% con i costi reali sostenuti per ingredienti, trasporti e attrezzature.
Serve la Camera di Commercio per aprire la partita IVA personal chef?
Se si sceglie il codice ATECO 56.21.00, l’attività è considerata d’impresa e richiede l’iscrizione al Registro delle Imprese tramite Comunicazione Unica. Se invece si opta per un codice da libero professionista, come il 96.09.09, l’iscrizione camerale non è necessaria.
Quanto costano i contributi INPS per un personal chef in regime forfettario?
Chi è iscritto alla Gestione Commercianti versa contributi calcolati su un reddito minimale annuo (18.808 euro nel 2026, con aliquota al 24,48%), a prescindere dal fatturato reale, salvo richiedere la riduzione contributiva del 35% prevista per i forfettari. Chi è in Gestione Separata versa invece un’aliquota più alta ma solo sul reddito effettivamente prodotto.
Cosa succede se supero la soglia di 85.000 euro di ricavi con la partita IVA personal chef?
Se i ricavi restano sotto i 100.000 euro, si esce dal regime forfettario a partire dall’anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro, l’uscita è immediata, con obbligo di applicare l’IVA sulle operazioni che determinano il superamento e di adottare la contabilità ordinaria o semplificata.
È necessaria la SCIA per aprire una partita IVA come personal chef?
Sì, la Segnalazione Certificata di Inizio Attività va presentata al Comune o al SUAP di riferimento per comunicare l’avvio dell’attività di preparazione e somministrazione di alimenti, oltre agli eventuali requisiti igienico-sanitari richiesti a livello locale.
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Conclusioni
Chi apre una partita IVA personal chef deve muoversi su tre binari paralleli: la scelta del codice ATECO corretto, che orienta tassazione e previdenza, gli adempimenti igienico-sanitari (HACCP e SCIA) che permettono di lavorare legalmente in cucine private, e la gestione fiscale, dove il regime forfettario resta lo strumento più semplice per chi parte da zero. Ogni situazione ha però le sue variabili, dal volume di lavoro previsto alla componente consulenziale del servizio, quindi vale la pena verificare con un commercialista la scelta più adatta prima di presentare il modello AA9/12.
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Fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate, regime forfettario, INPS, contributi Gestione Commercianti, EUR-Lex, regolamento sull’igiene dei prodotti alimentari.