Flat Tax A 100.000 Euro: Perché L'IVA Blocca La Proposta Della Lega Per La Manovra 2027

Flat Tax A 100.000 Euro: Perché L’IVA Blocca La Proposta Della Lega Per La Manovra 2027

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Il tetto del regime forfettario torna al centro del dibattito sulla prossima legge di bilancio. La Lega vuole portarlo da 85.000 a 100.000 euro, ma c’è un ostacolo che non dipende dal governo italiano: le regole IVA dell’Unione Europea.

La proposta della Lega

Nel pacchetto di richieste presentate dalla Lega in vista della Manovra 2027 compaiono, insieme a un prelievo del 5% sui profitti delle banche e all’ipotesi di pensione a 64 anni, anche l’innalzamento della soglia del regime forfettario da 85.000 a 100.000 euro. Armando Siri, responsabile dipartimenti del partito, ha ricordato che è l’Unione Europea ad aver fissato a 85.000 euro il tetto massimo di fatturato per restare nel regime a tassazione agevolata, ed è proprio quel vincolo che il partito chiede al governo di far alzare.

Matteo Salvini è tornato sul tema più volte nelle ultime settimane, arrivando a dichiarare che, se l’Europa non dovesse concedere l’innalzamento, la Lega chiederà comunque agli alleati di governo di procedere lo stesso. Una posizione netta, che però si scontra con un problema tecnico non da poco.

Il nodo tecnico: perché non è solo una questione di aliquota

Il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo ha spiegato più volte, l’ultima volta al Forum in Masseria di giugno 2026, perché portare la soglia a 100.000 euro sia più complicato di quanto sembri. Il regime forfettario, infatti, non è solo un’aliquota agevolata al 15% sulle imposte dirette: è anche un regime di esenzione IVA per le piccole imprese, e quella parte segue una normativa comunitaria che l’Italia non può modificare da sola.

La soglia di 85.000 euro, in altre parole, non è una scelta politica del governo italiano ma il limite fissato dalla direttiva IVA europea sul regime delle piccole imprese. Alzarla a 100.000 euro solo ai fini delle imposte dirette sarebbe tecnicamente possibile, ma non farebbe automaticamente salire anche il tetto per l’esenzione IVA. Il risultato pratico sarebbe che chi supera gli 85.000 euro continuerebbe a pagare il 15% di imposta sostitutiva fino a 100.000 euro, ma dovrebbe comunque iniziare ad applicare l’IVA sulle fatture, perdendo uno dei vantaggi più concreti del forfettario.

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Un precedente già visto nel 2024

Non è la prima volta che si discute di questo scollamento tra soglia fiscale e soglia IVA. Per il solo anno 2024 era stata introdotta una fascia di tolleranza: chi restava sotto i 100.000 euro di fatturato pur avendo superato gli 85.000 poteva continuare a beneficiare del regime forfettario fino al 31 dicembre di quell’anno, per poi tornare al regime ordinario dall’anno successivo. Quella misura non è mai diventata strutturale, e la Lega chiede ora di riproporla, questa volta in via permanente.

Chi si è trovato a gestire il passaggio dal forfettario all’ordinario sa quanto pesi in termini di adempimenti: fatturazione elettronica obbligatoria, liquidazioni periodiche, gestione della detrazione IVA sugli acquisti. Sono tutti aspetti che un tetto più alto solo sulle imposte dirette non risolverebbe.

Cosa dice il governo

Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha citato la flat tax a 100.000 euro tra i temi sul tavolo per la Manovra 2027, ma senza sciogliere il nodo IVA. Nel frattempo, secondo alcune ricostruzioni delle ultime settimane, all’interno del governo si guarda con più concretezza a un nuovo taglio dell’IRPEF fino a 60.000 euro di reddito, mentre l’estensione della flat tax a 100.000 euro resterebbe più difficile da inserire nella prossima legge di bilancio.

Resta anche il tema della copertura economica: ogni innalzamento della soglia forfettario ha un costo per le casse dello Stato, e la Manovra 2027 dovrà fare i conti anche con il prelievo sulle banche, altro fronte di tensione dentro la maggioranza, e con gli altri interventi già annunciati.

Cosa cambia per chi ha partita IVA in regime forfettario

Se sei un libero professionista o un piccolo imprenditore con partita IVA in regime forfettario, la cosa più utile da fare ora è non dare per scontato l’innalzamento della soglia. Fino a quando la normativa non cambia, restano validi i limiti attuali: superare gli 85.000 euro di ricavi o compensi comporta l’uscita dal regime, con tutto ciò che succede quando si superano i limiti del forfettario, inclusa l’applicazione dell’IVA dal momento del superamento.

Domande frequenti

La soglia del regime forfettario passerà davvero a 100.000 euro? Non è ancora deciso. È una proposta della Lega per la Manovra 2027, ma il vice ministro Leo ha più volte segnalato le difficoltà tecniche legate alle regole IVA europee.

Perché la soglia di 85.000 euro dipende dall’Unione Europea? Perché il regime forfettario include anche l’esenzione dall’IVA per le piccole imprese, disciplinata da una direttiva comunitaria che fissa quel limite. L’Italia non può modificarlo unilateralmente per la parte IVA.

Se la soglia salisse a 100.000 euro solo per le imposte dirette, cosa cambierebbe davvero? Chi guadagna tra 85.000 e 100.000 euro continuerebbe a pagare il 15% di imposta sostitutiva, ma dovrebbe comunque iniziare ad applicare l’IVA sulle fatture, perdendo uno dei principali vantaggi pratici del regime forfettario.

C’è già stato un precedente simile? Sì. Nel 2024 era stata introdotta una tolleranza fino a 100.000 euro, ma solo per quell’anno e senza toccare l’esenzione IVA in modo strutturale.

Cosa devo fare se sto per superare gli 85.000 euro quest’anno? Conviene monitorare i ricavi con attenzione e prepararsi al passaggio al regime ordinario, comprese la fatturazione elettronica e la gestione dell’IVA, nel caso la soglia attuale resti in vigore anche per il 2027.

In attesa della legge di bilancio

Il confronto tra la Lega e il resto della maggioranza sulla soglia del forfettario è destinato a proseguire nelle prossime settimane, insieme alle altre partite aperte della Manovra 2027. Ma il punto tecnico resta lo stesso: senza un intervento a livello europeo sulla soglia IVA, un innalzamento a 100.000 euro rischia di restare parziale, con un vantaggio fiscale che non si traduce in un vero sollievo per chi supera gli 85.000 euro di fatturato.


Fonti:

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