Partita IVA Psicologo: Aprire e Gestire l’Attività
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Aprire la partita IVA psicologo è il passaggio obbligato per chi, terminato il percorso universitario e superato l’esame di Stato, vuole esercitare la libera professione in autonomia, sia in studio privato sia online. La partita IVA psicologo comporta scelte precise su codice ATECO, regime fiscale, cassa previdenziale ed emissione delle fatture, e ogni errore iniziale può tradursi in sanzioni o in una tassazione più alta del necessario. In questa guida trovi tutto ciò che serve per aprire la partita IVA psicologo nel modo corretto, capire quanto costa mantenerla ogni anno e scoprire come gestirla nel tempo, con dati verificati sulle fonti ufficiali e senza riferimenti a servizi commerciali di terze parti.
Chi può aprire la partita IVA psicologo
Prima di parlare di fisco, serve chiarire un punto spesso sottovalutato: la partita IVA psicologo non si può aprire senza un preciso percorso abilitante. La professione di psicologo in Italia è infatti regolamentata e tutelata da un Ordine, e l’esercizio abusivo è penalmente rilevante.
Per poter aprire la partita IVA psicologo occorre:
- aver conseguito la laurea magistrale in Psicologia (dall’anno accademico 2023/2024 la laurea magistrale è diventata abilitante, quindi in molti casi sostituisce parte del vecchio percorso post-laurea);
- aver svolto il tirocinio professionalizzante previsto dalla normativa vigente;
- aver superato l’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di psicologo;
- essersi iscritti all’Albo degli Psicologi della propria Regione, tenuto dagli Ordini territoriali e coordinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP).
Solo dopo l’iscrizione all’Albo è possibile richiedere l’apertura della partita IVA psicologo e iniziare a fatturare le prestazioni professionali. Chi svolge attività psicologica senza questi requisiti non può legalmente emettere fattura come psicologo, indipendentemente dal codice ATECO utilizzato.
Il codice ATECO corretto per la partita IVA psicologo
Uno degli aspetti più delicati nell’apertura della partita IVA psicologo riguarda il codice ATECO, perché da questo dipendono il coefficiente di redditività, l’inquadramento fiscale e persino la corretta compilazione delle dichiarazioni.
Dal 1° aprile 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, adottata dall’ISTAT, che ha aggiornato il codice utilizzato per la professione. Chi apre oggi la partita IVA psicologo deve indicare il nuovo codice, mentre chi aveva già una partita IVA attiva con il vecchio codice non deve inviare alcuna comunicazione di variazione, ma è tenuto a riportare il codice aggiornato in tutte le dichiarazioni fiscali successive al 1° aprile 2025.
| Periodo | Codice ATECO | Descrizione |
| Fino al 31 marzo 2025 | 86.90.30 | Attività svolta da psicologi |
| Dal 1° aprile 2025 (in vigore anche nel 2026 e oltre) | 86.93.00 | Attività di psicologi e psicoterapeuti, esclusi i medici |
Il codice 86.93.00 comprende le attività di psicoterapia, consulenza psicologica, diagnosi e valutazione psicologica e, più in generale, i servizi di salute mentale erogati da psicologi e psicoterapeuti iscritti al relativo Albo. Se oltre all’attività clinica offri anche formazione aziendale, coaching o consulenza organizzativa non sanitaria, potresti dover affiancare un secondo codice ATECO (ad esempio quello relativo alla formazione professionale), perché queste prestazioni seguono regole fiscali diverse da quelle sanitarie in senso stretto.
Regime forfettario o regime ordinario per la partita IVA psicologo
La quasi totalità di chi apre la partita IVA psicologo sceglie il regime forfettario, disciplinato dalla legge n. 190/2014 e successive modifiche, perché unisce una tassazione ridotta a una gestione contabile molto più semplice rispetto al regime ordinario.
Requisiti per il regime forfettario
Per aderire e restare nel regime forfettario, chi ha la partita IVA psicologo deve rispettare questi limiti:
- ricavi annui non superiori a 85.000 euro;
- nell’anno precedente non deve essere stato superato lo stesso limite;
- se durante l’anno si superano gli 85.000 euro ma si resta sotto i 100.000 euro, l’uscita dal regime forfettario avviene dall’anno successivo;
- se si superano i 100.000 euro, l’uscita dal regime è immediata, con applicazione dell’IVA già dalle operazioni successive al superamento;
- l’attività non deve essere la mera prosecuzione di un lavoro precedentemente svolto come dipendente o collaboratore;
- non si deve detenere una partecipazione in società di persone o in SRL che svolgono un’attività riconducibile a quella di psicologo.
Confronto tra regime forfettario e regime ordinario
| Caratteristica | Regime forfettario | Regime ordinario |
| Limite di ricavi | 85.000 euro annui | Nessun limite |
| Applicazione IVA | Non si applica IVA in fattura | Prestazioni sanitarie comunque esenti ex art. 10 DPR 633/1972 |
| Tassazione | Imposta sostitutiva 5% (primi 5 anni, se nuova attività) o 15% | IRPEF a scaglioni più addizionali |
| Deduzione costi | Non è possibile dedurre le spese analiticamente, si applica un coefficiente forfettario | Deduzione analitica delle spese effettivamente sostenute |
| Contabilità | Semplificata, nessuna liquidazione periodica | Registri IVA, liquidazioni periodiche |
| Fatturazione elettronica | Obbligatoria per le fatture verso soggetti con partita IVA | Obbligatoria salvo le eccezioni previste per le prestazioni sanitarie verso privati |
La scelta tra i due regimi dipende soprattutto dal volume di spese deducibili: chi sostiene costi elevati per uno studio in affitto, personale o attrezzature specifiche può valutare se il regime ordinario, con deduzione analitica, risulti più conveniente rispetto al coefficiente forfettario fisso.
Coefficiente di redditività e calcolo delle tasse
Per chi ha la partita IVA psicologo in regime forfettario, il coefficiente di redditività applicato al codice ATECO 86.93.00 è pari al 78%. In pratica, solo il 78% dei compensi incassati viene considerato reddito imponibile, mentre il restante 22% è riconosciuto forfettariamente come spesa, senza bisogno di documentarla con ricevute o fatture.
L’imposta sostitutiva che sintetizza IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP si applica in due modalità:
- aliquota agevolata del 5% per i primi cinque anni di attività, se si rispettano i requisiti di “nuova attività” (tra cui non aver svolto negli ultimi tre anni un’attività analoga e non essere una mera prosecuzione di un lavoro dipendente);
- aliquota ordinaria del 15% dal sesto anno, o da subito se non si rispettano i requisiti di nuova attività.
Esempio pratico di calcolo
| Voce | Importo |
| Fatturato annuo | 30.000 € |
| Coefficiente di redditività (78%) | 23.400 € |
| Imposta sostitutiva al 5% (primi 5 anni) | 1.170 € |
| Imposta sostitutiva al 15% (dal sesto anno) | 3.510 € |
L’unico elemento deducibile dal reddito imponibile, anche in regime forfettario, sono i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno precedente. È un dettaglio che molti trascurano nel primo anno di attività, ma che nel tempo incide in modo significativo sull’imposta dovuta.
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IVA e prestazioni sanitarie: quando si applica l’esenzione
Un aspetto specifico della partita IVA psicologo riguarda proprio l’IVA, ed è valido sia per chi sceglie il regime forfettario sia per chi opera in regime ordinario. Le prestazioni sanitarie rese da psicologi e psicoterapeuti regolarmente iscritti all’Albo sono esenti IVA ai sensi dell’articolo 10, comma 1, numero 18, del DPR 633/1972, il decreto che disciplina l’imposta sul valore aggiunto in Italia.
L’esenzione riguarda le prestazioni con finalità di diagnosi, cura e riabilitazione della persona, quindi la psicoterapia, la consulenza psicologica clinica e le valutazioni diagnostiche. Non rientrano invece nell’esenzione le attività di formazione, coaching non clinico o consulenza organizzativa rivolta alle aziende, che seguono un trattamento IVA differente e possono richiedere un codice ATECO distinto.
Questa esenzione resta un pilastro stabile della disciplina IVA italiana anche nel percorso di riordino normativo avviato con il Testo Unico IVA, il D.Lgs. 10/2026, che dal 2027 riorganizzerà in un unico testo le norme oggi contenute nel DPR 633/1972 senza modificarne la sostanza per le prestazioni sanitarie esenti.
Contributi previdenziali ENPAP per la partita IVA psicologo
Chi svolge attività libero professionale come psicologo, anche in modo occasionale ma con un compenso incassato, deve iscriversi obbligatoriamente all’ENPAP, l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi. È la cassa previdenziale di categoria e sostituisce, per la parte libero-professionale, l’iscrizione alla Gestione Separata INPS.
I contributi dovuti sono tre:
| Tipo di contributo | Aliquota | Minimo annuo indicativo | A carico di |
| Contributo soggettivo | 10% del reddito netto (elevabile fino al 30%, a scelta dell’iscritto) | 856 € | Psicologo |
| Contributo integrativo | 2% dei corrispettivi lordi | 66 € | Cliente/paziente, addebitato in fattura |
| Contributo di maternità | Quota fissa, aggiornata annualmente dall’Ente | Variabile ogni anno | Psicologo |
Per chi opera in regime forfettario, la base di calcolo del contributo soggettivo tiene conto del coefficiente di redditività del 78%: su 1.000 euro incassati, il contributo si calcola sul reddito forfettario di 780 euro e non sull’intero fatturato. Il contributo integrativo del 2%, invece, va sempre indicato come voce separata in fattura e addebitato al cliente: non è un costo per il professionista ma una somma che transita verso l’ENPAP.
Le scadenze principali sono due: l’acconto entro il 1° marzo, calcolato di norma sul 70% dei contributi dovuti l’anno precedente, e il saldo con la comunicazione reddituale obbligatoria entro il 1° ottobre. Chi apre la partita IVA psicologo per la prima volta durante l’anno versa generalmente solo i contributi minimi in sede di prima comunicazione, senza dover calcolare acconti nel primo periodo di attività. Gli iscritti under 35 possono inoltre beneficiare, nei primi anni di iscrizione, di riduzioni sul contributo minimo, da verificare direttamente nelle condizioni pubblicate dall’Ente.
Fatturazione elettronica per lo psicologo: le due situazioni da distinguere
La fatturazione elettronica per la partita IVA psicologo dipende dal destinatario della prestazione, e questa distinzione è tra gli errori più frequenti tra i neo iscritti all’Albo.
Prestazioni sanitarie a pazienti privati
Per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche (i pazienti), il divieto di fatturazione elettronica tramite Sistema di Interscambio è permanente: la fattura deve essere emessa in formato cartaceo o PDF. Questo per tutelare la riservatezza dei dati sanitari. In compenso, per ogni fattura sanitaria emessa a un paziente privato è necessario trasmettere i dati al Sistema Tessera Sanitaria (STS), indicando codice fiscale del paziente, data e importo della prestazione, tipologia di spesa sanitaria e l’eventuale opposizione del paziente all’inserimento della spesa nella dichiarazione dei redditi precompilata, un’opzione particolarmente sentita in ambito psicologico per la delicatezza del dato.
Prestazioni verso soggetti con partita IVA
Quando lo psicologo fattura verso un centro clinico, un ente di formazione, un’azienda per attività di consulenza o un altro professionista, la fattura deve invece transitare obbligatoriamente tramite il Sistema di Interscambio, come qualsiasi altra fattura tra soggetti passivi IVA. Questo obbligo riguarda anche chi opera in regime forfettario, senza eccezioni.
Bollo e diciture obbligatorie
Sulle fatture esenti IVA che superano l’importo di 77,47 euro è dovuta l’imposta di bollo di 2 euro, che può essere applicata come marca da bollo cartacea, addebitata al paziente o versata cumulativamente tramite modello F24. In fattura vanno inoltre riportate le diciture relative all’esenzione IVA ai sensi dell’articolo 10 del DPR 633/1972 e, per i forfettari, la dicitura di non assoggettamento a ritenuta d’acconto prevista dalla legge 190/2014.
Quanto costa aprire e mantenere la partita IVA psicologo
L’apertura della partita IVA psicologo è gratuita se effettuata direttamente presso l’Agenzia delle Entrate tramite il modello AA9/12, sia allo sportello sia telematicamente. Non è normalmente richiesta l’iscrizione alla Camera di Commercio, trattandosi di attività professionale regolamentata e non di attività d’impresa, ma è sempre bene verificare il proprio caso specifico presso l’Ordine territoriale di appartenenza.
I costi ricorrenti principali della partita IVA psicologo sono:
- imposta sostitutiva (5% o 15% sul reddito imponibile forfettario, oppure IRPEF a scaglioni in regime ordinario);
- contributi ENPAP (soggettivo, integrativo, maternità);
- eventuale compenso per un commercialista, se non si gestisce la contabilità in autonomia;
- costi accessori come il software di fatturazione o l’imposta di bollo sulle fatture esenti superiori a 77,47 euro.
Vantaggi e criticità della partita IVA psicologo in regime forfettario
| Vantaggi | Criticità |
| Tassazione ridotta (5% o 15%) rispetto agli scaglioni IRPEF ordinari | Impossibilità di dedurre analiticamente le spese sostenute |
| Nessuna liquidazione periodica IVA né dichiarazione annuale IVA | Uscita dal regime se si superano stabilmente le soglie di ricavi |
| Esonero da registrazione di fatture emesse, corrispettivi e acquisti | Necessità comunque di gestire con attenzione ENPAP, Sistema TS e bollo |
| Assenza di IVA in fattura, prestazioni più accessibili per i pazienti | Il regime può diventare meno conveniente con la crescita dell’attività e degli investimenti |
Adempimenti ricorrenti di chi ha la partita IVA psicologo
Una volta aperta la partita IVA psicologo, gli adempimenti da tenere sotto controllo durante l’anno sono principalmente:
- emissione corretta delle fatture, distinguendo tra pazienti privati (cartacee o PDF) e soggetti con partita IVA (elettroniche via Sistema di Interscambio);
- trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria per le prestazioni ai pazienti privati, nel rispetto delle scadenze annuali fissate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze;
- versamento dell’imposta di bollo sulle fatture esenti oltre 77,47 euro;
- versamento dei contributi ENPAP (acconto entro il 1° marzo, saldo con comunicazione reddituale entro il 1° ottobre);
- dichiarazione dei redditi annuale, anche in regime forfettario, con applicazione dell’imposta sostitutiva;
- monitoraggio costante dei ricavi rispetto alla soglia di 85.000 euro, per anticipare un eventuale passaggio al regime ordinario.
Errori comuni da evitare con la partita IVA psicologo
Tra gli errori più frequenti riscontrati tra chi apre da poco la partita IVA psicologo ci sono l’uso del vecchio codice ATECO 86.90.30 dopo il 1° aprile 2025, l’emissione di fatture elettroniche verso pazienti privati (vietata) invece che cartacee, la dimenticanza della trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, l’omissione dell’imposta di bollo sulle fatture esenti superiori alla soglia, e la mancata verifica periodica del superamento delle soglie del regime forfettario. Ognuno di questi errori può generare sanzioni o richiedere una successiva regolarizzazione, che nella normativa fiscale italiana è comunque sempre possibile attraverso gli strumenti di ravvedimento previsti dalla legge.
Il quadro normativo di riferimento resta stabile
Chi apre oggi la partita IVA psicologo lavora già all’interno del percorso di semplificazione avviato con il Testo Unico IVA, il D.Lgs. 10/2026, che dal 2027 riorganizza in un testo unico la disciplina finora contenuta nel DPR 633/1972, senza modificare l’impianto sostanziale delle esenzioni sanitarie e del regime forfettario. Questo rende la struttura fiscale descritta in questa guida una base solida anche per gli anni successivi, fermo restando l’aggiornamento periodico di soglie, coefficienti e importi minimi che vengono rivisti dal legislatore e dagli enti previdenziali con cadenza annuale.
Domande frequenti sulla partita IVA psicologo
Qual è il codice ATECO corretto per aprire la partita IVA psicologo?
Dal 1° aprile 2025 il codice ATECO corretto è 86.93.00, “Attività di psicologi e psicoterapeuti, esclusi i medici”, che ha sostituito il precedente codice 86.90.30.
Serve la partita IVA per lavorare come psicologo anche solo occasionalmente?
Sì. Se l’attività diventa abituale e continuativa è obbligatorio aprire la partita IVA psicologo, indipendentemente dall’importo guadagnato. Solo prestazioni realmente sporadiche e non organizzate possono rientrare nella prestazione occasionale, ma si tratta di una soluzione temporanea e non adatta a chi intende esercitare stabilmente la professione.
Quanto si paga di tasse con la partita IVA psicologo in regime forfettario?
Si applica un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni, se si rispettano i requisiti di nuova attività, oppure del 15% dal sesto anno, calcolata sul 78% del fatturato grazie al coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO 86.93.00.
Le prestazioni di uno psicologo sono soggette a IVA?
No, le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese da psicologi e psicoterapeuti iscritti all’Albo sono esenti IVA ai sensi dell’articolo 10, comma 1, numero 18, del DPR 633/1972, sia in regime forfettario sia in regime ordinario.
Bisogna emettere fattura elettronica ai pazienti privati?
No. Per le prestazioni sanitarie rese a pazienti privati il divieto di fatturazione elettronica tramite Sistema di Interscambio è permanente, per tutelare la riservatezza dei dati sanitari: la fattura va emessa in formato cartaceo o PDF, con contestuale invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria.
È obbligatorio iscriversi all’ENPAP con la partita IVA psicologo?
Sì, l’iscrizione all’ENPAP è obbligatoria per chi svolge attività libero professionale come psicologo, anche in modo occasionale, se ha incassato un compenso per l’attività professionale.
Cosa succede se si superano le soglie del regime forfettario?
Se i ricavi superano 85.000 euro ma restano sotto 100.000 euro, l’uscita dal regime forfettario avviene dall’anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro, il passaggio al regime ordinario, con applicazione dell’IVA, è immediato già dalle operazioni successive al superamento della soglia.
Serve l’iscrizione alla Camera di Commercio per la partita IVA psicologo?
In genere no, trattandosi di attività professionale regolamentata dall’iscrizione all’Albo degli Psicologi e non di attività d’impresa, ma è sempre consigliabile verificare il proprio caso specifico.
Si possono dedurre le spese con la partita IVA psicologo in regime forfettario?
No, in regime forfettario non si deducono le spese in modo analitico: si applica un coefficiente di redditività fisso del 78%, che riconosce forfettariamente il 22% del fatturato come costi. L’unica voce ulteriormente deducibile è rappresentata dai contributi previdenziali versati.
Conclusioni
Aprire la partita IVA psicologo richiede attenzione su più fronti: il possesso dei requisiti abilitanti e l’iscrizione all’Albo, la scelta del codice ATECO aggiornato, la valutazione tra regime forfettario e regime ordinario, la corretta gestione dell’esenzione IVA sulle prestazioni sanitarie, l’iscrizione e i versamenti ENPAP, e infine la distinzione tra fatturazione cartacea per i pazienti privati ed elettronica per i soggetti con partita IVA. Impostare fin da subito questi elementi nel modo corretto permette di evitare sanzioni, ottimizzare la tassazione e dedicare il proprio tempo alla parte più importante del lavoro, ovvero la relazione con i pazienti, lasciando alla gestione fiscale un ruolo ordinato ma non invasivo. Le regole descritte in questa guida restano il riferimento stabile anche nel passaggio verso il Testo Unico IVA, fermo restando l’aggiornamento periodico di soglie e importi minimi da verificare ogni anno sulle fonti ufficiali.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate, apertura della partita IVA e modello AA9/12: https://www.agenziaentrate.gov.it
- Normattiva, DPR 633/1972, articolo 10 (esenzioni IVA): https://www.normattiva.it
- Normattiva, legge 190/2014 (regime forfettario): https://www.normattiva.it
- ENPAP, Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi: https://www.enpap.it
- Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP): https://www.psy.it
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