Partita IVA Notaio: Requisiti, Tasse, Cassa Notariato e Fatturazione
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Chi si prepara a esercitare la professione notarile in Italia si trova davanti a una domanda pratica che nessuna laurea in giurisprudenza affronta davvero: come funziona, in concreto, la partita iva notaio? A differenza di un libero professionista qualunque, il notaio è un pubblico ufficiale nominato dallo Stato dopo un concorso, ma dal punto di vista fiscale opera con una partita IVA vera e propria, soggetta a regole precise su codice ATECO, aliquota, previdenza e fatturazione elettronica. Questa guida ripercorre l’intero percorso: dal concorso pubblico all’apertura della posizione fiscale, passando per la Cassa Nazionale del Notariato e le voci che compongono la parcella notarile, con dati aggiornati e riferimenti solo a fonti ufficiali.
Chi è il notaio e perché la partita iva notaio è un caso a parte
Il notaio riveste una doppia natura che lo distingue da avvocati, commercialisti o altri liberi professionisti: è un pubblico ufficiale delegato dallo Stato a conferire pubblica fede agli atti, ma esercita la propria attività in regime di libera professione, con partita IVA propria, uno studio autonomo e la responsabilità economica di un’impresa individuale. Questa combinazione ha conseguenze dirette sulla gestione fiscale.
Il notaio non riceve uno stipendio pubblico. Il suo reddito deriva interamente dagli onorari pagati dai clienti per la stipula di atti pubblici, autentiche, testamenti, atti societari e altre prestazioni. Proprio per questo motivo la partita iva notaio segue in larga parte le stesse regole applicate agli altri professionisti ordinistici, con alcune particolarità legate al ruolo pubblicistico della funzione: l’obbligo di riscuotere le imposte indirette per conto dello Stato, l’iscrizione a una cassa previdenziale con un meccanismo di calcolo del tutto diverso dalle altre casse professionali e un sistema di parcella che separa nettamente onorario, contributi e anticipazioni fiscali.
Come si diventa notaio: laurea, praticantato e concorso pubblico
Prima ancora di parlare di partita iva notaio, va chiarito che l’accesso alla professione non è libero. Non basta iscriversi a un albo dopo un esame di abilitazione, come avviene per avvocati o commercialisti: bisogna vincere un concorso pubblico nazionale bandito dal Ministero della Giustizia, disciplinato dalla legge 16 febbraio 1913, n. 89 e dal decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 166.
Il percorso si articola in tre fasi:
- Laurea in giurisprudenza, conseguita in Italia o titolo equipollente riconosciuto. È l’unico titolo di studio ammesso: non esistono percorsi alternativi con altre lauree.
- Pratica notarile di 18 mesi, svolta presso lo studio di un notaio, di cui almeno un anno in modo continuativo dopo la laurea. Chi proviene dalla magistratura con almeno un anno di servizio o dall’avvocatura con almeno un anno di esercizio può svolgere una pratica ridotta a 8 mesi. Il tirocinio va completato entro 30 mesi dall’iscrizione al registro dei praticanti tenuto dal Consiglio notarile distrettuale.
- Concorso pubblico nazionale, che si svolge a Roma e prevede tre prove scritte (un atto di ultima volontà e due atti tra vivi, di cui uno di diritto commerciale) e, per chi supera lo scritto, una prova orale su diritto civile e commerciale, ordinamento del notariato e imposte indirette.
Chi vince il concorso riceve dal Ministero l’assegnazione di una sede notarile e deve aprire lo studio, e quindi la propria partita iva notaio, entro il termine stabilito dal decreto di nomina. Solo a questo punto inizia, a tutti gli effetti, l’attività fiscale del notaio. Per il dettaglio dei requisiti e dei bandi in corso, la fonte di riferimento resta la pagina ufficiale del Ministero della Giustizia dedicata al notariato: giustizia.it.
Aprire la partita iva notaio: codice ATECO e primi adempimenti
Una volta ottenuta la sede, l’apertura della partita iva notaio segue la procedura ordinaria prevista per qualsiasi libero professionista: comunicazione all’Agenzia delle Entrate tramite modello AA9/12, indicazione del domicilio fiscale, scelta del regime contabile e, soprattutto, indicazione del codice attività corretto.
Il codice ATECO attribuito alla professione notarile è il 69.10.20 – Attività notarili (in alcune classificazioni riportato come “Attività degli studi notarili”), collocato all’interno della divisione 69 “Attività legali e di contabilità”, distinto dal codice 69.10.10 utilizzato invece dagli studi legali. Questa distinzione è importante: usare il codice sbagliato in fase di apertura della partita iva notaio può generare disallineamenti con l’Agenzia delle Entrate su coefficienti di redditività, aliquote agevolate e comunicazioni previdenziali. L’elenco ufficiale dei codici attività è consultabile sul portale dell’Agenzia delle Entrate: agenziaentrate.gov.it.
Contestualmente all’apertura della partita iva notaio, il professionista deve anche:
- iscriversi alla Cassa Nazionale del Notariato, obbligatoria per chiunque eserciti effettivamente la funzione;
- comunicare l’apertura dello studio al Consiglio notarile distrettuale competente;
- attivare la casella di posta elettronica certificata e i sistemi per la fatturazione elettronica;
- dotarsi dei repertori notarili previsti dalla legge notarile, sui quali si basa buona parte della contribuzione previdenziale, come si vedrà più avanti.
Regime forfettario o regime ordinario per la partita iva notaio
Uno degli aspetti che genera più incertezza riguarda il regime fiscale applicabile alla partita iva notaio: forfettario o ordinario? In teoria nulla esclude un notaio dal regime forfettario, ma nella pratica quasi nessun notaio in attività può accedervi, per un motivo semplice legato ai limiti di ricavi.
Il regime forfettario, disciplinato dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190, prevede due condizioni principali: ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro annui (con uscita immediata dal regime già in corso d’anno se si superano i 100.000 euro) e spese per lavoro dipendente o collaboratori non superiori a 20.000 euro nell’anno precedente. Il reddito medio annuo di un notaio si attesta storicamente ben oltre questa soglia, spesso attorno o oltre i 200.000 euro, per cui il regime forfettario resta accessibile, nella realtà, solo a notai neoiscritti nei primissimi mesi di attività o con sedi a bassissimo volume di atti.
| Caratteristica | Regime forfettario | Regime ordinario |
| Limite di ricavi | 85.000 euro (uscita l’anno dopo) / 100.000 euro (uscita immediata) | Nessun limite |
| Applicazione IVA | Esente, nessuna IVA in fattura | IVA al 22% sull’onorario |
| Deduzione spese reali | Non prevista, si applica un coefficiente forfettario | Prevista, spese analiticamente deducibili |
| Codice ATECO 69.10.20 | Coefficiente di redditività 78% | Non applicabile |
| Adatto a un notaio con reddito medio | Raramente, solo nei primi mesi di attività | Nella grande maggioranza dei casi |
| Fatturazione elettronica | Obbligatoria dal 2024 anche per i forfettari | Sempre obbligatoria |
Nel regime ordinario, che riguarda la quasi totalità delle partite iva notaio attive sul territorio, il professionista applica l’IVA al 22% sull’onorario, tiene la contabilità analitica, deduce le spese effettivamente sostenute (locazione dello studio, personale, software, assicurazione professionale) e versa gli acconti IRPEF secondo le regole ordinarie del lavoro autonomo. Per approfondire i requisiti aggiornati del regime agevolato, che restano comunque un utile termine di paragone anche per chi apre una partita iva notaio agli esordi, si può consultare la guida sui limiti del regime forfettario.
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La Cassa Nazionale del Notariato: la previdenza di chi ha la partita iva notaio
La previdenza è il punto in cui la partita iva notaio si allontana di più dal modello delle altre casse professionali. Avvocati, commercialisti e ingegneri versano contributi calcolati come percentuale del reddito dichiarato, con un minimo obbligatorio annuo indipendente dal fatturato. Per il notaio il meccanismo è diverso e si fonda sugli atti effettivamente stipulati, non sul reddito complessivo dichiarato in dichiarazione dei redditi.
Il sistema si articola su alcune componenti principali, tutte calcolate sull’onorario repertoriale, cioè il compenso relativo agli atti iscritti a repertorio:
| Voce | Aliquota indicativa | Beneficiario |
| Contributo Cassa Nazionale del Notariato | Variabile, tipicamente tra il 22% e il 42% dell’onorario repertoriale | Previdenza e assistenza del notaio |
| Contributo Consiglio Nazionale del Notariato | Circa il 4% dell’onorario repertoriale | Organo di rappresentanza nazionale |
| Contributo al Consiglio notarile distrettuale | Variabile per distretto | Consiglio notarile territoriale |
| Contributo fisso per atto repertoriale | Importo fisso per singolo atto | Cassa Nazionale del Notariato |
| Tassa d’archivio (legge 1158/1954) | 10% dell’onorario per atti soggetti a registrazione | Archivio notarile distrettuale |
A differenza delle altre casse, non esiste un contributo minimo annuale fisso né una scadenza unica di saldo e acconto: il versamento segue il flusso degli atti stipulati mese per mese, tramite la presentazione degli estratti repertoriali. Questo rende il sistema più flessibile nei periodi di minore attività, ma richiede al notaio, o allo studio che gestisce la sua partita iva notaio, un controllo costante e puntuale, perché omissioni o ritardi comportano sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, ricadute disciplinari.
Sul fronte fiscale, la Corte di Cassazione ha chiarito, con orientamento ormai consolidato e recepito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 66/E del 2020, che i contributi versati alla Cassa Nazionale del Notariato sono deducibili dal reddito professionale del notaio ai sensi dell’articolo 54 del TUIR, in quanto costo inerente all’attività e non semplice onere previdenziale personale.
Come funziona la fattura del notaio: onorario, anticipazioni e IVA al 22%
Capire la struttura della parcella è essenziale per chi gestisce una partita iva notaio, perché non tutte le voci sono soggette a IVA e non tutte restano nella disponibilità del professionista. La fattura del notaio si compone in genere di tre blocchi distinti:
- Onorario: il compenso per l’opera intellettuale del notaio, cioè la redazione dell’atto, la consulenza preliminare e gli adempimenti successivi. È l’unica voce su cui si applica l’IVA con l’aliquota ordinaria del 22%, ai sensi del DPR 26 ottobre 1972, n. 633.
- Contributi e tasse notarili: le quote destinate alla Cassa Nazionale del Notariato, al Consiglio Nazionale, al Consiglio distrettuale e alla tassa d’archivio, generalmente comprese nell’onorario ma esposte in modo distinto e soggette anch’esse a IVA, salvo che un contratto di conferimento incarico specifico ne ponga il costo esplicitamente a carico del cliente.
- Anticipazioni e imposte indirette: imposta di registro, imposta ipotecaria, imposta catastale, bollo e altre imposte che il notaio versa allo Stato per conto del cliente in qualità di sostituto d’imposta. Queste somme, essendo anticipazioni in nome e per conto del committente e non compensi per la prestazione professionale, restano fuori dalla base imponibile IVA ai sensi dell’articolo 15 del DPR 633/1972.
| Voce in fattura | Soggetta a IVA | Natura |
| Onorario notarile | Sì, 22% | Compenso professionale |
| Contributi cassa e consiglio notarile | Generalmente sì, salvo patto contrario | Onere professionale a carico del notaio |
| Imposta di registro, ipotecaria, catastale | No | Anticipazione per conto del cliente |
| Bolli e diritti di segreteria | No | Anticipazione per conto del cliente |
Questa separazione spiega perché, guardando un preventivo notarile, l’importo totale sia spesso molto più alto della sola parcella del professionista: la maggior parte della cifra finale rappresenta imposte che il notaio si limita a incassare e riversare all’Erario, non un guadagno per lo studio. Chi gestisce la contabilità di una partita iva notaio deve quindi tenere una netta distinzione tra ricavi effettivi e somme di terzi transitate sul conto dello studio, anche ai fini della corretta determinazione del volume d’affari IVA e del reddito professionale.
Fatturazione elettronica per la partita iva notaio
Come per la generalità dei liberi professionisti italiani, anche la partita iva notaio è soggetta all’obbligo di fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio, esteso ormai anche ai soggetti che in passato ne erano esclusi, come i contribuenti in regime forfettario di piccole dimensioni. Le fatture del notaio, data la loro complessità (onorario, contributi, anticipazioni), richiedono un’attenzione particolare nella compilazione dei codici natura IVA relativi alle voci escluse dalla base imponibile, in particolare per le somme anticipate ai sensi dell’articolo 15 del DPR 633/1972.
Nella prassi, molti studi notarili gestiscono direttamente il software di fatturazione elettronica oppure si appoggiano a un commercialista specializzato in contabilità per professionisti ordinistici, proprio per la delicatezza del trattamento fiscale delle anticipazioni e per il volume elevato di atti mensili da fatturare correttamente.
Quanto guadagna un notaio e quanto costa gestire la partita iva notaio
Il reddito di un notaio dipende in larga misura dalla sede assegnata al termine del concorso: le sedi nei grandi centri urbani, dove il mercato immobiliare e societario è più attivo, generano volumi di atti nettamente superiori rispetto alle sedi in piccoli comuni. Le stime di settore indicano un reddito medio annuo che si aggira, su base nazionale, attorno ai 200.000 euro, con oscillazioni molto ampie tra le diverse sedi.
Sul fronte dei costi, chi apre una partita iva notaio deve considerare, oltre ai contributi previdenziali già descritti:
- le spese di gestione dello studio (locazione, personale di segreteria, software gestionale e di conservazione digitale degli atti);
- l’assicurazione professionale obbligatoria per responsabilità civile;
- i costi di conservazione degli atti a norma di legge, particolarmente rilevanti dato l’obbligo di conservazione a tempo indeterminato dei repertori notarili;
- l’imposta sul reddito IRPEF calcolata secondo gli scaglioni ordinari, trattandosi quasi sempre di redditi superiori alla soglia di accesso al regime forfettario;
- l’IRAP, dovuta in presenza di un’organizzazione autonoma di mezzi e persone, condizione che ricorre nella quasi totalità degli studi notarili strutturati.
Obblighi fiscali e scadenze della partita iva notaio
Una volta operativa, la partita iva notaio è soggetta agli stessi adempimenti periodici previsti per qualunque professionista in regime ordinario: liquidazioni IVA periodiche, versamento degli acconti e saldi IRPEF, dichiarazione IVA annuale, dichiarazione dei redditi tramite il quadro RE per il lavoro autonomo e, se dovuta, dichiarazione IRAP. A questi si aggiungono gli adempimenti specifici verso la Cassa Nazionale del Notariato, scanditi dalla presentazione periodica degli estratti repertoriali piuttosto che da scadenze fisse uguali per tutti.
La particolarità principale, rispetto ad altre professioni, resta l’assenza di un contributo previdenziale minimo fisso e di una data unica di versamento: il notaio versa alla cassa in proporzione diretta agli atti effettivamente stipulati, un meccanismo che rende ancora più importante una tenuta contabile puntuale e aggiornata mese per mese, anche per evitare sanzioni da ritardato versamento.
Errori più comuni da evitare con la partita iva notaio
Nella gestione quotidiana della partita iva notaio, alcuni errori ricorrono con una certa frequenza, soprattutto nei primi anni di attività o negli studi che gestiscono in autonomia la contabilità senza il supporto di un commercialista specializzato:
- confondere il codice ATECO 69.10.20, proprio dell’attività notarile, con il 69.10.10 riservato agli studi legali, con effetti su coefficienti e comunicazioni previdenziali;
- includere nella base imponibile IVA somme che dovrebbero restare escluse in quanto anticipazioni per conto del cliente, gonfiando artificialmente il volume d’affari;
- trascurare la corretta esposizione analitica dei contributi cassa in fattura, condizione necessaria perché possano beneficiare del trattamento fiscale più favorevole riconosciuto dalla prassi;
- sottovalutare l’impatto dell’IRAP quando lo studio ha una struttura organizzativa autonoma con personale dipendente e beni strumentali significativi;
- rimandare la verifica periodica dei versamenti alla Cassa Nazionale del Notariato, che, non avendo scadenze fisse uguali per tutti, richiede un controllo più attento rispetto alle casse con acconto e saldo annuale.
Domande frequenti sulla partita iva notaio
Qual è il codice ATECO corretto da usare per aprire la partita iva notaio?
Il codice ATECO corretto per l’attività notarile è il 69.10.20, denominato “Attività notarili” o, in alcune classificazioni, “Attività degli studi notarili”. È distinto dal codice 69.10.10 utilizzato dagli studi legali e va indicato in fase di apertura della posizione presso l’Agenzia delle Entrate.
Un notaio può aprire la partita iva in regime forfettario?
In linea teorica sì, se rispetta i limiti di ricavi previsti dalla legge 190/2014, oggi fissati a 85.000 euro per la permanenza nel regime e 100.000 euro come soglia di uscita immediata. Nella pratica, considerato il reddito medio della professione notarile, il regime forfettario risulta accessibile solo a chi ha appena avviato l’attività o gestisce una sede con volumi molto contenuti.
Quale aliquota IVA si applica sulla parcella del notaio?
L’aliquota IVA applicata all’onorario notarile è quella ordinaria del 22%, prevista dal DPR 633/1972. Le imposte indirette anticipate dal notaio per conto del cliente, come imposta di registro, ipotecaria e catastale, restano invece escluse dalla base imponibile IVA.
Come funziona la previdenza per chi ha una partita iva notaio?
La previdenza del notaio fa capo alla Cassa Nazionale del Notariato, alimentata principalmente da un contributo calcolato sugli onorari repertoriali degli atti effettivamente stipulati, senza un importo minimo fisso annuale come avviene invece per altre casse professionali. Il versamento segue il flusso degli atti e non una scadenza unica uguale per tutti.
È obbligatoria la fatturazione elettronica per la partita iva notaio?
Sì, la fatturazione elettronica tramite Sistema di Interscambio è obbligatoria per la generalità dei professionisti italiani, inclusi i notai, indipendentemente dal regime fiscale adottato.
Come si diventa notaio prima di poter aprire la partita iva notaio?
Occorre conseguire la laurea in giurisprudenza, completare un periodo di pratica notarile di 18 mesi presso uno studio notarile (ridotto a 8 mesi per magistrati e avvocati con determinati requisiti) e superare un concorso pubblico nazionale bandito dal Ministero della Giustizia. Solo dopo l’assegnazione della sede è possibile aprire lo studio e la relativa partita iva notaio.
I contributi versati alla Cassa Nazionale del Notariato sono deducibili?
Sì. Sulla base della risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 66/E del 2020, che recepisce l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, i contributi obbligatori versati alla Cassa Nazionale del Notariato sono deducibili dal reddito di lavoro autonomo del notaio ai sensi dell’articolo 54 del TUIR.
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Conclusioni
La partita iva notaio unisce due mondi che normalmente restano separati: la funzione di pubblico ufficiale, con tutto il rigore che ne deriva in termini di responsabilità e controlli, e la gestione fiscale tipica del libero professionista, con le sue scadenze, il suo codice ATECO e la sua contabilità IVA. Chi si avvicina a questa professione, sia in fase di preparazione al concorso sia una volta ottenuta la sede, trae beneficio da una comprensione chiara di come si articola la parcella tra onorario, contributi e anticipazioni fiscali, di come funziona la Cassa Nazionale del Notariato rispetto alle altre casse professionali e di quali adempimenti scandiscono la vita fiscale dello studio.
Le regole di base restano quelle applicate a qualunque partita IVA italiana, ma la specificità della funzione notarile impone un livello di attenzione superiore, soprattutto sul trattamento IVA delle somme anticipate e sulla tenuta puntuale dei repertori ai fini previdenziali.
Fonti ufficiali consultate
- Ministero della Giustizia, sezione dedicata al notariato: giustizia.it
- Agenzia delle Entrate, codici attività ATECO: agenziaentrate.gov.it
- Normattiva, legge 16 febbraio 1913, n. 89 (legge notarile): normattiva.it
- Normattiva, decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 166: normattiva.it
- Normattiva, DPR 26 ottobre 1972, n. 633: normattiva.it
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