Quanti Codici Attività Posso Avere con la Partita IVA?
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Risposta rapida: Non esiste un limite massimo al numero di codici attività (codici ATECO) che puoi associare a una singola partita IVA. Puoi averne quanti ne servono per descrivere le attività che svolgi concretamente. Tuttavia, avere molti codici comporta implicazioni fiscali, previdenziali e contabili che è fondamentale conoscere prima di agire.
1. Cosa Sono i Codici Attività (ATECO) {#cosa-sono}
Prima di rispondere alla domanda centrale — quanti codici attività posso avere — è utile capire esattamente di cosa si tratta.
I codici ATECO (Attività ECOnomiche) sono classificazioni alfanumeriche standardizzate che identificano le attività economiche svolte da imprese e professionisti in Italia. Sono definiti dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) e vengono utilizzati sia a fini statistici sia a fini fiscali e amministrativi, in particolar modo nelle comunicazioni con l’Agenzia delle Entrate.
Struttura di un Codice ATECO
Ogni codice ATECO è composto da:
| Componente | Descrizione | Esempio |
| Lettera | Sezione / macrosettore economico | Q = Sanità e assistenza sociale |
| 2 cifre | Divisione (categoria più ampia) | 86 = Assistenza sanitaria |
| Punto + 1 cifra | Gruppo | 86.9 = Altre attività sanitarie |
| 2 cifre | Classe | 86.90 |
| Punto + 2 cifre | Categoria specifica | 86.90.30 = Attività degli psicologi |
Più il codice è lungo e dettagliato, più è specifica la categoria di attività che descrive. Ad esempio, il codice Q 86.90.30 identifica esattamente l’attività degli psicologi, mentre Q 86 copre l’intera assistenza sanitaria.
A Cosa Serve il Codice ATECO
Il codice attività non è un semplice dato burocratico. Determina:
- la cassa previdenziale di riferimento per il versamento dei contributi
- il coefficiente di redditività per il calcolo del reddito imponibile in regime forfettario
- le eventuali autorizzazioni o licenze necessarie per esercitare quella professione
- l’applicazione di regimi IVA speciali (ad esempio per attività soggette a ventilazione o ad altre normative particolari)
- l’inquadramento per i bandi e contributi pubblici (spesso riservati a specifici codici ATECO)
Per approfondire il ruolo del codice ATECO nella gestione della partita IVA, leggi la nostra guida: Codice ATECO e Partita IVA: tutto quello che devi sapere.
2. Quanti Codici Attività Posso Avere? La Risposta Definitiva {#quanti-codici}
La domanda “quanti codici attività posso avere” è una delle più frequenti tra chi apre o gestisce una partita IVA, specialmente in un’epoca in cui molti professionisti e imprenditori svolgono attività diverse e complementari.
La risposta ufficiale è chiara: non esiste un limite massimo.
La normativa italiana — e in particolare l’art. 35 del DPR n. 633/1972 — consente a ogni titolare di partita IVA di associare alla propria posizione fiscale tutti i codici ATECO corrispondenti alle attività economiche che effettivamente svolge. Non si pone alcun limite numerico.
💡 Esempio pratico: Un designer grafico freelance (74.10.21) che gestisce anche un canale YouTube monetizzato (59.12.09) e vende prodotti digitali online (47.91.10) può indicare tutti e tre i codici sulla stessa partita IVA, senza aprire posizioni fiscali separate.
Chiedersi quanti codici attività posso avere è quindi la domanda giusta, ma la risposta più importante non riguarda il numero in sé: riguarda le conseguenze pratiche di ogni codice aggiunto, che variano in base al regime fiscale adottato, alla tipologia di attività e agli obblighi previdenziali che ne derivano.
Perché non Conviene Sempre Moltiplicare i Codici Attività
Pur non esistendo limiti numerici formali, è buona prassi limitare i codici attività al minimo necessario per descrivere correttamente le proprie attività. Aggiungere codici ATECO non necessari o non corrispondenti ad attività realmente svolte può:
- complicare la contabilità (specialmente in regime ordinario, dove può essere necessaria la separazione dei conti per ciascuna attività)
- generare obblighi previdenziali aggiuntivi (in alcuni casi, certi codici richiedono iscrizioni separate)
- aumentare il rischio di accertamenti fiscali se i ricavi dichiarati non corrispondono ai codici indicati
- creare problemi in caso di richiesta di agevolazioni riservate a specifici settori
La regola d’oro è: inserisci tutti i codici che ti servono, ma solo quelli che corrispondono ad attività che svolgi concretamente e abitualmente.
3. Codice Attività Principale vs. Codici Secondari {#principale-vs-secondari}
Quando si associano più codici ATECO a una partita IVA, bisogna distinguere tra codice principale e codici secondari (o accessori).
Il Codice Attività Principale
Il codice principale è quello che corrisponde all’attività da cui si prevede di ricavare il maggior fatturato. Non è necessariamente legato al numero di ore lavorate, ma al volume d’affari atteso. Questo codice ha un ruolo determinante perché:
- stabilisce l’iscrizione alla cassa previdenziale di riferimento
- orienta la classificazione dell’impresa o del professionista per fini statistici e amministrativi
- incide sulla scelta del regime contabile più conveniente
In caso di cambiamento nel mix di attività, è possibile — e a volte necessario — modificare il codice principale comunicandolo all’Agenzia delle Entrate.
I Codici Attività Secondari
I codici secondari descrivono le attività complementari o accessorie svolte. Anche se “secondari”, sono pienamente validi ai fini fiscali e devono corrispondere ad attività reali.
| Aspetto | Codice Principale | Codici Secondari |
| Fatturato atteso | Il più elevato | Minore |
| Cassa previdenziale | Determina l’iscrizione | Non determina iscrizioni aggiuntive (di norma) |
| Coefficiente di redditività (forfettario) | Applicato alla quota di ricavi pertinente | Applicato alla quota pertinente |
| Numero massimo | 1 | Illimitati |
| Obblighi dichiarativi | Sempre indicato | Indicato se genera ricavi |
4. Come Aggiungere un Codice Attività alla Partita IVA {#come-aggiungere}
Se ti chiedi quanti codici attività posso avere è probabile che tu stia già pensando di aggiungerne uno nuovo. Ecco il procedimento corretto.
In Fase di Apertura della Partita IVA
Al momento dell’apertura, puoi già indicare più codici ATECO compilando il Modello AA9/12 (per persone fisiche: lavoratori autonomi e imprenditori individuali) o il Modello AA7/10 (per soggetti diversi dalle persone fisiche: società, enti, ecc.).
Entrambi i modelli sono disponibili gratuitamente sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.
Il modello va presentato entro 30 giorni dall’inizio dell’attività e può essere trasmesso:
- online tramite il servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate (area riservata con SPID, CIE o CNS)
- presso un qualsiasi sportello dell’Agenzia delle Entrate
- tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF, ecc.)
Se Hai Già una Partita IVA Attiva
Se vuoi aggiungere uno o più codici attività a una partita IVA già aperta, utilizzi lo stesso Modello AA9/12 (o AA7/10), compilando la sezione dedicata alla variazione dei dati. La procedura è identica, e il termine è sempre 30 giorni dall’inizio dell’attività aggiuntiva.
Adempimenti Aggiuntivi per Alcune Attività
Per alcune categorie di attività, l’aggiunta di un nuovo codice ATECO richiede ulteriori passaggi amministrativi:
- Iscrizione al Registro delle Imprese (presso la Camera di Commercio): obbligatoria per attività d’impresa, artigianali o commerciali
- SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività): da presentare al proprio Comune entro 30 giorni, per le attività che la richiedono (es. attività commerciali al dettaglio, somministrazione di alimenti e bevande, ecc.)
- Licenze e autorizzazioni specifiche: alcune professioni regolamentate richiedono iscrizioni ad albi o il possesso di requisiti particolari
⚠️ Attenzione: La comunicazione all’Agenzia delle Entrate è obbligatoria indipendentemente dagli altri adempimenti. Non basta iscriversi al Registro delle Imprese o presentare la SCIA per soddisfare gli obblighi fiscali.
Verifica dei Codici Associati alla Tua Posizione
Puoi verificare in qualsiasi momento i codici ATECO associati alla tua partita IVA — sia quello principale sia quelli secondari — accedendo alla tua area personale sul sito dell’Agenzia delle Entrate con le credenziali SPID, CIE o CNS.
5. ATECO 2025: La Nuova Classificazione in Vigore {#ateco-2025}
Chi si chiede quanti codici attività posso avere nel contesto attuale deve tenere presente un aggiornamento importante: dall’1° gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, che ha sostituito la precedente versione ATECO 2007 – Aggiornamento 2022.
Cosa Cambia con ATECO 2025
La nuova classificazione, sviluppata dall’ISTAT in conformità al Regolamento delegato UE 2023/137, introduce:
- una revisione della struttura di numerose sezioni e categorie
- nuovi codici per attività non adeguatamente coperte dalla versione precedente (ad esempio, distinzioni più precise nel settore immobiliare, digitale e dell’economia della condivisione)
- una rinumerazione di molti codici esistenti, con nuove denominazioni più accurate
La classificazione è disponibile sul sito ufficiale ISTAT – Classificazione delle attività economiche ATECO.
Obblighi per i Titolari di Partita IVA già Attivi
L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 24 dell’8 aprile 2025, ha chiarito che:
- l’adozione dei nuovi codici ATECO 2025 non comporta l’obbligo di presentare immediatamente una dichiarazione di variazione dei dati ai sensi degli artt. 35 e 35-ter del DPR 633/1972
- tuttavia, in occasione della prima dichiarazione di variazione presentata per altri motivi, il contribuente deve aggiornare i codici alla nuova classificazione
- a partire dall’1° aprile 2025, tutti gli atti e le dichiarazioni presentati all’Agenzia delle Entrate devono utilizzare i nuovi codici ATECO 2025
Rettifica del Codice ATECO 2025
In alcuni casi, la conversione automatica dei vecchi codici in nuovi codici ha generato corrispondenze multiple (un vecchio codice che corrisponde a più codici nuovi). In queste situazioni, le imprese iscritte al Registro delle Imprese hanno avuto la possibilità di scegliere il codice ATECO 2025 più adeguato tramite il servizio di rettifica online.
| Situazione | Azione richiesta |
| Il vecchio codice corrisponde a un solo codice ATECO 2025 | Nessuna azione immediata necessaria |
| Il vecchio codice corrisponde a più codici ATECO 2025 | Valutare la rettifica tramite il portale del Registro Imprese |
| Si apre una nuova partita IVA | Usare direttamente i codici ATECO 2025 |
| Si presenta variazione per altri motivi | Aggiornare i codici alla classificazione ATECO 2025 |
6. Più Codici Attività in Regime Forfettario: Regole e Calcoli {#regime-forfettario}
La questione di quanti codici attività posso avere diventa particolarmente delicata se sei in regime forfettario, perché le implicazioni fiscali sono concrete e richiedono attenzione.
Per una guida completa all’apertura in regime forfettario, consulta: Aprire Partita IVA in Regime Forfettario: Guida Definitiva.
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Limite di Fatturato: È Unico per Tutte le Attività
In regime forfettario, il limite annuo di ricavi/compensi è pari a 85.000 euro e si applica in modo cumulativo a tutte le attività svolte. Non esiste un limite separato per ciascun codice ATECO.
❌ Errore comune: Pensare di avere 85.000 euro di limite per ciascun codice ATECO. Non è così. Il limite è unico e comprende tutti i ricavi percepiti nell’anno da qualsiasi attività.
Se il totale dei ricavi di tutte le attività supera 85.000 euro, si esce dal regime forfettario dall’anno successivo.
Coefficienti di Redditività Diversi per Codici Diversi
Ogni codice ATECO ha un coefficiente di redditività specifico (espresso in percentuale), che viene applicato ai ricavi per determinare il reddito imponibile su cui si calcolano le imposte.
Se hai più codici ATECO appartenenti a settori diversi (e quindi con coefficienti diversi), dovrai:
- separare i ricavi per codice ATECO
- applicare il coefficiente corrispondente a ciascuna quota di ricavi
- sommare i redditi imponibili così ottenuti per calcolare l’imposta sostitutiva complessiva
Se invece i codici appartengono allo stesso settore (e quindi hanno lo stesso coefficiente), puoi sommare direttamente tutti i ricavi e applicare una sola volta il coefficiente.
Esempio Numerico con Due Codici di Settori Diversi
Supponiamo che un professionista svolga due attività con la stessa partita IVA forfettaria:
| Attività | Codice ATECO | Fatturato annuo | Coefficiente di redditività | Reddito imponibile |
| Consulenza informatica | 62.02.00 | €18.000 | 67% | €12.060 |
| Attività di formazione privata | 85.59.20 | €22.000 | 78% | €17.160 |
| Totale | — | €40.000 | — | €29.220 |
Il reddito imponibile totale è €29.220, su cui si applica l’imposta sostitutiva (5% per i primi 5 anni di attività, 15% dal sesto anno in poi). Il limite di €85.000 viene verificato sul fatturato totale (€40.000 in questo esempio).
Per il calcolo dettagliato delle tasse, consulta la nostra guida: Calcolo Tasse Regime Forfettario per Partita IVA.
Più Codici Forfettario: Stesse Regole, Zero Discriminazioni
Una precisazione importante: avere più codici ATECO in regime forfettario non crea di per sé svantaggi fiscali insormontabili. La gestione è solo un po’ più articolata dal punto di vista contabile. Il regime forfettario continua a essere il regime più semplice e agevolato per chi ha ricavi contenuti, anche con più attività.
Puoi approfondire le tasse complessive della partita IVA anche nella nostra guida: Tasse Partita IVA: Tutto su Forfettario, INPS e ATECO.
7. Separazione delle Attività ai Fini IVA (Art. 36 DPR 633/1972) {#separazione-attivita}
Capire quanti codici attività posso avere porta inevitabilmente a un argomento più avanzato: la separazione delle attività ai fini IVA, disciplinata dall’art. 36 del DPR 633/1972.
Il Principio Generale: Unitarietà
La regola di base, stabilita dall’art. 36, comma 1, del DPR 633/1972, è che l’IVA si applica in modo unitario e cumulativo per tutte le attività svolte da uno stesso soggetto. Questo significa: un unico volume d’affari, un’unica partita IVA, un’unica contabilità IVA.
La separazione è l’eccezione, non la norma.
Separazione Obbligatoria
Ci sono casi in cui la separazione delle attività è imposta per legge:
- Esercizio contemporaneo di un’attività d’impresa e di un’arte o professione (art. 36, comma 2): se si è allo stesso tempo imprenditori e lavoratori autonomi, la legge impone la tenuta di contabilità separate per le due categorie di reddito
- Attività ordinarie accanto ad attività soggette a regimi IVA speciali: ad esempio, chi gestisce un esercizio commerciale con annessa sala giochi è obbligato a separare le due attività perché quella di intrattenimento è soggetta al regime speciale dell’art. 74 DPR 633/1972
Separazione Facoltativa
La separazione è facoltativa quando si esercitano più attività distinte e obiettivamente autonome, riconoscibili da distinti codici ATECO (come confermato dalla Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 184/E/2008).
Questa opzione è particolarmente conveniente quando:
- si svolgono sia attività imponibili IVA sia attività esenti da IVA (es. servizi finanziari, locazioni abitative)
- la coesistenza delle due tipologie causerebbe un pro-rata di detrazione IVA penalizzante
- separando le attività, l’IVA sugli acquisti riferibili all’attività imponibile può essere detratta integralmente
| Tipo di separazione | Condizione | Effetto principale |
| Obbligatoria | Attività d’impresa + arte/professione; attività ordinaria + regime speciale | Contabilità IVA separata imposta dalla legge |
| Facoltativa | Più attività con codici ATECO distinti e obiettivamente autonomi | Scelta strategica per ottimizzare la detrazione IVA |
| Non ammessa | Stessa attività con diverso trattamento IVA (solo imponibile vs. esente) | Tentativo arbitrario di gestire il pro-rata |
L’opzione per la separazione facoltativa si manifesta tramite comportamento concludente e va comunicata:
- in sede di dichiarazione di inizio attività (Modello AA7/AA9), oppure
- nel Quadro VO della dichiarazione IVA annuale
8. Implicazioni Previdenziali con Più Codici Attività {#previdenza}
Quando si valuta quanti codici attività posso avere, non si può prescindere dal tema dei contributi previdenziali. Anche qui, la normativa prevede regole precise.
La Regola Generale: Una Sola Cassa Previdenziale
Il principio generale è che, anche in presenza di più codici ATECO, i contributi vengono versati a una sola cassa previdenziale: quella corrispondente al codice ATECO prevalente (l’attività da cui si prevede il fatturato maggiore).
Questo evita il rischio di doppie contribuzioni — una preoccupazione frequente tra chi svolge più attività.
Le Eccezioni: Quando Si Pagano Contributi a Più Enti
Ci sono, tuttavia, situazioni in cui la doppia contribuzione è inevitabile:
- Attività artigianale o commerciale + libera professione in Gestione Separata INPS: se si svolge un’attività d’impresa (artigiana o commerciale) che richiede l’iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, e contemporaneamente una libera professione senza cassa di categoria (soggetta alla Gestione Separata INPS), si versano contributi ad entrambe le gestioni
- Libera professione ordinistica + altra attività: alcune professioni regolamentate (avvocati, medici, ingegneri, ecc.) hanno casse previdenziali private obbligatorie. Se a esse si aggiunge un’attività d’impresa, occorre valutare attentamente gli obblighi contributivi
- Dipendente + partita IVA: chi è già lavoratore dipendente e apre una partita IVA con un’attività che richiede iscrizione alla Gestione Separata INPS dovrà versare contributi sia come dipendente sia come autonomo, ma con aliquote ridotte in alcuni casi
Tabella Riepilogativa: Cassa Previdenziale e Più Codici ATECO
| Combinazione di attività | Cassa/Gestione previdenziale |
| Solo lavoro autonomo (no albo) | Gestione Separata INPS |
| Solo attività commerciale/artigianale | Gestione Artigiani e Commercianti INPS |
| Lavoro autonomo + commerciale/artigianale | Entrambe le gestioni INPS |
| Professionista iscritto ad albo (es. avvocato) | Cassa privata di categoria |
| Professionista iscritto ad albo + attività d’impresa | Cassa privata + eventuale Gestione Commercianti |
| Dipendente + attività autonoma (Gest. Separata) | INPS dipendente + Gestione Separata ridotta |
⚠️ Consiglio: Prima di aggiungere un codice ATECO che corrisponde a una categoria diversa rispetto a quella del codice principale, verifica sempre con un commercialista le implicazioni previdenziali. I contributi INPS possono rappresentare una spesa significativa, specialmente per i profili artigiani e commercianti che prevedono contributi fissi annui indipendentemente dal reddito.
9. Costi e Adempimenti per Aggiungere un Codice ATECO {#costi}
Una delle buone notizie per chi si chiede quanti codici attività posso avere è che l’aggiunta di un codice ATECO alla partita IVA è, nella maggior parte dei casi, gratuita o quasi gratuita.
Costi Diretti
| Adempimento | Costo |
| Trasmissione del Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate | €0 (gratuito) |
| Iscrizione o modifica al Registro delle Imprese (se necessaria) | ~€36 (diritti di segreteria + marca da bollo) |
| SCIA al Comune (se necessaria) | Variabile (spesso gratuita o a costi minimi) |
| Eventuale consulenza con un commercialista | Variabile (dipende dal professionista) |
Costi Indiretti
Oltre ai costi diretti, è importante considerare i costi indiretti:
- Maggiore complessità contabile: più codici ATECO possono richiedere una gestione contabile più articolata, con aumento del costo del commercialista
- Contributi previdenziali aggiuntivi: in caso di iscrizione a una seconda gestione previdenziale
- Maggiori adempimenti dichiarativi: nella dichiarazione dei redditi, specialmente in regime ordinario, occorre riportare separatamente i redditi di ciascuna attività
10. Errori da Evitare con Più Codici Attività {#errori}
Dopo aver chiarito quanti codici attività posso avere, è utile segnalare gli errori più frequenti che si commettono nella gestione di più codici ATECO.
Errore 1: Inserire Codici ATECO Non Corrispondenti ad Attività Reali
Alcuni contribuenti tendono ad aggiungere codici ATECO “per precauzione”, anche per attività che non svolgono concretamente. Questo approccio è sconsigliato perché:
- potrebbe attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate in caso di accertamenti
- potrebbe generare obblighi previdenziali non necessari
- può creare confusione in fase di dichiarazione dei redditi
Errore 2: Non Aggiornare il Codice Principale al Variare del Fatturato
Se le proporzioni del fatturato tra le diverse attività cambiano nel tempo, è necessario aggiornare il codice ATECO principale, comunicando la variazione all’Agenzia delle Entrate.
Errore 3: Non Separare i Ricavi per Codice in Regime Forfettario
In presenza di codici ATECO con coefficienti di redditività diversi, è obbligatorio separare i ricavi per ciascun codice. Non farlo porta a un calcolo errato del reddito imponibile e delle imposte.
Errore 4: Credere di Avere Limiti di Fatturato Separati per Ogni Codice
Come già spiegato, in regime forfettario il limite di €85.000 è unico per tutte le attività. Confondere questo aspetto può portare a non accorgersi del superamento della soglia in tempo.
Errore 5: Non Comunicare il Nuovo Codice ATECO Entro 30 Giorni
La comunicazione della nuova attività all’Agenzia delle Entrate deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Il mancato rispetto del termine espone a sanzioni amministrative.
Errore 6: Trascurare gli Adempimenti per Specifiche Categorie Merceologiche
Alcune attività richiedono autorizzazioni, licenze o iscrizioni specifiche (SCIA, Camera di Commercio, albi professionali). Aggiungere il codice ATECO non sostituisce questi adempimenti; li affianca.
11. Tabella Riepilogativa: Casi Pratici Frequenti {#tabella-casi}
Per rispondere concretamente a quanti codici attività posso avere in diversi scenari, ecco una tabella con i casi più comuni:
| Scenario | Codici ATECO necessari | Note principali |
| Libero professionista con una sola attività | 1 | Situazione standard |
| Professionista che fa anche consulenza | 2 | Verificare se i codici hanno stesso coefficiente di redditività |
| E-commerce + attività professionale | 2 | Possibile separazione obbligatoria se un’attività è d’impresa |
| Youtuber + idraulico | 2 | Attività completamente diverse, codici diversi, stessa partita IVA |
| Ristorante + catering | 2 | Stessa sezione ATECO, coefficienti spesso identici |
| Artigiano + vendita prodotti propri | 2 | Valutare iscrizione Camera di Commercio per attività commerciale |
| Web designer + e-commerce di grafiche | 2 | Attività complementare, entrambi i codici necessari |
| Psicologo + attività formativa | 2 | Verificare esenzione IVA per ciascuna attività |
| Affittacamere + guida turistica | 2 | Con ATECO 2025, nuove distinzioni nel settore immobiliare |
| Agricoltore + agriturismo | 2+ | Regime speciale agricoltura (art. 34 DPR 633/1972) |
FAQ: Domande Frequenti sui Codici Attività {#faq}
Quanti codici attività posso avere con una sola partita IVA?
Non esiste un limite numerico stabilito dalla legge. Puoi avere quanti codici ATECO corrispondono alle attività economiche che svolgi effettivamente. In pratica, è consigliabile limitarsi ai codici strettamente necessari per evitare complicazioni contabili, previdenziali e fiscali non necessarie.
È possibile avere due partite IVA per due attività diverse?
No. In Italia la partita IVA è univoca per ciascun soggetto: una persona fisica può avere una sola partita IVA, indipendentemente dal numero di attività svolte. Per gestire più attività si aggiungono più codici ATECO alla stessa partita IVA. L’unica eccezione riguarda il caso in cui una persona fisica eserciti un’attività come persona fisica (ditta individuale o lavoro autonomo) e detenga anche una quota in una società di capitali: in quel caso, la società ha una propria partita IVA distinta.
Posso aggiungere un codice ATECO da solo, senza un commercialista?
Sì. La comunicazione del nuovo codice ATECO all’Agenzia delle Entrate tramite il Modello AA9/12 può essere effettuata autonomamente, accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS. Tuttavia, prima di aggiungere un codice è sempre consigliabile valutare con un esperto le implicazioni fiscali e previdenziali, specialmente se si è in regime forfettario o se il nuovo codice appartiene a una categoria molto diversa dall’attività principale.
Aggiungere un nuovo codice ATECO fa perdere il regime forfettario?
No, l’aggiunta di un codice ATECO non fa automaticamente perdere il regime forfettario. Tuttavia, possono farlo indirettamente se:
- il fatturato complessivo (sommando tutte le attività) supera la soglia di €85.000 nell’anno solare
- il nuovo codice corrisponde a un’attività svolta prevalentemente per un datore di lavoro con cui si ha o si aveva un rapporto di lavoro dipendente (causa ostativa al regime forfettario)
- si verificano altre cause ostative previste dalla normativa vigente
Come si calcola il reddito imponibile in regime forfettario con più codici ATECO di settori diversi?
Il calcolo avviene in due fasi: prima si separano i ricavi attribuibili a ciascun codice ATECO, poi si applica a ciascuna quota il coefficiente di redditività specifico di quel codice. I redditi imponibili così ottenuti vengono sommati per ottenere il reddito imponibile complessivo, su cui si calcola l’imposta sostitutiva.
Esempio: €10.000 con codice ATECO al 67% di redditività = €6.700 di reddito imponibile; €15.000 con codice ATECO al 86% = €12.900. Reddito imponibile totale: €6.700 + €12.900 = €19.600.
Devo tenere registri separati per ogni codice ATECO?
In regime forfettario no: la contabilità è semplificata e non richiede registri IVA separati. In regime ordinario, la regola generale è la tenuta unitaria dei registri, salvo i casi di separazione obbligatoria (art. 36, comma 2, DPR 633/1972) o di separazione facoltativa esercitata dal contribuente. I registri separati sono obbligatori in caso di esercizio contemporaneo di attività d’impresa e arte/professione.
Come si sceglie il codice ATECO principale quando si hanno più codici?
Il codice principale deve corrispondere all’attività da cui si prevede di ricavare il maggior fatturato nell’anno fiscale. Non è legato al numero di ore lavorate, alla “importanza” percepita dell’attività o ad altri criteri soggettivi. Se nel corso del tempo il mix dei ricavi cambia significativamente, è corretto e opportuno aggiornare il codice principale comunicando la variazione all’Agenzia delle Entrate.
Cosa succede se il codice ATECO indicato non corrisponde all’attività svolta effettivamente?
Indicare un codice ATECO non corrispondente all’attività svolta può avere conseguenze negative in caso di accertamento fiscale. Oltre al rischio di contestazioni sull’effettiva natura dell’attività, può portare all’applicazione di coefficienti di redditività errati (in regime forfettario), all’iscrizione a casse previdenziali inadeguate e alla difficoltà di accedere ad agevolazioni o contributi riservati a specifici settori. Il codice ATECO deve sempre riflettere fedelmente l’attività economica concretamente esercitata.
Quanti codici attività posso avere in regime forfettario senza problemi?
Non esiste un numero “sicuro” predefinito. In regime forfettario, avere 2-3 codici ATECO è gestibile senza problemi, a patto che i ricavi siano separati correttamente e il totale rimanga entro il limite di €85.000. L’importante è che ogni codice corrisponda a un’attività reale, che i ricavi siano correttamente attribuiti e che le eventuali differenze nei coefficienti di redditività siano gestite in dichiarazione.
È necessario aprire una nuova partita IVA se cambio completamente attività?
No. Se smetti di svolgere un’attività e ne inizii un’altra, puoi semplicemente modificare il codice ATECO comunicando la variazione all’Agenzia delle Entrate tramite il Modello AA9/12. Non è necessario né chiudere e riaprire la partita IVA, né aprire una nuova posizione fiscale. La partita IVA rimane la stessa; cambiano solo le attività associate.
Cosa si intende per “attività accessoria” ai fini ATECO e come viene trattata fiscalmente?
Un’attività è considerata accessoria quando è strettamente funzionale e strumentale all’attività principale, e non rappresenta un’attività economica autonoma. Dal punto di vista fiscale, i ricavi dell’attività accessoria si sommano a quelli dell’attività principale senza necessità di un codice ATECO separato, purché l’accessorietà sia evidente e documentabile. Se invece l’attività supplementare ha carattere autonomo e continuativo, è necessario un codice ATECO specifico.
Come verifico se due codici ATECO appartengono allo stesso settore ai fini del regime forfettario?
I settori rilevanti ai fini del regime forfettario sono definiti dalla Tabella allegata alla Legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) e successive modificazioni. Ogni settore (che raggruppa più codici ATECO simili) ha un coefficiente di redditività specifico. Due codici appartengono allo stesso settore se sono inseriti nella stessa riga/gruppo della tabella di riferimento. In caso di dubbio, è sempre opportuno verificare con un commercialista o consultare i documenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.
Conclusioni {#conclusioni}
Riepilogando tutto quanto esposto, la risposta alla domanda “quanti codici attività posso avere” è: tanti quanti ne servono, senza limiti numerici formali imposti dalla legge.
La libertà di associare più codici ATECO a una sola partita IVA riflette la realtà moderna del lavoro autonomo, dove imprenditori e professionisti svolgono spesso più attività complementari o del tutto diverse. Questa flessibilità è un punto di forza del sistema fiscale italiano, spesso sottovalutato.
Detto questo, è fondamentale tenere a mente i principi chiave che reggono la gestione di più codici attività:
1. Ogni codice deve corrispondere a un’attività reale. Indicare codici ATECO “per precauzione” o senza una corrispondente attività economica concreta è una pratica rischiosa che può portare a complicazioni fiscali e previdenziali.
2. Il codice principale determina la cassa previdenziale. La scelta del codice prevalente non è neutra: incide direttamente su dove e quanto si versano i contributi pensionistici.
3. In regime forfettario, il limite di €85.000 è unico. Non moltiplicarsi per il numero di codici, non si divide per attività. La soglia è sempre e solo €85.000 di ricavi complessivi annui.
4. I coefficienti di redditività diversi richiedono separazione dei ricavi. In presenza di codici ATECO con coefficienti differenti, la dichiarazione dei redditi richiede che i ricavi siano attribuiti correttamente a ciascun codice.
5. La separazione delle attività ai fini IVA è talvolta obbligatoria. Quando si esercitano contemporaneamente un’attività d’impresa e un’arte/professione, la contabilità separata è imposta dalla legge.
6. ATECO 2025 è la classificazione vigente. Dal 1° aprile 2025, tutti gli adempimenti fiscali e amministrativi utilizzano i nuovi codici ATECO 2025. Chi ha ancora codici della classificazione precedente deve aggiornarli in occasione della prima variazione utile.
Infine, se stai considerando di aggiungere nuovi codici attività alla tua partita IVA — o se stai aprendo per la prima volta e vuoi farlo con le basi giuste — il consiglio è sempre quello di consultare un professionista fiscale prima di procedere. Le implicazioni previdenziali, specialmente, possono avere un peso economico significativo e meritano una valutazione attenta caso per caso.
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Riferimenti Normativi e Fonti Ufficiali
- Agenzia delle Entrate – Codici Attività ATECO
- ISTAT – Classificazione delle Attività Economiche ATECO 2025
- DPR n. 633/1972 – Decreto IVA (artt. 35, 35-ter, 36)
- Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 24 dell’8 aprile 2025 – Nuova classificazione ATECO 2025
- Legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) – Regime forfettario
Articolo aggiornato. Le informazioni contenute riflettono la normativa vigente e le disposizioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate. Per situazioni specifiche, si raccomanda la consulenza di un professionista fiscale abilitato.