Codice ATECO Architetto: Guida a Partita IVA, Tasse, Contributi e Obblighi Fiscali

Codice ATECO Architetto: Guida a Partita IVA, Tasse, Contributi e Obblighi Fiscali

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Se stai aprendo la partita IVA come architetto libero professionista, il primo ostacolo che incontri è la scelta del codice ATECO architetto corretto. Una decisione apparentemente tecnica che, in realtà, determina il tuo regime fiscale, il coefficiente di redditività applicabile in regime forfettario, gli obblighi previdenziali verso Inarcassa e la corretta classificazione della tua attività agli occhi dell’Agenzia delle Entrate. Sbagliare codice non è un dettaglio: può costare sanzioni, rimborsi mancati e complicazioni nei rapporti con l’amministrazione finanziaria.

In questa guida troverai tutto ciò che ti serve sapere: i codici ATECO vigenti con la nuova classificazione ATECO 2025, le aliquote reali delle tasse, il calcolo preciso dei contributi Inarcassa, le differenze tra regime forfettario e ordinario, e gli adempimenti pratici per chi parte da zero o per chi deve aggiornare la propria posizione fiscale.

1. Cosa sono i codici ATECO e perché sono fondamentali per gli architetti {#cosa-sono-i-codici-ateco}

ATECO è l’acronimo di ATtività ECOnomiche: si tratta di una classificazione alfanumerica sviluppata dall’ISTAT che identifica in modo univoco ogni tipologia di attività economica esercitata in Italia, sia da imprese che da liberi professionisti.

Ogni codice ATECO ha una struttura gerarchica precisa:

LivelloDenominazioneEsempio
LetteraSezioneM – Attività professionali, scientifiche e tecniche
2 cifreDivisione71 – Attività degli studi di architettura e d’ingegneria
3 cifreGruppo71.1 – Attività degli studi di architettura
4 cifreClasse71.11 – Attività di architettura
6 cifreSottocategoria71.11.09 – Attività di architettura n.c.a.

Per un architetto libero professionista, il codice ATECO architetto scelto in fase di apertura della partita IVA ha conseguenze concrete su:

  • Coefficiente di redditività in regime forfettario (determina il reddito imponibile)
  • Ente previdenziale di riferimento (Inarcassa vs Gestione Separata INPS)
  • Compatibilità con agevolazioni, bandi e finanziamenti pubblici
  • Corretta classificazione nella visura camerale e nelle dichiarazioni fiscali
  • Aliquota IVA applicabile alle prestazioni

Sbagliare il codice non è solo un errore burocratico: può comportare accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, contributi previdenziali calcolati in modo errato e difficoltà nell’accesso a bonus e agevolazioni.

2. Il codice ATECO architetto aggiornato: ATECO 2025 {#ateco-2025-architetto}

Dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, adottata operativamente a partire dall’1° aprile 2025. Questo aggiornamento, coordinato dall’ISTAT in linea con la classificazione europea NACE Rev. 2.1, ha sostituito la versione precedente (ATECO 2007 – aggiornamento 2022).

Per gli architetti, il cambiamento più significativo riguarda proprio il codice ATECO architetto: il vecchio codice univoco 71.11.00 è stato sostituito da due sottocategorie più specifiche.

I nuovi codici ATECO 2025 per architetti

Codice ATECO 2025DescrizioneA chi si applica
71.11.01Progettazione, pianificazione e supervisione di scavi archeologiciArchitetti specializzati in patrimonio culturale e archeologia
71.11.09Attività di architettura n.c.a.La grande maggioranza degli architetti liberi professionisti

Il codice 71.11.09 è oggi il codice ATECO architetto di riferimento per la quasi totalità dei professionisti iscritti all’Albo che svolgono attività di:

  • Progettazione edilizia (residenziale, commerciale, industriale)
  • Pianificazione urbanistica e territoriale
  • Progettazione di interni con finalità architettoniche
  • Direzione lavori e supervisione cantieri
  • Consulenza tecnica in ambito edilizio
  • Architettura del paesaggio
  • Ristrutturazione e riqualificazione di edifici

Fonte ufficiale: Per verificare il codice ATECO corretto, consulta sempre il navigatore ATECO 2025 dell’ISTAT o il portale dell’Agenzia delle Entrate.

3. Codice ATECO 71.11.00 (ATECO 2022): cos’era e cosa cambia {#codice-71-11-00}

Il codice ATECO 71.11.00 era, fino al 31 marzo 2025, il riferimento standard per tutti gli architetti liberi professionisti in Italia. Identificava le “Attività degli studi di architettura” e comprendeva un ampio spettro di prestazioni professionali tipiche della categoria.

Cosa succede ai professionisti con il vecchio codice?

Le imprese e i liberi professionisti con partita IVA attiva hanno subito, a partire dall’1 aprile 2025, una riclassificazione automatica da parte della Camera di Commercio. Il processo prevede:

  1. La Camera di Commercio ha notificato ai professionisti interessati la proposta di ricodifica
  2. I professionisti possono verificare e, se necessario, modificare il codice attribuito automaticamente
  3. La visura camerale riporta, in un periodo transitorio, sia i vecchi che i nuovi codici ATECO
  4. Per modificare il codice, i professionisti non iscritti al Registro delle Imprese devono presentare la variazione tramite i modelli presenti sul sito dell’Agenzia delle Entrate

Importante: Il vecchio codice ATECO 71.11.00 rimane ancora leggibile in molte documentazioni e fonti, poiché la transizione è graduale. Ai fini fiscali e previdenziali, verifica sempre quale codice risulta attualmente attribuito alla tua partita IVA.

4. Tutti i codici ATECO per architetti e attività collegate {#tutti-i-codici-ateco}

Un architetto che svolge attività diversificate potrebbe aver bisogno di più codici ATECO, oppure di codici diversi da quello principale. Ecco una panoramica completa.

Codici ATECO 2025 rilevanti per gli architetti

Codice ATECODescrizioneAttività tipica
71.11.09Attività di architettura n.c.a.Progettazione, DL, consulenza tecnica (codice principale)
71.11.01Progettazione, pianificazione e supervisione di scavi archeologiciArcheologia e patrimonio culturale
71.12.10Attività degli studi di ingegneriaIngegneria strutturale (non per architetti puri)
74.13Decorazione di interniInterior design, decorazione d’interni
74.10.10Design e styling del prodotto industrialeDesign industriale, prodotto
70.22.09Altre attività di consulenza imprenditoriale n.c.a.Consulenza gestionale

Quando usare più di un codice ATECO

Un architetto può associare più codici ATECO alla propria partita IVA se svolge attività distinte. Ad esempio:

  • Un architetto che progetta e realizza anche interior design può avere sia il 71.11.09 che il 74.13
  • Un architetto che fa consulenza gestionale in ambito edilizio può aggiungere il 70.22.09

Attenzione: In regime forfettario, il codice ATECO principale (quello con maggiori ricavi) determina il coefficiente di redditività. Tutti i codici della sezione M (attività professionali) hanno in genere un coefficiente dell’78%, quindi per gli architetti l’aggiunta di un secondo codice nella stessa fascia non cambia il calcolo fiscale.

5. Come scegliere il codice ATECO giusto per la tua attività {#come-scegliere}

La scelta del codice ATECO architetto deve riflettere fedelmente l’attività concretamente svolta, non basarsi su convenienze fiscali. L’Agenzia delle Entrate può contestare un codice che non corrisponde all’attività reale.

Schema decisionale

Sei iscritto all’Ordine degli Architetti?

├── SÌ → Svolgi prevalentemente progettazione, DL, consulenza tecnica?

│         │

│         ├── SÌ → Usa 71.11.09 (ex 71.11.00)

│         │

│         └── NO → Svolgi prevalentemente archeologia/patrimonio culturale?

│                   │

│                   ├── SÌ → Usa 71.11.01

│                   └── NO → Consulta un commercialista

└── NO → Non puoi usare i codici 71.11.xx (riservati a professionisti iscritti all’Albo)

Cosa include il codice 71.11.09

Il codice ATECO architetto 71.11.09 comprende:

  • ✅ Progettazione architettonica di nuovi edifici
  • ✅ Progettazione di ristrutturazioni e recuperi edilizi
  • ✅ Direzione lavori (DL)
  • ✅ Coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione
  • ✅ Pianificazione urbanistica
  • ✅ Architettura del paesaggio
  • ✅ Consulenza tecnica in ambito edilizio
  • ✅ Valutazioni e perizie tecniche

Cosa NON include il codice 71.11.09

  • ❌ Decorazione di interni → codice 74.13
  • ❌ Consulenti informatici → codice 62.20
  • ❌ Studi di ingegneria → codice 71.12
  • ❌ Scavi archeologici → codice 71.11.01 o 72.20
  • ❌ Restauro di beni culturali → codici specifici del settore

6. Regime forfettario e coefficiente di redditività al 78% {#regime-forfettario}

Il regime forfettario è il regime fiscale scelto dalla maggioranza degli architetti liberi professionisti che avviano la propria attività, soprattutto nelle fasi iniziali. Per chi ha il codice ATECO architetto nella classificazione 71.11.xx, il coefficiente di redditività è fissato al 78%.

Per una guida completa a tutti i codici ATECO e al loro impatto fiscale, leggi il nostro approfondimento sul codice ATECO e partita IVA.

Come funziona il regime forfettario per gli architetti

ElementoValoreNota
Limite ricavi annui€85.000Superando questa soglia si esce dal regime
Coefficiente di redditività78%Si applica ai ricavi lordi
Spese forfettarie riconosciute22%Non è necessario documentarle
Aliquota imposta sostitutiva (regime ordinario)15%Dopo i primi 5 anni
Aliquota imposta sostitutiva (avvio attività)5%Per i primi 5 anni con determinati requisiti
Ritenuta d’accontoNon applicataIl forfettario non subisce ritenute
IVA in fatturaNon addebitataIl forfettario è esente da IVA

Requisiti per accedere al regime forfettario

  1. Ricavi dell’anno precedente non superiori a €85.000
  2. Spese per lavoro dipendente o collaboratori non superiori a €20.000 lordi
  3. Non essere socio di società di persone, associazioni o imprese familiari con attività analoga
  4. Non aver percepito redditi di lavoro dipendente superiori a €30.000 nell’anno precedente (salvo che il rapporto sia cessato)

La tassazione agevolata al 5%

L’aliquota ridotta al 5% si applica per i primi 5 anni di attività, a condizione che:

  • L’attività non sia la prosecuzione di una precedente attività professionale o d’impresa (anche in forma associata)
  • Se precedentemente svolta da altro soggetto, non si siano superati €85.000 di ricavi

Attenzione: Il quinquennio agevolato non è legato all’apertura della partita IVA, ma all’effettivo inizio dell’attività professionale. Chi ha già lavorato come architetto dipendente e poi apre la partita IVA potrebbe non avere diritto al 5%.

Per approfondire come calcolare le tasse in regime forfettario, consulta la nostra guida al calcolo tasse regime forfettario.

7. Calcolo delle tasse: esempi pratici {#calcolo-tasse}

Per capire concretamente quanto paga un architetto con il codice ATECO 71.11.09 (o il precedente 71.11.00) in regime forfettario, vediamo degli esempi numerici reali.

Formula di base

Reddito imponibile = Ricavi lordi × 78%

Imposta sostitutiva = Reddito imponibile × aliquota (5% o 15%)

Esempio 1 – Architetto al primo anno (aliquota 5%)

VoceCalcoloImporto
Ricavi annui€30.000
Coefficiente di redditività×78%€23.400
Deduzione contributi Inarcassa−€4.665€18.735
Imposta sostitutiva (5%)×5%€936,75

Esempio 2 – Architetto con 6 anni di attività (aliquota 15%)

VoceCalcoloImporto
Ricavi annui€45.000
Coefficiente di redditività×78%€35.100
Deduzione contributi Inarcassa−€6.500€28.600
Imposta sostitutiva (15%)×15%€4.290

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Esempio 3 – Architetto vicino al limite (aliquota 15%)

VoceCalcoloImporto
Ricavi annui€80.000
Coefficiente di redditività×78%€62.400
Deduzione contributi Inarcassa−€11.600€50.800
Imposta sostitutiva (15%)×15%€7.620

Nota: I contributi Inarcassa versati nell’anno sono interamente deducibili dal reddito imponibile anche in regime forfettario. Questo è un vantaggio significativo che molti architetti sottovalutano nella pianificazione fiscale.

Cosa succede se supero €85.000?

Se nel corso dell’anno superi la soglia di €85.000 di ricavi, esci dal regime forfettario a partire dall’anno successivo. Se superi il limite di €100.000 in corso d’anno, l’uscita è immediata.

Per una panoramica completa su tasse, INPS e codici ATECO, leggi anche: Tasse Partita IVA: tutto su forfettario, INPS e ATECO.

8. Contributi Inarcassa 2025–2026: importi, aliquote e scadenze {#inarcassa}

Gli architetti liberi professionisti iscritti all’Albo professionale sono obbligati a iscriversi a Inarcassa (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri e Architetti Liberi Professionisti) entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA.

Inarcassa è una cassa previdenziale privata che garantisce pensione, assistenza e altre tutele ai professionisti tecnici italiani. I contributi si articolano in tre tipologie distinte.

Le tre tipologie di contributo Inarcassa

1. Contributo Soggettivo (pensionistico)

ParametroValore 2025Valore 2026
Aliquota14,5% del reddito professionale netto14,5%
Contributo minimo€2.750~€2.785 (rivalutato dell’1,2%)
Soglia massimaFino a €142.650 di reddito netto
Riduzione under 3550% per i primi 5 anni (con condizioni reddituali)Stessa

In regime forfettario, la base di calcolo è:

Reddito professionale netto = Ricavi × 78%

Contributo soggettivo = Reddito netto × 14,5%

2. Contributo Integrativo (obbligatorio per tutti i titolari di P.IVA)

ParametroValore 2025Valore 2026
Aliquota4% del volume d’affari IVA4%
Contributo minimo€835€850
Chi lo pagaTutti gli iscritti all’Albo con P.IVAStessa
Come si esponeIn fattura al cliente (come voce separata)Stessa

Il contributo integrativo viene addebitato al cliente in fattura, quindi non costituisce un costo diretto per il professionista, ma deve essere incassato e versato a Inarcassa.

3. Contributo di Maternità/Paternità

ParametroValore 2025Valore 2026
Importo totale€72 (€65 maternità + €7 paternità)€72
Obbligatorio perTutti gli iscritti, indipendentemente dal redditoStessa

Riepilogo contributi minimi annui 2026

Tipo contributoImporto minimo 2026
Soggettivo~€2.785
Integrativo€850 (lo incassi dal cliente)
Maternità/paternità€72
Totale esborso diretto~€2.857

Il contributo integrativo di €850 viene incassato dal cliente, quindi l’esborso effettivo dal portafoglio del professionista è di circa €2.857/anno come minimo, anche con reddito basso.

La deroga al contributo minimo soggettivo

I professionisti che prevedono per il 2025 un reddito inferiore a €18.966 possono richiedere la deroga al minimo soggettivo. In questo caso:

  • Si versa il 14,5% solo sul reddito effettivamente prodotto
  • La richiesta va presentata entro il 31 maggio di ogni anno tramite il portale Inarcassa On Line
  • La deroga è concedibile per un massimo di 5 anni nell’arco della vita lavorativa
  • Attenzione: usufruire della deroga riduce l’anzianità contributiva ai fini pensionistici

Scadenze versamento contributi 2026

I contributi Inarcassa 2026 possono essere versati:

  • In un’unica soluzione
  • In 6 rate bimestrali (previa domanda entro il 2 febbraio 2026), con scadenza da febbraio a dicembre

Quando un architetto versa alla Gestione Separata INPS invece di Inarcassa?

L’obbligo di iscrizione a Inarcassa scatta quando si verificano contemporaneamente:

  1. Iscrizione all’Albo degli Architetti
  2. Esercizio della libera professione (partita IVA attiva)
  3. Assenza di altra copertura previdenziale obbligatoria prevalente

Se l’architetto svolge anche lavoro dipendente e non esercita la libera professione in modo esclusivo, può valutare l’iscrizione in deroga o versare alla Gestione Separata INPS per i compensi professionali percepiti.

9. Apertura della partita IVA: la procedura passo per passo {#apertura-partita-iva}

Aprire la partita IVA come architetto libero professionista richiede di seguire una sequenza precisa di adempimenti. Ecco come procedere correttamente.

Prerequisiti obbligatori

Prima di aprire la partita IVA, è necessario:

  1. Conseguire il titolo di studio (laurea magistrale per Sezione A, laurea triennale per Sezione B)
  2. Superare l’esame di Stato abilitante alla professione
  3. Iscriversi all’Ordine degli Architetti della provincia di residenza o domicilio professionale

L’iscrizione all’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori è il requisito indispensabile per esercitare la professione in forma autonoma e per utilizzare il codice ATECO architetto correttamente.

Passo 1: Scelta del regime fiscale

Valuta attentamente quale regime adottare:

RegimeQuando convieneSoglia
ForfettarioAvvio attività, ricavi contenuti, pochi costiMax €85.000/anno
SemplificatoRicavi > €85.000, molte spese deducibiliNessuna soglia fissa
OrdinarioStrutture complesse, collaboratori, SRLNessuna soglia fissa

Passo 2: Apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate

La partita IVA si apre gratuitamente presentando all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 (persone fisiche). Puoi:

  • Presentarti di persona allo sportello
  • Inviare il modello per posta raccomandata
  • Trasmettere telematicamente tramite i servizi online dell’Agenzia

Nella dichiarazione di inizio attività devi indicare:

  • Il codice ATECO architetto corretto (71.11.09 con la classificazione ATECO 2025)
  • Il regime fiscale scelto
  • La data di inizio attività
  • Il domicilio fiscale

Passo 3: Iscrizione a Inarcassa

Entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA, devi iscriverti a Inarcassa tramite il portale Inarcassa On Line. L’iscrizione è gratuita e avviene telematicamente.

Passo 4: Attivazione della fattura elettronica

Dal 1° gennaio 2024, la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, inclusi i professionisti in regime forfettario. Devi:

  • Dotarti di un software di fatturazione elettronica
  • Ottenere o verificare il tuo codice destinatario (SDI)
  • Iniziare a emettere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate

Passo 5: Eventuale iscrizione al Registro delle Imprese

Se eserciti come professionista singolo in modo esclusivo, di norma non sei obbligato all’iscrizione al Registro delle Imprese. L’iscrizione alla Camera di Commercio è invece obbligatoria per studi associati o società di professionisti.

Per sapere tutto sui requisiti e i passi iniziali per aprire la partita IVA, leggi la nostra guida: Aprire partita IVA – Requisiti essenziali e primi passi.

10. Fatturazione elettronica per gli architetti {#fatturazione-elettronica}

Dal 1° gennaio 2024, la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA italiani, senza eccezioni, inclusi i professionisti in regime forfettario con il codice ATECO architetto.

Come si emette una fattura corretta

Una fattura di un architetto libero professionista in regime forfettario deve contenere:

CampoContenuto
Regime fiscaleIndicazione “Regime Forfettario – Art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014”
IVANon addebitata (il forfettario non applica IVA)
Ritenuta d’accontoNon applicata (il forfettario non subisce ritenute)
Contributo integrativo Inarcassa4% del compenso (voce separata)
Marca da bollo€2,00 per fatture superiori a €77,47 (se non soggette ad IVA)

Esempio di fattura forfettario

Prestazione professionale: progettazione architettonica       €5.000,00

Contributo integrativo Inarcassa (4%)                           €200,00

                                                              ———–

TOTALE                                                        €5.200,00

Importo soggetto a marca da bollo virtuale: €2,00

Operazione non soggetta ad IVA ai sensi dell’art. 1, co. 58, L. 190/2014

Non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1, co. 67, L. 190/2014

Il contributo integrativo Inarcassa in fattura

Il contributo integrativo del 4% va sempre esposto in fattura come voce separata. Viene incassato dal cliente e poi versato a Inarcassa. Non si tratta di un costo per il professionista, ma di una somma che transita tramite lui.

Per approfondire il funzionamento della fattura elettronica in regime forfettario, leggi: Fattura elettronica per forfettari: come funziona.

11. Agevolazioni e deduzioni fiscali {#agevolazioni}

Il codice ATECO architetto apre l’accesso a specifiche agevolazioni, sia fiscali che previdenziali, che è fondamentale conoscere per ottimizzare la gestione della propria partita IVA.

Deduzioni disponibili in regime forfettario

In regime forfettario, le deduzioni analitiche delle spese non sono ammesse (il 22% di costo forfettario le sostituisce). Tuttavia, è possibile dedurre:

  • Contributi previdenziali obbligatori Inarcassa (soggettivo e di maternità): deducibili al 100%
  • Contributi previdenziali facoltativi Inarcassa: deducibili al 100%
  • Contributi alla Gestione Separata INPS (se applicabile): deducibili al 100%

Agevolazioni per i giovani under 35

Gli architetti under 35 che si iscrivono a Inarcassa per la prima volta godono di:

  • Riduzione del 50% sul contributo soggettivo minimo per i primi 5 anni
  • Il beneficio si applica a condizione che il reddito professionale non superi il reddito medio degli iscritti nel biennio precedente (€39.653 per l’anno 2024)

Agevolazioni per i nuovi iscritti all’Albo

Chi avvia l’attività professionale da zero può beneficiare, se ricorrono i requisiti, dell’aliquota al 5% sull’imposta sostitutiva per i primi 5 anni (regime forfettario startup).

Deducibilità dei costi in regime ordinario

Chi supera i €85.000 di ricavi ed entra nel regime ordinario può dedurre analiticamente tutte le spese sostenute per l’attività professionale, tra cui:

  • Canoni di locazione dello studio professionale
  • Software di progettazione (CAD, BIM, ecc.)
  • Aggiornamento professionale e formazione
  • Attrezzature e arredi dello studio
  • Spese per telefono, internet, auto (con limiti)
  • Compensi a collaboratori e dipendenti
  • Premi assicurativi professionali

Domande Frequenti (FAQ) {#faq}

Qual è il codice ATECO architetto corretto con la nuova classificazione ATECO 2025?

Con la nuova classificazione ATECO 2025, entrata in vigore dall’1 aprile 2025, il codice ATECO architetto di riferimento per la maggioranza dei liberi professionisti è il 71.11.09 – Attività di architettura n.c.a., che ha sostituito il precedente 71.11.00. Questo codice comprende progettazione edilizia, direzione lavori, pianificazione urbanistica, consulenza tecnica e architettura del paesaggio. Per attività specializzate nell’archeologia è previsto il codice 71.11.01.

Il vecchio codice ATECO 71.11.00 è ancora valido nel 2026?

Il codice ATECO 71.11.00 appartiene alla classificazione ATECO 2022 (ATECO 2007 – aggiornamento 2022) ed è stato sostituito dai codici ATECO 2025 a partire dall’1 aprile 2025. Se la tua partita IVA era attiva prima di quella data, la riclassificazione è avvenuta automaticamente. Puoi verificare il codice attualmente attribuito alla tua partita IVA consultando la tua visura camerale aggiornata o il cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Ai fini fiscali e previdenziali, il codice oggi rilevante è il 71.11.09.

Qual è il coefficiente di redditività del codice ATECO architetto in regime forfettario?

Il coefficiente di redditività associato al codice ATECO architetto (71.11.09, ex 71.11.00) è del 78%. Questo significa che, su ogni euro di ricavi, il reddito imponibile viene calcolato sul 78%, con una spesa forfettaria riconosciuta del 22% senza necessità di documentazione. Questo coefficiente è identico per tutti i codici ATECO nella divisione 71.1 (attività di architettura e ingegneria).

Un architetto junior (Sezione B) usa lo stesso codice ATECO dell’architetto Sezione A?

Sì. Il codice ATECO architetto 71.11.09 si applica a entrambe le sezioni dell’Albo: la Sezione A (laureati magistrali) e la Sezione B (laureati triennali, cosiddetti “architetti junior”). La differenza tra le due sezioni riguarda le competenze professionali riconosciute dall’Ordine, non il codice fiscale. L’architetto Sezione B ha competenze limitate rispetto alla Sezione A, ma dal punto di vista tributario e previdenziale utilizza lo stesso codice ATECO.

È obbligatorio iscriversi a Inarcassa per un architetto con partita IVA?

Sì, l’iscrizione a Inarcassa è obbligatoria per tutti gli architetti iscritti all’Albo che esercitano la libera professione (titolari di partita IVA attiva) e non hanno un’altra forma di previdenza obbligatoria prevalente. L’iscrizione deve avvenire entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA tramite il portale online di Inarcassa. Fanno eccezione gli architetti che svolgono la professione esclusivamente come lavoratori dipendenti o che hanno un’altra copertura previdenziale obbligatoria che esclude l’obbligo inarcassino.

Un architetto con partita IVA può accedere al regime forfettario?

Sì, assolutamente. Il regime forfettario è accessibile agli architetti liberi professionisti che rispettano i requisiti previsti dalla normativa: ricavi annui non superiori a €85.000, spese per collaboratori inferiori a €20.000 lordi, e assenza di incompatibilità specifiche (partecipazione a società di persone con attività analoga, redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente superiori a €30.000 in corso). Il codice ATECO architetto 71.11.09 è pienamente compatibile con il regime forfettario.

Quanto paga di tasse un architetto in regime forfettario con €40.000 di ricavi?

Con ricavi di €40.000 e il codice ATECO architetto in regime forfettario:

  • Reddito imponibile: €40.000 × 78% = €31.200
  • Deduzione contributi Inarcassa (esempio stimato): circa €5.800
  • Base imponibile dopo deduzione: €25.400
  • Imposta sostitutiva al 15%: €3.810
  • Imposta sostitutiva al 5% (primo quinquennio): €1.270

A questi importi si aggiungono i contributi Inarcassa (soggettivo, integrativo e maternità/paternità), la cui entità dipende dal reddito effettivo e dal volume d’affari.

Il contributo integrativo Inarcassa del 4% lo pago io o il mio cliente?

Il contributo integrativo del 4% viene addebitato al cliente in fattura come voce separata. In sostanza, è il cliente che lo paga, ma è il professionista a incassarlo e successivamente versarlo a Inarcassa. Non si tratta quindi di un costo diretto per l’architetto, ma di un importo che transita attraverso la sua fatturazione. Il contributo minimo per il 2026 è di €850, indipendentemente dal volume d’affari.

È possibile avere più codici ATECO con una sola partita IVA?

Sì. Un architetto può associare alla propria partita IVA più codici ATECO se svolge attività distinte (ad esempio, progettazione architettonica e interior design). In regime forfettario, il codice ATECO principale (quello con maggiori ricavi) determina il coefficiente di redditività. Poiché tutti i codici della divisione 71.1 hanno il medesimo coefficiente del 78%, l’aggiunta di codici nella stessa area non modifica il calcolo fiscale. È importante che i codici aggiuntivi rispecchino l’attività effettivamente svolta.

Cosa succede se supero il limite di €85.000 in regime forfettario?

Se i tuoi ricavi superano €85.000 nel corso dell’anno fiscale, esci dal regime forfettario a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo. Se invece superi la soglia di €100.000 in corso d’anno, l’uscita dal regime forfettario è immediata, con conseguente obbligo di applicazione dell’IVA nelle fatture emesse da quel momento in poi. Dal momento dell’uscita, sei tenuto a presentare la dichiarazione IVA, applicare le ritenute d’acconto (se applicabili) e tenere una contabilità più articolata.

Posso aprire la partita IVA come architetto senza essere ancora iscritto all’Albo?

No. Per esercitare la professione di architetto in modo legale e autonomo, l’iscrizione all’Ordine degli Architetti è un prerequisito assoluto. Senza iscrizione all’Albo non puoi firmare progetti, assumere la direzione lavori né svolgere le attività riservate alla categoria. Aprire la partita IVA con il codice ATECO 71.11.09 senza essere iscritto all’Albo configurerebbe un esercizio abusivo della professione, con gravi conseguenze civili e penali.

Come funziona la fattura elettronica per un architetto forfettario?

Dalla data del 1° gennaio 2024, tutti gli architetti con partita IVA, inclusi quelli in regime forfettario, sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. La fattura deve riportare il codice destinatario del cliente, non deve includere l’IVA (il forfettario è esente), non è soggetta a ritenuta d’acconto e deve riportare la marca da bollo virtuale di €2,00 per importi superiori a €77,47. Il contributo integrativo Inarcassa del 4% va esposto come voce separata.

Qual è la differenza tra il codice ATECO 71.11.09 e il codice 74.13 per gli architetti?

Il codice 71.11.09 riguarda le attività di architettura in senso ampio: progettazione edilizia, DL, consulenza tecnica e pianificazione urbanistica. Il codice 74.13 riguarda invece la decorazione di interni come attività principale. Un architetto che svolge prevalentemente progettazione usa il 71.11.09; chi invece si occupa principalmente di interior design e styling degli spazi (senza necessariamente avere competenze architettoniche regolamentate) può utilizzare il 74.13. Se svolgi entrambe le attività, puoi avere entrambi i codici sulla tua partita IVA.

Conclusioni {#conclusioni}

Il codice ATECO architetto è molto più di una semplice etichetta burocratica: è il cuore della tua identità fiscale come libero professionista. Con il passaggio alla classificazione ATECO 2025, il vecchio codice 71.11.00 ha lasciato il posto a codici più specifici — principalmente il 71.11.09 per la generalità degli architetti — garantendo una classificazione più precisa e rispondente alla realtà delle attività svolte.

Ricapitolando i punti fondamentali da tenere sempre a mente:

  1. Il codice corretto oggi è il 71.11.09 (ATECO 2025), attivo dall’1 aprile 2025 in sostituzione del precedente 71.11.00
  2. Il coefficiente di redditività è del 78% per tutti i codici della divisione 71.1: una spesa forfettaria del 22% viene riconosciuta senza necessità di documentarla
  3. L’aliquota fiscale parte dal 5% per i primi 5 anni (se si rispettano i requisiti) e sale al 15% per gli anni successivi in regime forfettario
  4. Inarcassa è obbligatoria per tutti gli architetti liberi professionisti, con contributi minimi 2026 di circa €2.857 di esborso diretto (più il contributo integrativo che transita tramite il cliente)
  5. La fatturazione elettronica è obbligatoria dal 1° gennaio 2024, senza eccezioni nemmeno per i forfettari
  6. L’iscrizione all’Albo degli Architetti è un prerequisito imprescindibile per aprire la partita IVA con il codice ATECO architetto

Per chi avvia l’attività, il regime forfettario rappresenta nella maggior parte dei casi la scelta ottimale: semplifica la contabilità, riduce gli adempimenti e offre un vantaggio fiscale significativo soprattutto negli anni iniziali. Chi cresce e supera €85.000 di ricavi dovrà valutare il passaggio al regime ordinario, dove la deduzione analitica dei costi può compensare la maggiore complessità gestionale.

La gestione fiscale di una partita IVA da architetto non è complicata, ma richiede precisione: il codice giusto, i contributi versati puntualmente, le fatture emesse correttamente e una pianificazione fiscale consapevole fanno la differenza tra un’attività serena e una piena di sorprese sgradite.

Per una panoramica completa su come funziona la partita IVA per i liberi professionisti, leggi la nostra guida: Partita IVA come libero professionista.


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Link Utili a Fonti Ufficiali


Articolo redatto sulla base delle fonti ufficiali ISTAT, Agenzia delle Entrate e Inarcassa. Le informazioni fiscali e previdenziali sono soggette ad aggiornamento annuale: si raccomanda sempre di verificare le soglie e gli importi aggiornati con un professionista abilitato o consultando direttamente le fonti ufficiali.

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