Maternità Partita IVA Regime Forfettario: Come Presentare la Domanda INPS

Maternità Partita IVA Regime Forfettario: Come Presentare la Domanda INPS

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Hai una partita IVA in regime forfettario e stai aspettando un bambino? Hai tutto il diritto di ricevere l’indennità di maternità. Nonostante il mito ancora diffuso che la maternità sia un diritto esclusivo delle lavoratrici dipendenti, le titolari di partita IVA in regime forfettario — artigiane, commercianti, libere professioniste — hanno pieno accesso alla tutela economica della maternità, con regole specifiche che è fondamentale conoscere per non perdere nemmeno un euro di indennità.

Questa guida completa ti spiega tutto quello che devi sapere sulla maternità partita IVA regime forfettario: chi ha diritto, come si calcola l’importo, quando e come presentare la domanda, come trattarla fiscalmente, cosa cambia con le novità 2026 e molto altro.

1. Partita IVA Regime Forfettario e Maternità: il Diritto Esiste {#diritto}

La prima cosa da chiarire è netta: la maternità partita IVA regime forfettario è un diritto riconosciuto dalla legge italiana, esattamente come per le lavoratrici dipendenti. Il quadro normativo di riferimento è il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico a tutela e sostegno della maternità e della paternità), che agli articoli 66 e seguenti disciplina esplicitamente le tutele per le lavoratrici autonome.

Il regime forfettario — introdotto dalla Legge 190/2014 e disciplinato dall’articolo 1, commi 54-89 — è un regime fiscale agevolato: non un regime previdenziale. Questo significa che il regime fiscale adottato non ha alcun impatto sulla possibilità di accedere alle tutele di maternità. Che tu applichi l’imposta sostitutiva al 5% (nei primi cinque anni) o al 15%, il tuo diritto all’indennità di maternità rimane invariato.

La stessa logica vale per il calcolo della base imponibile: l’indennità di maternità non è né un ricavo né un compenso ai fini del regime forfettario, e quindi non rientra nel conteggio del limite annuo di ricavi e compensi (85.000 euro). Lo conferma espressamente l’art. 68, comma 2, del D.Lgs. 151/2001, oltre alla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17/E del 2012, il cui orientamento è applicabile anche alle contribuenti forfettarie.

💡 Da ricordare: il regime forfettario non ostacola in alcun modo il diritto alla maternità. Conta solo la tua posizione previdenziale — ossia a quale gestione INPS o cassa professionale sei iscritta.

2. Le Tre Gestioni Previdenziali e le Differenze {#gestioni}

La titolare di partita IVA in regime forfettario può essere iscritta a tre diverse gestioni previdenziali, e le regole per la maternità cambiano significativamente a seconda di quale si applica al suo caso.

Gestione previdenzialeA chi si applicaChi eroga l’indennità
Gestione Separata INPSLibere professioniste senza albo o cassa propria (es. consulenti, web designer, copywriter)INPS
Gestione Artigiani e Commercianti INPSArtigiane (sartorie, parrucchiere, estetiste…) e commerciantiINPS
Cassa di previdenza privata (Casse professionali)Professioniste iscritte a un albo con cassa propria (avvocate, architette, medici, ingegnere…)La propria Cassa

Capire a quale gestione appartieni è il primo passo obbligatorio. Se hai dubbi, puoi verificarlo consultando il sito ufficiale dell’INPS oppure quello della tua cassa previdenziale di categoria.

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3. Requisiti per Accedere all’Indennità {#requisiti}

Per ottenere la maternità con partita IVA in regime forfettario, devi soddisfare requisiti specifici che variano in base alla gestione di appartenenza.

Requisiti comuni a tutte le gestioni

  • Essere iscritta alla gestione previdenziale competente per la propria attività
  • Essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali, compresi quelli relativi al periodo di maternità stessa
  • L’indennità può essere richiesta anche se l’iscrizione alla gestione è avvenuta dopo l’inizio del periodo indennizzabile, purché siano rispettati i termini di legge

Attenzione: Per artigiane e commercianti, l’iscrizione deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Per le altre categorie di lavoratrici autonome, il termine è di 90 giorni.

Requisiti specifici per la Gestione Separata INPS

Per le libere professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS, il diritto all’indennità di maternità spetta se, nei 12 mesi precedenti il mese di inizio del periodo indennizzabile, risulta accreditato o dovuto almeno un contributo mensile comprensivo dell’aliquota maggiorata (che per il 2026 è pari allo 0,72% sull’aliquota ordinaria del 26,07%).

È fondamentale che la professionista non sia:

  • Contemporaneamente iscritta ad altre forme previdenziali obbligatorie (in quel caso, la tutela spetta dalla gestione principale)
  • Pensionata

Requisiti per la Gestione Artigiani e Commercianti INPS

Per le titolari di partita IVA iscritte alla gestione artigiani e commercianti, il requisito principale è essere in regola con i versamenti contributivi. Non è richiesta un’anzianità contributiva minima nel senso stretto come per la Gestione Separata.

Tabella riepilogativa dei requisiti

RequisitoGestione SeparataArtigiani/CommerciantiCasse professionali
Iscrizione alla gestione✅ Obbligatoria✅ Obbligatoria✅ Obbligatoria
Contributi in regola✅ Sì✅ Sì✅ Sì
Anzianità contributiva minima✅ 1 mese nei 12 precedenti❌ Non richiestaVariabile per cassa
Obbligo di astensione dal lavoro❌ No❌ NoVariabile per cassa

4. Come Si Calcola l’Importo: Formule e Tabelle {#calcolo}

Questo è il cuore della questione. L’importo dell’indennità di maternità varia notevolmente a seconda della gestione previdenziale di appartenenza e del proprio reddito dichiarato.

Calcolo per la Gestione Separata INPS

Per le libere professioniste iscritte alla Gestione Separata, la formula è:

Indennità giornaliera = 80% × (Reddito professionale dichiarato nell’anno/anni di riferimento ÷ 365)

Il reddito preso a riferimento è quello risultante dalla denuncia dei redditi relativa ai 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile. Il totale dell’indennità copre 5 mesi (circa 150 giorni).

Esempio pratico:

  • Reddito professionale dichiarato negli ultimi 12 mesi: 30.000 euro
  • Indennità giornaliera: 80% × (30.000 ÷ 365) = 65,75 euro/giorno
  • Indennità totale per 150 giorni: 65,75 × 150 = circa 9.860 euro lordi

Come indicato dal Fatto Quotidiano (aprile 2026), alle iscritte alla Gestione Separata con reddito di 30.000 euro spettano per i cinque mesi coperti circa 9.860 euro.

⚠️ Il reddito professionale considerato è quello al netto dei costi deducibili ai fini IRPEF, non il fatturato lordo. Per le contribuenti in regime forfettario, il reddito imponibile è calcolato applicando il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO al totale dei compensi.

Calcolo per Artigiane e Commercianti INPS

Per questa categoria, l’importo non è legato al reddito personale ma è determinato annualmente dall’INPS in base alla retribuzione minima giornaliera stabilita per la categoria.

Formula:

Indennità giornaliera = 80% × Retribuzione minima giornaliera stabilita dall’INPS

Per il 2026, secondo la Circolare INPS n. 31 del 10 febbraio 2026, la retribuzione minima giornaliera rivalutata è stimata in circa 54,12 euro, con un’indennità giornaliera dell’80% pari a circa 43,30 euro.

AnnoRetribuzione minima giornalieraIndennità giornaliera (80%)Totale 5 mesi (~150 gg)
2024~52,34 euro~41,87 euro~6.280 euro
2025~52,90 euro~42,32 euro~6.348 euro
2026 (stima)~54,12 euro~43,30 euro~6.495 euro

ℹ️ I valori definitivi annuali sono comunicati dall’INPS con apposita circolare. Per il dato ufficiale aggiornato, consulta il portale INPS.

Tabella comparativa finale

GestioneBase di calcoloImporto tipico per 5 mesi
Gestione Separata (reddito 20.000€)80% del reddito medio giornaliero~circa 6.575 euro
Gestione Separata (reddito 30.000€)80% del reddito medio giornaliero~circa 9.860 euro
Gestione Artigiani/Commercianti80% della retribuzione minima giornaliera INPS~6.495 euro (2026)
Casse professionali privateVariabile per cassaVariabile

5. Maternità Anticipata: Quando e Come Richiederla {#anticipata}

Le lavoratrici autonome — incluse le titolari di partita IVA in regime forfettario — possono richiedere la maternità anticipata rispetto al periodo standard (2 mesi prima del parto + 3 mesi dopo).

Grazie al Decreto Legislativo 20 giugno 2022, n. 105, le lavoratrici autonome hanno diritto all’indennità giornaliera anche per i periodi che precedono i due mesi prima del parto, nelle seguenti situazioni:

  • Gravi complicanze della gravidanza
  • Persistenti forme morbose che si presuma possano essere aggravate dallo stato di gravidanza

Queste condizioni devono essere certificate dal medico, come previsto dall’art. 17, comma 3 del D.Lgs. 151/2001 e confermato dalla Circolare INPS del 27 ottobre 2022, n. 122.

Documenti richiesti per la maternità anticipata

  1. Certificato medico che attesta lo stato di gravidanza (rilasciato dall’ASL o dal medico curante)
  2. Certificato medico che attesta la condizione a rischio o la complicanza

💡 Differenza importante: durante la maternità anticipata per gravidanza a rischio, è richiesta la sospensione effettiva dell’attività lavorativa. Nella maternità ordinaria, invece, le lavoratrici autonome possono continuare a lavorare.

6. Congedo Parentale in Regime Forfettario {#parentale}

Oltre alla maternità obbligatoria di 5 mesi, le titolari di partita IVA in regime forfettario possono beneficiare del congedo parentale.

Congedo parentale per iscritte alla Gestione Separata

Per le libere professioniste iscritte alla Gestione Separata:

  • Diritto a 3 mesi di congedo parentale nel primo anno di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione/affidamento)
  • Grazie alla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), il congedo parentale indennizzato è stato esteso: i primi due mesi sono ora coperti all’80% della retribuzione convenzionale (in precedenza solo il primo mese era all’80%, il secondo al 30%)
  • Possibilità di fruizione fino ai 14 anni del figlio (estesa dai 12 anni precedenti dalla L. 199/2025)
  • I periodi di congedo parentale di entrambi i genitori non possono complessivamente superare 9 mesi

Indennità congedo parentale Gestione Separata

L’indennità è pari al 30% di 1/365 del reddito derivante da attività libero-professionale percepito negli stessi 12 mesi presi a riferimento per il requisito contributivo.

Congedo parentale per Artigiane e Commercianti

Anche per questa categoria è riconosciuto il congedo parentale, con modalità analoghe ma con importi calcolati sulla retribuzione convenzionale stabilita annualmente per la categoria.

ℹ️ Attenzione: per accedere al congedo parentale della Gestione Separata, è necessaria la sospensione effettiva dell’attività lavorativa, a differenza della maternità obbligatoria.

7. Come Presentare la Domanda INPS {#domanda}

La procedura per richiedere l’indennità di maternità partita IVA regime forfettario varia a seconda della gestione di appartenenza, ma prevede sempre una domanda telematica.

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Tempistiche

GestioneQuando presentare la domanda
Lavoratrici autonome (Artigiane/Commercianti)Dopo il parto (salvo maternità anticipata per gravidanza a rischio)
Gestione SeparataDopo il parto
Casse professionaliDal 7° mese di gravidanza e comunque entro 180 giorni dal parto

⚠️ Prescrizione: il diritto all’indennità si prescrive nel termine di un anno a partire dal giorno successivo alla fine del periodo indennizzabile. Non perdere questa scadenza.

Come presentare la domanda telematica

  1. Accedi al portale INPS – MyINPS con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS
  2. Cerca il servizio “Domande di maternità e paternità” per lavoratrici autonome
  3. Compila e invia il modulo online
  4. Allegare il certificato medico di gravidanza con la data presunta del parto

In alternativa, puoi presentare la domanda:

  • Tramite Contact Center INPS (numero verde 803 164)
  • Tramite un Patronato o un intermediario abilitato dell’INPS

Tempi di lavorazione

Il termine per la lavorazione del provvedimento da parte dell’INPS è di 55 giorni a partire dalla presentazione della domanda. È possibile monitorare lo stato della pratica accedendo all’area riservata del portale INPS, nel percorso “I tuoi servizi e strumenti” → “Stato di una pratica o di una domanda”.

8. Trattamento Fiscale dell’Indennità in Regime Forfettario {#fiscale}

Questo è uno degli aspetti più delicati e spesso fraintesi della maternità partita IVA regime forfettario.

L’indennità è soggetta a tassazione

: l’indennità di maternità è un reddito imponibile e deve essere inserita nella dichiarazione dei redditi. Non è esente da tasse.

Dove va dichiarata

Per le contribuenti in regime forfettario, l’indennità di maternità va inserita nel Modello Redditi Persone Fisiche, nel quadro LM (rigo LM22 e seguenti), sommandosi agli altri compensi lordi dell’anno.

Tuttavia, è fondamentale una distinzione:

Tipo di indennitàGestioneTrattamento fiscale
Indennità erogata da Cassa professionale privata (es. avvocate, ingegnere)Cassa privataQuadro LM, con applicazione del coefficiente di redditività e dell’imposta sostitutiva (5% o 15%)
Indennità erogata dall’INPS (Gestione Separata)INPSQuadro RC – ordinaria tassazione IRPEF (come da Circolare AE n. 17/E del 2012)

Esempio pratico (avvocatessa in regime forfettario, indennità da Cassa Forense di 3.000 euro):

  • L’indennità va nel quadro LM
  • Si applica il coefficiente di redditività (es. 78% per le attività professionali)
  • Imponibile fiscale: 3.000 × 78% = 2.340 euro
  • Su questo imponibile si applica l’imposta sostitutiva (5% o 15%)
  • Non si applica l’IRPEF ordinaria

L’indennità non conta per il limite degli 85.000 euro

Un punto cruciale: l’indennità di maternità non rientra nel conteggio del limite annuo di 85.000 euro di ricavi e compensi previsto per il regime forfettario. Questo perché non costituisce né un ricavo né un compenso ai sensi del regime agevolato, come confermato dalla giurisprudenza fiscale e dalla Circolare AE n. 17/E del 2012.

✅ Anche se durante l’anno di maternità hai percepito un’indennità consistente, questa non ti fa perdere il regime forfettario.

Ritenuta d’acconto

Le professioniste che percepiscono l’indennità dalla propria cassa privata e operano in regime forfettario possono richiedere l’esonero dall’applicazione della ritenuta d’acconto, indicandolo nell’apposito campo della domanda alla cassa. Questo perché nel regime forfettario l’imposta sostitutiva sostituisce l’IRPEF e le relative ritenute.

9. Puoi Continuare a Lavorare Durante la Maternità? {#lavoro}

Questa è una delle domande più frequenti tra le titolari di partita IVA in regime forfettario. La risposta è:

Sì, puoi continuare a lavorare

A differenza delle lavoratrici dipendenti, le lavoratrici autonome con partita IVA non hanno l’obbligo di astensione dal lavoro durante il periodo di maternità obbligatoria. Puoi continuare a fatturare, a gestire i tuoi clienti, a emettere fatture elettroniche — senza perdere nemmeno un giorno dell’indennità.

Questa flessibilità è una delle caratteristiche distintive della maternità per le lavoratrici autonome rispetto alle dipendenti.

⚠️ Eccezione importante: in caso di maternità anticipata richiesta per gravidanza a rischio, l’astensione dal lavoro è obbligatoria durante i giorni per cui si richiede l’indennità anticipata.

Allo stesso modo, per il congedo parentale (quello successivo ai 5 mesi), è necessaria la sospensione effettiva dell’attività per accedere all’indennità.

10. Casse Professionali Private: le Differenze {#casse}

Le libere professioniste iscritte a un albo professionale con propria cassa di previdenza (avvocate, mediche, psicologhe, architette, ingegnere, veterinarie, farmaciste, commercialiste, ecc.) ricevono l’indennità di maternità dalla propria cassa, non dall’INPS.

Caratteristiche comuni delle casse professionali

  • La domanda si presenta alla propria cassa di riferimento, non all’INPS
  • Il termine di presentazione è generalmente dal 7° mese di gravidanza e comunque entro 180 giorni dal parto
  • Le regole specifiche — importi minimi, massimi, eventuali proroghe — variano da cassa a cassa

Come si calcola l’importo nelle casse professionali

In generale, la formula comune a molte casse è:

Indennità = (5/12) × 80% × Reddito professionale percepito e dichiarato nel secondo anno anteriore all’evento

Esempio (evento nel 2026):

  • Si considera il reddito dichiarato nel 2024
  • Indennità = 5/12 × 80% × reddito 2024

Alcune casse prevedono:

  • Un importo minimo garantito (anche per redditi molto bassi o nulli)
  • Un importo massimo (spesso non superiore a 5 volte il minimo)
  • Proroghe di 3 mesi aggiuntivi se il reddito dell’anno precedente è inferiore a una soglia stabilita (nel 2025 circa 9.354 euro per alcune casse)

Tabella riepilogativa principali casse

CassaCategoriaBase di calcoloImporto minimo (2025)
Cassa ForenseAvvocate5/12 × 80% del reddito 2 anni primaGarantito per legge
InarcassaIngegneri/Architetti5/12 × 80% del reddito 2 anni primaPrevisto
ENPAMMedici/OdontoiatriVedi regolamento ENPAMPrevisto (con controllo automatico)
ENPAPPsicologiVedi regolamento ENPAP~5.961,60 euro (2025)
ENPAVVeterinariVedi regolamento ENPAVCon possibilità proroga

ℹ️ Per importi aggiornati e regole specifiche della tua categoria, consulta sempre il regolamento della propria cassa professionale o il sito ufficiale di riferimento.

11. Indennità di Paternità per Autonomi {#paternita}

Anche i lavoratori autonomi e i liberi professionisti in regime forfettario possono beneficiare dell’indennità di paternità. Il diritto è riconosciuto nei seguenti casi:

  • Morte o grave infermità della madre
  • Abbandono del bambino da parte della madre
  • Affidamento esclusivo del bambino al padre

I periodi indennizzabili di paternità durano quanto il periodo di maternità non fruito dalla madre. Se la madre è non lavoratrice o è sconosciuta, il periodo termina dopo tre mesi dal parto.

La domanda di indennità di paternità si presenta con le stesse modalità della maternità, attraverso il portale INPS o tramite patronato. Il padre richiedente deve indicare nella domanda la causa che dà diritto alla paternità.

12. Novità 2026 per le Lavoratrici Autonome {#novita}

La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) ha introdotto importanti aggiornamenti per le famiglie italiane, alcuni dei quali riguardano anche le lavoratrici autonome con partita IVA in regime forfettario.

Estensione del congedo parentale

  • Il congedo parentale può ora essere fruito fino ai 14 anni del figlio (in precedenza 12 anni)
  • L’indennità all’80% è stata estesa ai primi due mesi di congedo parentale (in precedenza solo il primo mese)
  • I giorni di congedo per malattia del figlio sono stati raddoppiati da 5 a 10 giorni annui per figli fino a 14 anni

Aliquote contributive Gestione Separata 2026

Secondo la Circolare INPS n. 8/2026, per l’anno 2026:

  • Aliquota IVS: 25% per i lavoratori autonomi iscritti esclusivamente alla Gestione Separata
  • Aliquota aggiuntiva per tutela maternità, malattia, ANF e congedo parentale: 0,72%
  • Aliquota complessiva: 26,07%
  • Massimale di reddito 2026: 122.295 euro
  • Minimale di reddito 2026: 18.808 euro

Bonus mamme 2026

La Legge di Bilancio 2026 ha aumentato il bonus mamme a 60 euro mensili anche per le lavoratrici autonome con almeno due figli e reddito inferiore a 40.000 euro.

Bonus Nuovi Nati

È confermato il Bonus Nuovi Nati di 1.000 euro una tantum per ogni figlio nato o adottato nel 2025 e 2026, riservato a famiglie con ISEE non superiore a 40.000 euro.

13. Errori Più Comuni da Evitare {#errori}

Le titolari di partita IVA in regime forfettario spesso commettono errori che possono portare alla perdita parziale o totale dell’indennità. Ecco i più frequenti:

1. Non essere in regola con i contributi Il requisito fondamentale è essere in regola con il pagamento dei contributi previdenziali. Un ritardo nei versamenti può compromettere il diritto all’indennità.

2. Presentare la domanda fuori termine Il diritto all’indennità si prescrive in un anno dalla fine del periodo indennizzabile. Dopo quella data, non è più possibile recuperare le somme non richieste.

3. Includere l’indennità nel calcolo del limite degli 85.000 euro L’indennità non è un compenso o ricavo ai fini del regime forfettario. Non va conteggiata per verificare il superamento della soglia degli 85.000 euro.

4. Non richiedere l’esonero dalla ritenuta d’acconto Le professioniste che ricevono l’indennità dalla cassa privata possono chiedere di non subire la ritenuta d’acconto del 20%. Se non lo fanno, dovranno poi recuperare quanto trattenuto in dichiarazione.

5. Confondere la base imponibile Nel regime forfettario, il reddito imponibile non corrisponde al fatturato lordo: si applica prima il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO. Molte contribuenti commettono l’errore di considerare il fatturato totale anziché il reddito imponibile.

6. Non verificare la propria cassa di appartenenza Libere professioniste con albo ma senza sapere di avere una cassa privata possono perdere le tutele specifiche di categoria e ricevere meno di quanto spetterebbe.

7. Presentare la domanda prima del parto (per la maternità ordinaria) La domanda di maternità ordinaria per le lavoratrici autonome va presentata dopo il parto. Le casse professionali invece accettano la domanda dal settimo mese. Non confondere le due procedure.

FAQ – Domande Frequenti {#faq}

1. Chi ha partita IVA in regime forfettario ha diritto alla maternità?

Sì, assolutamente. Il diritto alla maternità è riconosciuto a tutte le lavoratrici, indipendentemente dal regime fiscale adottato. Il regime forfettario è un regime fiscale, non previdenziale, e non incide sul diritto all’indennità. La condizione è essere iscritte alla gestione previdenziale di competenza (INPS o cassa professionale privata) e essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali.

2. Come si calcola l’importo dell’indennità di maternità per una partita IVA forfettaria in Gestione Separata?

L’indennità è pari all’80% del reddito medio giornaliero calcolato sui 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile, moltiplicato per il numero di giorni coperti (circa 150, ossia 5 mesi). La formula è: Indennità totale = 80% × (Reddito professionale ÷ 365) × 150 giorni. Il reddito di riferimento è quello risultante dalla dichiarazione dei redditi relativa all’attività libero-professionale.

3. L’indennità di maternità fa perdere il regime forfettario superando la soglia degli 85.000 euro?

No. L’indennità di maternità non è un ricavo né un compenso ai sensi del regime forfettario, quindi non rientra nel calcolo del limite degli 85.000 euro di ricavi e compensi. Anche se dovessi percepire un’indennità consistente, questa non concorre a determinare il superamento della soglia. Lo conferma l’art. 68, comma 2, del D.Lgs. 151/2001 e la Circolare Agenzia delle Entrate n. 17/E del 2012.

4. Quando va presentata la domanda di maternità per una lavoratrice autonoma con partita IVA?

Per le lavoratrici autonome iscritte all’INPS (Gestione Separata, Gestione Artigiani o Commercianti), la domanda va presentata dopo il parto. Per le professioniste iscritte a una cassa privata di previdenza, la domanda può essere presentata generalmente a partire dal settimo mese di gravidanza e comunque entro 180 giorni dalla nascita. Il diritto si prescrive dopo un anno dalla fine del periodo indennizzabile.

5. Posso continuare a lavorare e fatturare durante la maternità?

, se sei iscritta alla Gestione Separata o alla Gestione Artigiani/Commercianti INPS. Le lavoratrici autonome non hanno l’obbligo di astenersi dal lavoro durante il periodo di maternità obbligatoria e possono continuare a svolgere la propria attività e a emettere fatture elettroniche senza perdere l’indennità. Questo non vale per la maternità anticipata per gravidanza a rischio (dove l’astensione è obbligatoria) né per il congedo parentale.

6. L’indennità di maternità è soggetta a tassazione per le forfettarie?

Sì. L’indennità di maternità è reddito imponibile e va dichiarata. Per le contribuenti in regime forfettario, il trattamento fiscale dipende da chi eroga l’indennità: se proviene dalla cassa professionale privata (es. Cassa Forense), viene inserita nel quadro LM e sottoposta all’imposta sostitutiva (5% o 15%) dopo applicazione del coefficiente di redditività. Se proviene dall’INPS (Gestione Separata), è generalmente soggetta a tassazione IRPEF ordinaria.

7. Cosa succede se sono iscritta sia a una cassa professionale che all’INPS?

In caso di doppia iscrizione, il decreto del Ministero del Lavoro del 4 aprile 2002 esclude generalmente la tutela della maternità dalla Gestione Separata INPS quando la lavoratrice è già iscritta a un’altra forma previdenziale obbligatoria. In questo caso, il contributo maggiorato previsto per la tutela della maternità non viene applicato nella Gestione Separata. Devi fare riferimento alla tua cassa professionale di appartenenza per l’erogazione dell’indennità.

8. Cosa succede se durante il periodo di maternità non ho redditi? Ricevo comunque l’indennità?

Sì. Per la Gestione Separata, non è previsto un reddito minimo: anche in assenza di reddito, il diritto all’indennità si basa sui contributi versati nei 12 mesi precedenti. Per le casse professionali private, molte prevedono un importo minimo garantito anche per chi ha reddito zero o molto basso, calcolato generalmente sull’80% di cinque mesi del salario minimo giornaliero degli impiegati. Consulta il regolamento della tua cassa specifica.

9. Quanti mesi di maternità spettano a una partita IVA forfettaria?

Il periodo standard è di 5 mesi: 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo. In caso di adozione o affidamento, spettano 5 mesi dalla data di ingresso in famiglia del minore. Se il reddito dell’anno precedente è inferiore a una certa soglia (circa 9.354 euro nel 2025 per alcune casse, con rivalutazione annuale), alcune casse professionali private e la normativa INPS prevedono un’estensione di ulteriori 3 mesi di indennità (per un totale di 8 mesi).

10. Come faccio a sapere se sono in regola con i contributi previdenziali?

Puoi verificare la tua situazione contributiva accedendo all’area riservata del portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS, nella sezione “Fascicolo Previdenziale del Cittadino”. Lì trovi lo storico dei contributi versati, la posizione debitoria e lo stato di eventuali pagamenti rateizzati. Anche il tuo commercialista o consulente fiscale può effettuare questa verifica per tuo conto.

11. Il congedo parentale è disponibile anche per le partite IVA forfettarie?

Sì. Le lavoratrici autonome con partita IVA, incluse le forfettarie, hanno diritto al congedo parentale. Per le iscritte alla Gestione Separata, spettano 3 mesi nel primo anno di vita del bambino, con un’indennità al 30% del reddito convenzionale. Con le novità 2026 (Legge di Bilancio 2026), il congedo parentale può essere fruito fino ai 14 anni del figlio e i primi due mesi coperti sono ora indennizzati all’80%.

12. Posso chiedere la maternità anche se ho aperto la partita IVA da poco?

, ma con alcune precisioni. L’indennità può essere richiesta anche se l’iscrizione alla gestione previdenziale è avvenuta dopo l’inizio del periodo di maternità. Se l’iscrizione avviene entro i termini di legge (30 giorni per artigiani e commercianti, 90 giorni per altri casi) e prima dell’inizio del periodo indennizzabile, l’indennità spetta per l’intero periodo. Se l’iscrizione avviene dopo l’inizio del periodo di maternità, l’indennità spetta solo per il periodo successivo alla data di iscrizione.

13. Ho diritto all’indennità di maternità anche in caso di interruzione di gravidanza?

, in caso di interruzione di gravidanza avvenuta dopo il terzo mese di gestazione è riconosciuta un’indennità per un periodo di 30 giorni. Per le interruzioni avvenute entro il terzo mese, non è prevista l’indennità di maternità.

14. Qual è la differenza tra maternità obbligatoria e congedo parentale?

La maternità obbligatoria (o congedo di maternità) copre i 5 mesi centrali attorno al parto (2 mesi prima + 3 dopo, oppure 1 mese prima + 4 dopo con la formula flessibile) ed è automaticamente tutelata dalla legge. L’indennità per le autonome è dell’80% del reddito giornaliero. Il congedo parentale è invece facoltativo, dura al massimo 6 mesi per la madre (9 mesi totali tra entrambi i genitori), può essere fruito fino ai 14 anni del figlio (novità 2026) ed è indennizzato al 30% del reddito convenzionale (o all’80% per i primi due mesi, grazie alla Legge di Bilancio 2026).

Conclusioni {#conclusioni}

La maternità partita IVA regime forfettario è un diritto pieno, garantito dalla legge, accessibile a tutte le lavoratrici autonome che rispettano i requisiti previdenziali. Non è un privilegio riservato ai dipendenti, e il regime fiscale adottato — forfettario o ordinario — non cambia nulla.

I punti fondamentali da portare sempre con sé:

  • Il regime forfettario non esclude dalla maternità: conta solo la posizione previdenziale
  • L’importo dell’indennità varia significativamente tra Gestione Separata, Gestione Artigiani/Commercianti e casse professionali private
  • L’indennità non concorre al limite degli 85.000 euro di ricavi e compensi del forfettario
  • Le lavoratrici autonome non sono obbligate a sospendere l’attività durante la maternità ordinaria
  • La domanda va presentata online tramite INPS o tramite patronato, dopo il parto (per le autonome)
  • Il diritto si prescrive in un anno dalla fine del periodo indennizzabile: non aspettare troppo
  • Le novità della Legge di Bilancio 2026 hanno migliorato le tutele, estendendo il congedo parentale fino ai 14 anni del figlio

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Fonti ufficiali di riferimento


Le informazioni contenute in questo articolo sono di carattere generale e si basano sulla normativa vigente alla data di pubblicazione. Per situazioni individuali specifiche, si raccomanda di consultare il portale INPS, la propria cassa previdenziale di riferimento o un consulente fiscale abilitato.


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