Come si Passa dal Regime dei Minimi al Forfettario?
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Stai cercando di capire come si passa dal regime dei minimi al forfettario? Hai trovato la guida giusta. In questo articolo troverai tutto quello che devi sapere: dalla differenza tra i due regimi, alla procedura passo dopo passo, fino alle rettifiche IVA, ai nuovi adempimenti e ai requisiti da rispettare per il 2026. Tutto verificato sulle fonti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.
1. Regime dei Minimi e Regime Forfettario: Cosa Sono e Cosa li Distingue {#differenze}
Prima di capire come si passa dal regime dei minimi al forfettario, è fondamentale comprendere cosa sia stato il regime dei minimi e in cosa differisce dal sistema forfettario oggi vigente.
Il Regime dei Minimi (o dei “Contribuenti Minimi”)
Il regime dei contribuenti minimi — comunemente chiamato “regime dei minimi” — è stato introdotto dalla Legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008) e modificato successivamente con il D.L. 98/2011. Si trattava di un regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arte o professione in forma individuale, che permetteva:
- Applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF del 5% calcolata sul reddito netto (ricavi meno costi)
- Esonero dall’IVA (niente addebito né detrazione)
- Contabilità semplificata
- Esclusione dagli studi di settore e dall’IRAP
Il regime dei minimi richiedeva il rispetto di condizioni abbastanza stringenti: ricavi non superiori a 30.000 euro (ragguagliati ad anno), nessun dipendente o collaboratore, assenza di beni strumentali di importo superiore a 15.000 euro nel triennio precedente, e limiti anagrafici (under 35 anni o, in alternativa, inizio attività entro 5 anni).
Il Regime Forfettario
Il regime forfettario, introdotto dalla Legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) e in vigore dal 1° gennaio 2015, ha sostituito tutti i precedenti regimi agevolati — incluso quello dei minimi — diventando l’unico regime fiscale semplificato disponibile per le partite IVA individuali. Le sue caratteristiche principali sono:
- Imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività nei primi cinque anni)
- Reddito imponibile calcolato in modo forfettario: fatturato × coefficiente di redditività (variabile per codice ATECO)
- Esonero dall’IVA ordinaria
- Nessuna ritenuta d’acconto subita
- Esclusione dagli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)
- Obbligo di fatturazione elettronica dal 1° gennaio 2024
2. Il Regime dei Minimi è Ancora Attivo nel 2026? {#minimi-attivi}
Questa è la domanda che molti si pongono prima ancora di chiedersi come si passa dal regime dei minimi al forfettario. La risposta è chiara: no, il regime dei minimi non è più accessibile ai nuovi contribuenti dal 1° gennaio 2016.
Con l’entrata in vigore del regime forfettario, dal 2015 tutti i regimi agevolati precedenti sono stati abrogati per i nuovi ingressi. Chi era già all’interno del regime dei minimi prima del 2016, tuttavia, ha potuto mantenerlo nel tempo, a condizione che continuasse a rispettare i requisiti originari (in particolare il limite dei 30.000 euro di ricavi e il limite anagrafico dei 35 anni).
Nel 2026, chi si chiede come si passa dal regime dei minimi al forfettario si trova in una di queste situazioni:
- Ha raggiunto o superato il limite d’età dei 35 anni e non può più permanere nel regime dei minimi
- Ha superato i limiti di ricavi (30.000 euro) del regime dei minimi
- Ha maturato il quinquennio massimo di permanenza nel regime agevolato
- Vuole uscire volontariamente dal regime dei minimi per accedere alle semplificazioni del forfettario
In tutti questi casi, è fondamentale sapere come si passa dal regime dei minimi al forfettario seguendo la procedura corretta, per evitare sanzioni e adempimenti omessi.
3. Come si Passa dal Regime dei Minimi al Forfettario: La Procedura Passo per Passo {#procedura}
Vediamo nel dettaglio come si passa dal regime dei minimi al forfettario attraverso una procedura articolata in cinque fasi fondamentali.
Fase 1 – Verifica dei Requisiti di Accesso al Forfettario
Prima di qualsiasi altra cosa, è necessario accertarsi di soddisfare tutti i requisiti richiesti dalla normativa per l’accesso al regime forfettario. Il regime forfettario è considerato il regime “naturale” per i contribuenti minori: se i requisiti sono rispettati, non serve alcuna comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate.
I requisiti essenziali da verificare (vedi sezione 4 per il dettaglio completo) riguardano:
- Limite di ricavi/compensi annui (massimo 85.000 euro)
- Assenza di cause ostative (partecipazioni in società, lavoro dipendente prevalente, ecc.)
- Limite di redditi da lavoro dipendente o assimilati (massimo 35.000 euro)
- Limite di spese per collaboratori e dipendenti (massimo 20.000 euro)
Fase 2 – Comunicazione dell’Inizio dell’Applicazione del Nuovo Regime
Come si passa dal regime dei minimi al forfettario dal punto di vista comunicativo? Il regime forfettario, in quanto regime naturale, non richiede una comunicazione preventiva. Tuttavia, è obbligatorio comunicare l’adesione nella prima dichiarazione dei redditi utile (Modello Redditi Persone Fisiche), compilando il quadro LM.
Se invece sei già all’interno del regime forfettario e vuoi passare al regime ordinario (il percorso inverso), l’opzione deve essere comunicata nella dichiarazione IVA annuale barrando l’apposita casella; in questo caso il vincolo minimo è triennale.
Fase 3 – Rettifica della Detrazione IVA
Questo è il passaggio più tecnico e delicato. Quando si abbandona il regime dei minimi per entrare nel forfettario — oppure quando si passa da un regime ordinario/semplificato al forfettario — è obbligatoria la rettifica della detrazione IVA ai sensi dell’art. 19-bis2 del D.P.R. n. 633/1972.
Questa rettifica riguarda i beni e i servizi non ancora ceduti o utilizzati al termine dell’ultimo anno di applicazione del regime precedente. Ne parliamo approfonditamente nella sezione dedicata.
Fase 4 – Adeguamento della Fatturazione
Dal momento in cui operi in regime forfettario, le fatture non devono più riportare l’IVA. Dovrai:
- Utilizzare il codice natura N2.2 per indicare l’esenzione IVA
- Indicare sulla fattura la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – Regime Forfettario. Non assoggettata a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1, comma 67, L. 190/2014”
- Applicare l’imposta di bollo di 2 euro per fatture superiori a 77,47 euro
- Emettere fatture esclusivamente in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio (SdI)
Fase 5 – Aggiornamento dei Registri e della Contabilità
Nel regime forfettario, gli obblighi contabili sono notevolmente ridotti. In particolare:
- Non è obbligatoria la tenuta dei registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi)
- Non è necessaria la dichiarazione IVA annuale (salvo casi particolari legati a operazioni intracomunitarie)
- Occorre comunque numerare e conservare tutte le fatture di acquisto e le bollette doganali
- Devono essere conservati i documenti che dimostrano il rispetto dei requisiti
4. Requisiti per Accedere al Regime Forfettario nel 2026 {#requisiti}
Per capire pienamente come si passa dal regime dei minimi al forfettario, è imprescindibile conoscere i sette requisiti che regolano l’accesso e la permanenza nel regime agevolato, confermati anche per il 2026 dalla Legge di Bilancio.
| Requisito | Soglia/Condizione |
| Ricavi o compensi annui | Non superiori a 85.000 € |
| Redditi da lavoro dipendente/pensione | Non superiori a 35.000 € nell’anno precedente |
| Spese per dipendenti e collaboratori | Non superiori a 20.000 € lordi |
| Partecipazioni in SRL | Assenza di controllo diretto/indiretto in SRL con attività connessa |
| Attività esercitata prevalentemente con ex datori di lavoro | Causa ostativa entro i 2 anni precedenti |
| Regimi speciali IVA | Non applicabili contestualmente al forfettario |
| Residenza fiscale | In Italia (con eccezioni per residenti UE/SEE) |
Soglia anti-evasione (tagliola): Se nel corso dell’anno i ricavi superano 100.000 euro, la fuoriuscita dal regime forfettario è immediata già dall’anno in corso, con obbligo di applicare l’IVA a partire dall’operazione che causa il superamento (norma introdotta dalla Legge di Bilancio 2023, confermata anche per il 2026).
Per un approfondimento dettagliato sui limiti aggiornati, consulta la nostra guida: Limite Regime Forfettario 2026: Soglie e Requisiti.
5. Rettifica della Detrazione IVA: Il Passaggio Critico {#rettifica-iva}
Uno degli adempimenti più importanti — e spesso trascurati — di chi vuole sapere come si passa dal regime dei minimi al forfettario riguarda la rettifica della detrazione IVA.
Perché è Necessaria la Rettifica?
Quando eri nel regime dei minimi (o in un regime ordinario/semplificato), avresti potuto detrarre l’IVA sugli acquisti di beni e servizi. Passando al forfettario — che prevede l’esonero dall’IVA — non hai più diritto alla detrazione. Di conseguenza, devi restituire (in tutto o in parte) l’IVA già detratta relativa a beni e servizi non ancora utilizzati o ceduti.
Il riferimento normativo è l’art. 19-bis2 del D.P.R. n. 633/1972, come precisato dalla Circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023 dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa Viene Rettificato
La rettifica si applica a:
| Tipologia di bene/servizio | Regola di rettifica |
| Beni in rimanenza (merci, materie prime) | Rettifica integrale dell’IVA detratta |
| Servizi non ancora utilizzati (es. canoni anticipati, leasing) | Rettifica integrale |
| Beni strumentali ammortizzabili | Rettifica proporzionale per gli anni residui del periodo di osservazione (4 anni dalla messa in funzione; 10 anni per gli immobili) |
| Beni di costo unitario ≤ 516,46 € non ancora entrati in funzione | Rettifica integrale |
Attenzione: La rettifica non si applica ai beni strumentali per i quali il periodo di osservazione quadriennale (o decennale per gli immobili) sia già trascorso. Allo stesso modo, per i beni ammortizzabili con coefficiente di ammortamento superiore al 25%, la rettifica è dovuta solo se i beni non sono ancora entrati in funzione.
Come e Quando si Effettua la Rettifica
Operativamente, la rettifica deve essere effettuata nella dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno di applicazione del regime precedente (il rigo VF70 del modello IVA, o rigo VA14 per specifici casi), e concorre a determinare il saldo IVA finale.
Se dalla rettifica emerge un debito IVA, questo va versato in un’unica soluzione entro il 16 marzo dell’anno successivo (termine di versamento del saldo IVA dell’anno precedente). Non è possibile rateizzarlo o compensarlo nelle liquidazioni periodiche.
Se invece emerge un credito IVA (ad esempio perché le rimanenze erano state acquistate con IVA non detratta), il contribuente può:
- Richiedere il rimborso nella dichiarazione IVA
- Utilizzarlo in compensazione orizzontale con altre imposte tramite modello F24
Tutto ciò è confermato dall’art. 1, comma 63, della Legge n. 190/2014 e dai chiarimenti resi con la Circolare n. 32/E/2023 disponibile sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.
6. Adempimenti Fiscali nel Passaggio tra Regimi {#adempimenti}
Sapere come si passa dal regime dei minimi al forfettario significa anche conoscere tutti gli adempimenti che si attivano o si disattivano con il cambio di regime. Ecco un quadro riassuntivo:
Adempimenti che Cessano con l’Ingresso nel Forfettario
- Liquidazioni periodiche IVA (mensili o trimestrali): non più dovute
- Dichiarazione IVA annuale: non più obbligatoria (salvo operazioni con l’estero o altri casi specifici)
- Comunicazioni delle liquidazioni periodiche (LIPE): non più obbligatorie
- Registrazione delle fatture emesse e ricevute: non più obbligatoria
- Applicazione delle ritenute d’acconto sui compensi ricevuti: non più dovuta (tranne per dipendenti)
- IRAP: non dovuta
Adempimenti che Rimangono o si Attivano
- Numerazione e conservazione di tutte le fatture di acquisto
- Fatturazione elettronica obbligatoria tramite SdI (dal 1° gennaio 2024)
- Versamento dell’imposta di bollo (2 euro ogni fattura superiore a 77,47 euro)
- Comunicazione nella dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF, quadro LM)
- Versamento dei contributi previdenziali (INPS o casse professionali)
- Integrazione delle fatture per operazioni intracomunitarie con indicazione dell’aliquota IVA e versamento entro il 16 del mese successivo
Per saperne di più su come gestire la fatturazione nel nuovo regime, leggi: Fattura Elettronica per Forfettari: Come Funziona.
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7. Vantaggi del Regime Forfettario rispetto al Regime dei Minimi {#vantaggi}
Una volta chiarito come si passa dal regime dei minimi al forfettario, è utile anche capire perché questo passaggio sia conveniente per quasi tutti i contribuenti che ne hanno diritto.
Aliquota Fiscale Competitiva
Il regime dei minimi applicava un’imposta sostitutiva del 5% sul reddito netto (ricavi meno costi effettivi). Il regime forfettario prevede invece:
- 5% per le nuove attività nei primi cinque anni (se si rispettano i requisiti startup)
- 15% per tutti gli altri casi
Sebbene l’aliquota ordinaria del forfettario (15%) sia più alta del 5% dei minimi, occorre tenere presente che il reddito imponibile nel forfettario è calcolato in modo forfettario (fatturato × coefficiente), senza quindi tenere conto delle spese effettive. Per un contribuente con bassi costi, spesso questo si traduce in un risparmio complessivo.
Limite di Ricavi Molto Più Elevato
Il regime dei minimi aveva un tetto di 30.000 euro annui di ricavi. Il regime forfettario consente invece di arrivare fino a 85.000 euro (con fuoriuscita immediata oltre i 100.000 euro). Questo significa una maggiore libertà di crescita imprenditoriale senza cambiare regime.
Nessun Limite Anagrafico
Nel regime dei minimi esisteva un limite legato all’età (35 anni) o alla durata dell’attività (5 anni). Il regime forfettario non ha limiti temporali né anagrafici: puoi rimanere nel regime per tutto il tempo in cui rispetti i requisiti.
Semplificazioni Contabili Più Ampie
Pur avendo semplificazioni anche nel regime dei minimi, il forfettario prevede obblighi contabili ancora più ridotti: niente scritture contabili, niente registri IVA, niente IRAP. Le fatture vengono gestite esclusivamente in formato elettronico tramite SdI.
Riduzione dei Contributi INPS
Chi aderisce al regime forfettario e risulta iscritto alla gestione separata artigiani e commercianti INPS può beneficiare di una riduzione contributiva del 35%, su richiesta.
8. Tabella Comparativa: Regime dei Minimi vs Regime Forfettario {#tabella}
| Caratteristica | Regime dei Minimi | Regime Forfettario |
| Norma istitutiva | L. 244/2007, D.L. 98/2011 | L. 190/2014 |
| Aliquota imposta sostitutiva | 5% (su reddito netto) | 5% (startup) / 15% (ordinaria) |
| Limite di ricavi | 30.000 € | 85.000 € |
| Limite anagrafico/temporale | Sì (35 anni o 5 anni attività) | No |
| IVA | Esonerato | Esonerato |
| IRAP | Esonerata | Esonerata |
| Ritenute d’acconto subite | No | No |
| Fatturazione elettronica | Non prevista | Obbligatoria dal 1/1/2024 |
| ISA | Escluso | Escluso |
| Registri IVA | Non obbligatori | Non obbligatori |
| Ammortamento beni strumentali | Deducibile in modo diretto | Non deducibile (forfait) |
| Contributi INPS ridotti | No | Sì (-35%, su richiesta) |
| Ancora accessibile | No (dal 2016) | Sì |
9. Cosa Succede ai Beni Strumentali e alle Rimanenze {#beni-strumentali}
Un aspetto cruciale di come si passa dal regime dei minimi al forfettario riguarda la gestione dei beni strumentali non ancora completamente ammortizzati e delle rimanenze di magazzino al momento del cambio di regime.
Beni Strumentali Ammortizzabili
Nel regime dei minimi, il costo dei beni strumentali era deducibile integralmente nell’anno di sostenimento (cosiddetto “ammortamento integrale”). Nel forfettario, invece, la deduzione delle spese avviene in modo forfettario tramite il coefficiente di redditività applicato al fatturato: non è possibile dedurre analiticamente i costi.
Questo significa che, al momento del passaggio, occorre rilevare il valore fiscalmente riconosciuto dei beni strumentali al 31 dicembre dell’ultimo anno di applicazione del regime precedente. Tale valore sarà rilevante in futuro, qualora i beni vengano venduti (plusvalenza/minusvalenza) dopo l’uscita dal forfettario.
Componenti di Reddito “in Transito”
Il passaggio da regime per competenza (o misto) a un regime di cassa (come il forfettario) può generare fenomeni di doppia imposizione o di salto d’imposta. Per evitarli, le regole prevedono che i componenti positivi o negativi di reddito già imputati fiscalmente nei periodi precedenti non vadano riconteggiati nel regime forfettario.
In pratica, per chi entra nel forfettario provenendo da contabilità ordinaria o semplificata:
- Le spese di manutenzione eccedenti già rinviate non sono più deducibili
- Le plusvalenze per le quali era stata scelta la tassazione rateizzata concorrono al reddito negli anni originariamente previsti
- I ricavi già fatturati ma non ancora incassati (e già tassati per competenza) non verranno tassati di nuovo nel forfettario
10. Errori da Evitare nel Passaggio al Regime Forfettario {#errori}
Comprendere come si passa dal regime dei minimi al forfettario richiede anche di conoscere le trappole più comuni in cui incorrono i contribuenti durante il cambio di regime.
❌ Errore 1: Non Effettuare la Rettifica IVA
Molti contribuenti si dimenticano di effettuare la rettifica della detrazione IVA nell’ultima dichiarazione IVA presentata. Questo può comportare sanzioni per omesso versamento dell’imposta.
❌ Errore 2: Continuare ad Addebitare l’IVA in Fattura
Una volta entrati nel forfettario, le fatture non devono più contenere l’IVA. Emettere fatture con IVA nel regime forfettario è un errore grave che può attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate e configurare l’applicazione del regime ordinario.
❌ Errore 3: Non Comunicare il Cambio di Regime nella Dichiarazione dei Redditi
Sebbene non sia richiesta una comunicazione preventiva, l’adesione al forfettario deve essere segnalata nella prima dichiarazione dei redditi utile. Omettere questa comunicazione non invalida la scelta, ma espone a una sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro.
❌ Errore 4: Ignorare le Cause Ostative
Prima di transitare al forfettario, è obbligatorio verificare tutte le cause di esclusione (partecipazioni societarie, lavoro dipendente prevalente con ex datori, utilizzo di regimi speciali IVA, ecc.). Accedere al forfettario senza rispettare questi requisiti espone il contribuente a recuperi d’imposta.
❌ Errore 5: Non Adeguarsi alla Fatturazione Elettronica
Dal 1° gennaio 2024, tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite SdI. Chi proviene dal regime dei minimi (dove l’obbligo non era previsto) deve adeguarsi immediatamente, dotandosi di un software di fatturazione elettronica compatibile.
Per evitare errori nella gestione della tua nuova partita IVA forfettaria, puoi approfondire: Aprire Partita IVA in Regime Forfettario: Guida Definitiva.
11. Il Calcolo delle Tasse nel Regime Forfettario: Un Esempio Pratico
Una volta compreso come si passa dal regime dei minimi al forfettario, è utile vedere concretamente come cambiano le tasse con il nuovo regime.
Formula del Reddito Imponibile
Reddito imponibile = Fatturato annuo × Coefficiente di redditività
Imposta sostitutiva = Reddito imponibile × 15% (o 5% per startup)
Coefficienti di Redditività per i Principali Codici ATECO (2026)
| Categoria di attività | Coefficiente di redditività |
| Industrie alimentari e bevande | 40% |
| Commercio al dettaglio | 40% |
| Commercio ambulante di prodotti alimentari | 40% |
| Intermediari del commercio | 62% |
| Attività professionali, scientifiche e tecniche | 78% |
| Costruzioni e attività immobiliari | 86% |
| Attività dei servizi di alloggio e ristorazione | 40% |
| Altre attività economiche | 67% |
Esempio Pratico
Un consulente informatico con 40.000 euro di fatturato annuo:
- Coefficiente di redditività: 78%
- Reddito imponibile: 40.000 × 78% = 31.200 €
- Imposta sostitutiva al 15%: 31.200 × 15% = 4.680 €
- Contributi INPS Gestione Separata (26,23%): 31.200 × 26,23% = circa 8.184 €
Per il calcolo completo delle tasse e dei contributi nel regime agevolato, visita: Calcolo Tasse Regime Forfettario per Partita IVA.
12. Il Passaggio al Forfettario per Chi Proviene da Regime Ordinario o Semplificato
Sebbene l’articolo si concentri su come si passa dal regime dei minimi al forfettario, vale la pena chiarire che le medesime regole si applicano anche a chi proviene da un regime ordinario o semplificato. In questi casi:
- Il passaggio al forfettario avviene per comportamento concludente (senza comunicazione preventiva)
- La scelta deve essere comunicata nella prima dichiarazione IVA successiva al cambio
- La rettifica IVA ex art. 19-bis2 va comunque effettuata nell’ultima dichiarazione IVA presentata
- Il vincolo triennale non si applica se il regime precedente era anch’esso “naturale” (contabilità semplificata), come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 64/E del 14 settembre 2018
Nota bene: Chi aveva optato per il regime ordinario vincolandosi per almeno tre anni non può passare al forfettario prima del termine del triennio, salvo che il vincolo non sia già scaduto o rinnovato tacitamente anno per anno.
Puoi trovare maggiori informazioni su tasse e contributi nel regime agevolato nella nostra guida: Tasse Partita IVA: Tutto su Forfettario, INPS e ATECO.
13. Regime Forfettario e Lavoro Dipendente Contemporaneo
Un aspetto che spesso frena chi si chiede come si passa dal regime dei minimi al forfettario è il timore di non poter accedere al regime agevolato se si ha anche un contratto da lavoratore dipendente.
La normativa vigente, confermata anche per il 2026, stabilisce che è possibile avere contemporaneamente una partita IVA in regime forfettario e un rapporto di lavoro dipendente, a condizione che:
- I redditi da lavoro dipendente (o assimilati) percepiti nell’anno precedente non superino 35.000 euro
- L’attività in regime forfettario non venga svolta prevalentemente con l’ex datore di lavoro (o con soggetti ad esso direttamente o indirettamente riconducibili) nei due anni precedenti l’apertura della partita IVA
14. Fonti Normative e Riferimenti Ufficiali
Per verificare tutte le informazioni relative a come si passa dal regime dei minimi al forfettario, ti invitiamo a consultare direttamente le fonti ufficiali:
- Legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) – Commi da 54 a 89: normativa istitutiva del regime forfettario → Normattiva.it
- Agenzia delle Entrate – Regime Forfettario: informazioni ufficiali su requisiti, adempimenti e accesso → Agenziaentrate.gov.it
- Circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023: chiarimenti ufficiali su passaggio di regime e rettifiche IVA → Circolare 32/E/2023 (PDF)
- Art. 19-bis2 del D.P.R. n. 633/1972: disciplina della rettifica della detrazione IVA
- Risoluzione n. 64/E del 14 settembre 2018: chiarimenti sul vincolo triennale e regime semplificato
FAQ – Domande Frequenti su Come si Passa dal Regime dei Minimi al Forfettario {#faq}
❓ È ancora possibile aprire la partita IVA con il regime dei minimi nel 2026?
No. Il regime dei contribuenti minimi è stato abrogato per i nuovi ingressi dal 1° gennaio 2016, con l’introduzione del regime forfettario. Chi vuole avviare una nuova attività oggi può accedere esclusivamente al regime forfettario (se ne rispetta i requisiti) oppure al regime ordinario o semplificato.
❓ Devo comunicare qualcosa all’Agenzia delle Entrate prima di passare al forfettario?
No, non è richiesta alcuna comunicazione preventiva. Il regime forfettario è considerato un regime “naturale” per i contribuenti che rispettano i requisiti: basta iniziare a comportarsi come un forfettario (emettere fatture senza IVA, non effettuare liquidazioni periodiche IVA, ecc.) e comunicare la scelta nella prima dichiarazione dei redditi utile (quadro LM del Modello Redditi PF).
❓ Cosa devo fare con l’IVA già detratta sugli acquisti prima del passaggio?
Devi effettuare la rettifica della detrazione IVA ai sensi dell’art. 19-bis2 del D.P.R. n. 633/1972, nell’ultima dichiarazione IVA annuale che presenti prima di entrare nel forfettario. Questa rettifica riguarda beni in rimanenza, servizi non ancora utilizzati e beni strumentali non ancora completamente ammortizzati (se non sono trascorsi 4 anni dalla messa in funzione, o 10 anni per gli immobili). Il debito IVA che ne emerge deve essere versato entro il 16 marzo dell’anno di passaggio.
❓ Nel regime forfettario posso ancora dedurre le spese effettive come facevo nel regime dei minimi?
No. Nel regime forfettario non è possibile dedurre le spese analiticamente. Il reddito imponibile viene determinato applicando al fatturato un coefficiente di redditività fisso (stabilito per codice ATECO), che rappresenta in modo forfettario la quota di reddito lordo. L’unica deduzione analitica consentita è quella dei contributi previdenziali obbligatori, che abbattono il reddito imponibile prima del calcolo dell’imposta sostitutiva.
❓ Posso tornare al regime dei minimi se il forfettario non mi conviene?
No, in nessun caso. Il regime dei minimi è stato abrogato per i nuovi ingressi dal 2016. Se decidi di uscire dal regime forfettario, puoi passare al regime ordinario (IRPEF + IVA ordinaria) oppure, se i tuoi ricavi non superano determinate soglie, al regime semplificato. Il passaggio al regime ordinario comporta un vincolo minimo di tre anni.
❓ Cosa succede ai beni strumentali che ho acquistato nel regime dei minimi e che avevo già dedotto integralmente?
Nel regime dei minimi era prevista la deducibilità integrale dei beni strumentali nell’anno di acquisto. Nel passaggio al forfettario, il valore fiscalmente riconosciuto di questi beni al 31 dicembre dell’ultimo anno del regime precedente sarà rilevante solo ai fini del calcolo di eventuali plusvalenze o minusvalenze in caso di cessione successiva all’eventuale fuoriuscita dal forfettario. In costanza di regime forfettario, la cessione di beni strumentali non genera plusvalenza né minusvalenza fiscalmente rilevante.
❓ Quanto dura il periodo agevolato al 5% se apro una nuova partita IVA nel 2026?
Se apri una nuova partita IVA in regime forfettario nel 2026 e rispetti i requisiti per l’aliquota ridotta (non aver esercitato nei tre anni precedenti attività d’impresa, arte o professione; non proseguire un’attività svolta da altro soggetto), puoi beneficiare dell’imposta sostitutiva del 5% per cinque anni: 2026, 2027, 2028, 2029 e 2030. Dal 2031, si applicherà l’aliquota ordinaria del 15%.
❓ È vero che nel forfettario non si paga l’IRAP?
Sì, confermato. I contribuenti in regime forfettario sono esclusi dall’applicazione dell’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive). Questo rappresenta un ulteriore risparmio fiscale rispetto al regime ordinario, dove l’IRAP è dovuta (con aliquota ordinaria del 3,9%).
❓ Posso continuare a lavorare come dipendente e aprire la partita IVA in regime forfettario?
Sì, è possibile avere contemporaneamente un rapporto di lavoro dipendente e una partita IVA in regime forfettario, a condizione che i redditi da lavoro dipendente (o da pensione) dell’anno precedente non superino 35.000 euro (soglia confermata dalla Legge di Bilancio 2026). È inoltre necessario che l’attività svolta con la partita IVA non sia diretta prevalentemente verso l’ex datore di lavoro nei due anni precedenti.
❓ Quando devo presentare la prima dichiarazione dei redditi come forfettario?
La dichiarazione dei redditi in regime forfettario va presentata tramite il Modello Redditi Persone Fisiche (Modello PF), compilando il quadro LM. I termini di presentazione sono gli stessi del regime ordinario: generalmente entro il 31 ottobre dell’anno successivo a quello di riferimento (es. per i redditi 2026, la dichiarazione va presentata entro il 31 ottobre 2027). È obbligatorio presentarla anche se il reddito è pari a zero.
❓ Se sono un professionista con partita IVA, le mie fatture nel forfettario devono contenere la dicitura “senza applicazione dell’IVA”?
Sì. Le fatture emesse in regime forfettario devono riportare un’apposita dicitura che indica l’esenzione dall’IVA ai sensi della Legge n. 190/2014 e l’assenza di ritenuta d’acconto. Devono inoltre indicare il codice natura N2.2 nel file XML della fattura elettronica. Se l’importo supera 77,47 euro, è obbligatoria l’apposizione dell’imposta di bollo di 2 euro, gestita telematicamente tramite il portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate.
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Conclusioni {#conclusioni}
Comprendere come si passa dal regime dei minimi al forfettario è oggi un’esigenza concreta per i contribuenti che, a causa dell’abolizione del vecchio regime agevolato, devono necessariamente transitare verso il sistema forfettario. Il percorso, pur richiedendo attenzione e precisione, non è tecnicamente complesso se si seguono le fasi corrette.
In sintesi, come si passa dal regime dei minimi al forfettario richiede:
- Verifica dei requisiti di accesso al forfettario (limite ricavi, cause ostative, redditi da lavoro dipendente)
- Effettuazione della rettifica IVA sulle rimanenze e sui beni strumentali nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno del regime precedente
- Adeguamento della fatturazione (niente più IVA in fattura, obbligo di fattura elettronica, codice N2.2)
- Comunicazione del nuovo regime nella prima dichiarazione dei redditi utile (Modello Redditi PF, quadro LM)
- Abbandono degli obblighi contabili non più previsti (registri IVA, liquidazioni periodiche, dichiarazione IVA)
Il regime forfettario offre oggi vantaggi significativi rispetto al vecchio regime dei minimi: nessun limite anagrafico, soglia di ricavi quasi triplicata (85.000 euro contro i 30.000 dei minimi), semplificazioni contabili ancora maggiori e possibilità di riduzione dei contributi INPS del 35%.
Se stai valutando come si passa dal regime dei minimi al forfettario e vuoi essere sicuro di non sbagliare, è sempre consigliabile affidarsi a un commercialista abilitato, in grado di gestire correttamente la rettifica IVA e tutti gli adempimenti connessi al cambio di regime.
Per ulteriori approfondimenti sulla gestione del tuo regime fiscale, consulta anche:
- Aprire Partita IVA in Regime Forfettario: Guida Definitiva
- Tasse Partita IVA: Tutto su Forfettario, INPS e ATECO
- Limite Regime Forfettario 2026: Soglie e Requisiti
Articolo redatto sulla base delle disposizioni vigenti della Legge n. 190/2014, della Circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023 e delle istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate. Le informazioni contenute hanno carattere generale e informativo. Per valutazioni personalizzate, si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.