Controlli fiscali 2025: boom di accertamenti, +18% sull'anno prima. Chi rischia di più

Controlli fiscali 2025: boom di accertamenti, +18% sull’anno prima. Chi rischia di più

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Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha condotto oltre 223.000 accertamenti ordinari, quasi 34.000 in più rispetto al 2024. È un aumento del 18%, e più dell’11% di questi controlli ha riguardato titolari di partita IVA. Il dato arriva direttamente dal Ministero dell’Economia, che lo ha comunicato in commissione Finanze alla Camera rispondendo a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle sulla presunta scarsità dei controlli fiscali.

La risposta della sottosegretaria Lucia Albano smentisce quella premessa. I controlli non sono diminuiti: sono cresciuti, e sono anche cambiati nel metodo. L’Agenzia punta sempre di più su banche dati incrociate, analisi del rischio e strumenti di data analysis, con l’intelligenza artificiale come supporto e non come soggetto decisore. Per chi ha una partita IVA, in regime forfettario o ordinario, questo significa una cosa concreta: la probabilità di essere selezionati per un controllo dipende sempre meno dal caso e sempre più da quanto i tuoi dati dichiarativi si discostano dal profilo di rischio atteso per la tua categoria.

I numeri del 2025: cosa dice davvero la relazione della Corte dei conti

I dati diffusi dal Mef si basano sulla relazione della Corte dei conti sul rendiconto generale dello Stato. Il quadro che emerge è più articolato di un semplice “più controlli”:

Voce20242025Variazione
Accertamenti ordinari189.578223.647+18%
Controlli ISA su autonomicirca 93.000103.449+11,3%
Accessi brevi e verifiche sul territorio18.31650.928+178%
Indagini finanziarie sui conti correnti2.115 circa6.566oltre il triplo
Recupero da accertamenti ordinari (IVA, dirette, IRAP)4,730 miliardi €4,096 miliardi €-13,4%
Recupero totale da attività di controllo18,790 miliardi €19,423 miliardi €+3,4%
Controlli conclusi senza recupero o annullati in autotutela9,5%16,9%quasi raddoppiato

Un dato salta all’occhio: gli accertamenti ordinari sono aumentati, ma il gettito recuperato da questo canale specifico è sceso del 13,4%. Il grosso della crescita del recupero fiscale arriva invece dalla compliance preventiva, le comunicazioni con cui il Fisco invita il contribuente a sanare spontaneamente un’anomalia prima che si arrivi a un vero accertamento. Nel 2025 queste lettere hanno generato versamenti per 2,662 miliardi di euro, e lo strumento più efficace in assoluto sono state le comunicazioni sulle LIPE, le liquidazioni periodiche IVA, da sole responsabili di quasi 1,73 miliardi di euro di incassi.

La Corte dei conti segnala anche un altro elemento da non sottovalutare: la quota di controlli ordinari chiusi senza alcun recupero, o annullati del tutto in autotutela, è salita al 16,9% nel 2025, quasi il doppio del 9,5% registrato l’anno prima. Per la magistratura contabile è un segnale che i criteri di selezione dei contribuenti da controllare vanno rivisti, perché una quota crescente di verifiche finisce per colpire posizioni fiscali che, alla prova dei fatti, erano regolari.

Perché i controlli su partita IVA sono aumentati così tanto

Il balzo più vistoso riguarda gli accessi brevi e le verifiche mirate sul territorio, passati da 18.316 a 50.928 in un solo anno. Di questi, oltre 7.800 hanno riguardato specificamente i controlli sugli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), lo strumento con cui l’Agenzia valuta quanto un professionista o una piccola impresa si discosta dai ricavi attesi per la propria categoria.

Le indagini finanziarie sui conti correnti sono più che triplicate rispetto al 2024, un aumento del 186% rispetto al 2022. Questo tipo di controllo permette a Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate di analizzare direttamente i movimenti bancari quando l’analisi del rischio segnala anomalie. È lo stesso meccanismo alla base dell’accertamento induttivo previsto dall’art. 55 del DPR 633/1972, che consente all’Agenzia di ricostruire i ricavi di chi omette la dichiarazione IVA o presenta dichiarazioni gravemente irregolari, basandosi su qualsiasi dato disponibile, comprese le movimentazioni bancarie.

Anche i controlli sui crediti d’imposta utilizzati in compensazione con il modello F24 sono aumentati, arrivando a 11.827 verifiche. È un’area su cui l’Agenzia ha intensificato l’attenzione negli ultimi anni, dopo i casi di crediti inesistenti o inesigibili compensati impropriamente da imprese e partite IVA.

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Cosa cambia per chi ha una partita IVA nel regime forfettario o ordinario

Il messaggio del Mef è esplicito: la strategia dell’Agenzia delle Entrate punta a controlli sempre più mirati, non a un aumento indiscriminato della pressione su tutti i contribuenti. Chi ha una posizione fiscale regolare, con ricavi coerenti con gli indici ISA della propria categoria e senza anomalie nei versamenti IVA, dovrebbe vedere un rischio di controllo relativamente stabile o addirittura ridotto rispetto al passato.

Il rischio si concentra invece su alcuni profili specifici:

  • partite IVA con punteggio ISA basso o in costante peggioramento
  • soggetti che presentano scostamenti significativi tra le fatture elettroniche trasmesse e quanto dichiarato in sede di liquidazione periodica IVA
  • contribuenti che ricevono comunicazioni di anomalia (le cosiddette lettere di compliance) e non regolarizzano la propria posizione
  • soggetti titolari di crediti d’imposta compensati in F24 senza adeguata documentazione

Chi gestisce la propria partita IVA in regime forfettario senza commercialista deve prestare particolare attenzione alla coerenza tra fatturato dichiarato e dati trasmessi tramite fatturazione elettronica, perché è proprio l’incrocio tra questi due flussi di dati a generare la maggior parte delle segnalazioni automatiche.

Il ruolo della fatturazione elettronica e dei termini di accertamento

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i termini entro cui l’Agenzia delle Entrate può notificare un accertamento. Per chi emette e riceve esclusivamente fatture elettroniche e utilizza pagamenti tracciati sopra i 500 euro, i termini di accertamento fiscale sono ridotti di due anni rispetto agli ordinari, come previsto dall’art. 57 del DPR 633/1972. È un incentivo alla digitalizzazione che vale la pena conoscere, insieme al resto delle regole su quando è entrato in vigore l’obbligo della fattura elettronica e a chi si applica oggi.

Questo termine ridotto, però, non elimina l’obbligo di conservare correttamente i registri IVA e la documentazione contabile. Le regole sulla tenuta e conservazione dei registri IVA previste dall’art. 39 del DPR 633/1972 restano centrali: se durante una verifica della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate la documentazione richiesta non è disponibile, il rischio è che si proceda con un accertamento induttivo, con ricostruzione presuntiva dei ricavi.

Cosa fare se ricevi una lettera di compliance o un avviso di controllo

Con quasi 2,7 miliardi di euro recuperati solo dalle comunicazioni preventive nel 2025, le lettere di compliance sono ormai lo strumento con cui l’Agenzia intercetta la maggior parte delle anomalie prima che si arrivi a un vero accertamento. Ignorarle non è mai la scelta giusta: il canale del ravvedimento operoso resta aperto solo finché non parte formalmente un controllo, e le sanzioni ridotte applicabili in autoregolarizzazione sono nettamente inferiori a quelle previste in caso di accertamento.

Se aderisci al Concordato Preventivo Biennale 2026-2027, la tua posizione per i periodi concordati gode di una protezione aggiuntiva dagli accertamenti, oltre a una riduzione dei termini di controllo per chi rinnova l’adesione dopo il primo biennio. Chi invece ha annualità pregresse da sistemare può valutare anche gli strumenti di sanatoria attualmente in discussione, come descritto nella nostra guida sulla sanatoria fiscale per partite IVA relativa agli anni 2020-2024.

Per chi si accorge da solo di un errore o di un ritardo nel versamento IVA, prima che arrivi qualunque comunicazione dall’Agenzia, lo strumento resta il ravvedimento operoso. Il nostro calcolatore del ravvedimento operoso IVA permette di verificare in pochi secondi sanzione ridotta e interessi dovuti, in base a quanto tempo è passato dalla scadenza originaria.

Domande frequenti

I controlli fiscali sono davvero aumentati nel 2025? 

Sì. Gli accertamenti ordinari sono passati da 189.578 nel 2024 a 223.647 nel 2025, con un incremento del 18%. Il dato è stato confermato dal Mef in commissione Finanze alla Camera, sulla base della relazione della Corte dei conti.

Quanti controlli hanno riguardato le partite IVA? 

Oltre l’11% degli accertamenti del 2025 ha riguardato soggetti titolari di partita IVA. A questi si aggiungono 103.449 controlli sostanziali sugli autonomi soggetti agli indici ISA, l’11,3% in più rispetto al 2024.

L’intelligenza artificiale può fare un accertamento fiscale al posto di un funzionario? 

No. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha ribadito che nessun accertamento viene effettuato tramite intelligenza artificiale. I modelli di analisi del rischio servono a individuare i profili più a rischio, ma la guida e la supervisione umana restano centrali in tutto il procedimento di controllo.

Cosa succede se ricevo una lettera di compliance dall’Agenzia delle Entrate? 

È un invito a regolarizzare spontaneamente un’anomalia rilevata nei dati, prima che si trasformi in un accertamento vero e proprio. Le lettere legate alle liquidazioni periodiche IVA (LIPE) sono state lo strumento più efficace nel 2025, con quasi 1,73 miliardi di euro di versamenti generati. Regolarizzare in questa fase comporta sanzioni molto più basse rispetto a un accertamento formale.

Il regime forfettario riduce il rischio di controlli? 

Non di per sé. Chi è in regime forfettario è comunque soggetto agli indici ISA per la propria categoria ATECO e ai controlli automatizzati basati sull’incrocio tra fatture elettroniche e dichiarazioni. Ridurre il rischio dipende dalla coerenza dei dati dichiarati, non dal regime fiscale scelto.

Cosa significa che il 16,9% dei controlli si è concluso senza recupero? 

Significa che quasi 1 controllo ordinario su 6, nel 2025, si è chiuso senza trovare irregolarità rilevanti o è stato annullato in autotutela dalla stessa Agenzia. La Corte dei conti ha segnalato che questo dato, quasi raddoppiato rispetto al 9,5% del 2024, merita un approfondimento sui criteri di selezione dei contribuenti da controllare.

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In sintesi

Il 2025 conferma una tendenza già visibile negli anni precedenti: l’Agenzia delle Entrate controlla di più, ma lo fa in modo più selettivo, incrociando dati di fatturazione elettronica, LIPE, indici ISA e movimenti bancari per individuare i profili a rischio più alto. Per chi ha una partita IVA, la difesa migliore resta la stessa di sempre: fatturazione elettronica in ordine, registri IVA conservati correttamente, e attenzione immediata a qualsiasi comunicazione di anomalia prima che diventi un accertamento formale.

Fonti

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