Riforma Fiscale 2026: Scadenze, Concordato Preventivo e Novità Partita IVA

Riforma Fiscale 2026: Scadenze, Concordato Preventivo e Novità Partita IVA

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Cos’è la riforma fiscale e perché la scadenza è slittata

La riforma fiscale italiana nasce da una legge delega approvata nel 2023, con l’obiettivo dichiarato di semplificare il sistema tributario, ridurre il carico fiscale su cittadini e imprese e rendere meno conflittuale il rapporto tra contribuenti e Agenzia delle Entrate. Sulla carta doveva essere completata entro il 29 agosto 2025. Con la legge 120/2025 quella scadenza è stata prorogata al 29 agosto 2026, mentre il termine per i decreti correttivi e integrativi è stato spostato addirittura al 29 agosto 2028.

Per chi ha partita IVA, questo non è un dettaglio burocratico da ignorare: significa che alcuni strumenti nati dalla riforma, come il concordato preventivo biennale, sono ancora in fase di aggiustamento, e le regole del gioco possono cambiare anche a stagione già iniziata. Vale la pena tenere d’occhio gli aggiornamenti invece di dare per scontato che le regole di quest’anno restino identiche il prossimo.

Il concordato preventivo biennale 2026-2027

Lo strumento più concreto nato dalla riforma, e quello che riguarda più da vicino chi ha partita IVA, è il concordato preventivo biennale. L’idea di fondo: l’Agenzia delle Entrate calcola in anticipo, sulla base dei dati ISA e di quelli comunicati dal contribuente, il reddito presunto per i due anni successivi. Se accetti la proposta, sai già oggi quante tasse pagherai nel 2026 e nel 2027, a prescindere da quanto guadagni davvero.

Il vantaggio principale è semplice da capire con un esempio. Se l’Agenzia propone un reddito concordato di 40.000 euro e tu, nel 2026, guadagni 48.000 euro, su quegli 8.000 euro di differenza non paghi nulla in più. Il rischio, ovviamente, è simmetrico: se guadagni meno del previsto, le imposte restano calcolate sulla cifra concordata, non su quella effettiva.

Chi accetta il concordato ottiene anche accesso ai benefici premiali ISA su compensazioni, rimborsi e riduzione dei controlli, oltre alla possibilità di tassare la parte di reddito che supera quella dell’anno precedente con un’imposta sostitutiva invece che con gli scaglioni IRPEF ordinari. L’aliquota dipende dal punteggio di affidabilità fiscale ISA dell’anno prima del concordato: 10% con punteggio pari o superiore a 8, 12% tra 6 e 7,99, 15% sotto 6. Chi ha un buon punteggio ISA, quindi, paga meno sull’eccedenza rispetto a chi parte da un punteggio basso.

Un punto importante da non confondere: il concordato riguarda solo le imposte dirette (IRPEF o IRES) e l’IRAP. Non ha alcun effetto sull’IVA, che continua a essere calcolata e versata con le regole ordinarie, fattura per fattura, indipendentemente dall’adesione al concordato.

Le scadenze da segnare

Il termine originario per aderire al concordato 2026-2027 era il 30 settembre 2026, in coincidenza con la presentazione del modello Redditi. Con la conversione in legge del decreto fiscale (DL 38/2026), quel termine è stato ufficialmente spostato al 31 ottobre 2026, per allinearlo alla trasmissione dei dati ISA aggiornati. Poiché il 31 ottobre 2026 cade di sabato, la scadenza effettiva slitta a lunedì 2 novembre 2026. È una data confermata dalla legge, non più solo un’ipotesi, ma resta comunque buona norma verificare eventuali aggiornamenti sul sito dell’Agenzia delle Entrate prima di presentare la dichiarazione.

C’era anche una finestra di ravvedimento speciale legata al concordato, riservata a chi aveva aderito nel 2025: la possibilità di regolarizzare posizioni fiscali del periodo 2019-2023 pagando un’imposta sostitutiva su una base imponibile maggiorata. Quella finestra si è chiusa il 15 marzo 2026 e oggi non è più aperta. Se hai aderito al concordato nel 2025 e non hai colto quell’occasione, vale la pena chiedere al tuo commercialista se sono previste nuove finestre di regolarizzazione per il biennio 2026-2027.

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Chi resta fuori

Non tutte le partite IVA possono aderire. Restano esclusi, tra gli altri, i contribuenti con debiti tributari e contributivi che superano complessivamente 5.000 euro alla data del 31 dicembre 2025 (i debiti rateizzati o sospesi non contano ai fini di questa soglia, salvo decadenza dal beneficio), chi ha iniziato l’attività da meno di un anno e chi rientra in specifiche cause di esclusione legate al tipo di reddito dichiarato nel periodo precedente.

Chi lavora nel settore agricolo, ad esempio, ha requisiti di accesso specifici legati all’attività svolta in modo prevalente nel 2025. Da segnalare anche un’esclusione strutturale: chi è in regime forfettario non può più aderire al concordato per il biennio 2026-2027, come spiegato più avanti. Vale sempre la pena farsi confermare l’idoneità dal proprio commercialista prima di considerare l’adesione una strada percorribile.

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Cosa cambia sull’IRPEF

Al di fuori del concordato, la Legge di Bilancio 2026 ha già prodotto un effetto diretto e più immediato: la seconda aliquota IRPEF, quella che si applica alla fascia di reddito tra 28.000 e 50.000 euro, scende dal 35% al 33% a partire dal 1° gennaio 2026. Lo sconto massimo è di 440 euro l’anno e spetta a chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro; per chi guadagna meno in quella fascia, il risparmio è proporzionalmente più basso, mentre per chi supera i 200.000 euro di reddito complessivo il beneficio viene neutralizzato da un taglio equivalente sulle detrazioni.

Gli aumenti contrattuali restano tassati al 5% per i redditi fino a 33.000 euro, una misura che si applica non solo ai contratti rinnovati nel 2025 e nel 2026, ma anche a quelli del 2024.

Cosa significa in pratica per chi ha partita IVA

Se hai partita IVA e rientri tra i soggetti ISA, il concordato preventivo biennale è la decisione più concreta che la riforma ti mette davanti quest’anno. Vale la pena valutarlo se prevedi un reddito in crescita nel biennio, perché in quel caso l’eccedenza non tassata può tradursi in un risparmio reale. Ha meno senso se ti aspetti un calo di fatturato, perché le imposte resterebbero comunque calcolate sulla cifra concordata più alta.

Chi è già in regime forfettario segue un percorso diverso: il D.Lgs. 81/2025 ha eliminato l’accesso al concordato preventivo biennale per i forfettari a partire dal rinnovo 2025-2026, quindi per il biennio 2026-2027 questo strumento non è più un’opzione disponibile per chi è in forfettario. Se non sei sicuro di quale regime applichi alla tua situazione, o quanto la scelta tra forfettario e ordinario impatti sul tuo carico fiscale reale, conviene fare due conti concreti prima di decidere se e quando passare da un regime all’altro.

Domande frequenti

Qual è la nuova scadenza per l’attuazione della riforma fiscale? 

Il 29 agosto 2026, prorogata dalla scadenza originaria del 29 agosto 2025 tramite la legge 120/2025. I decreti correttivi possono arrivare fino al 29 agosto 2028.

Chi può aderire al concordato preventivo biennale 2026-2027? 

I titolari di partita IVA soggetti agli indici ISA, con esclusioni legate a debiti tributari e contributivi sopra 5.000 euro complessivi, attività iniziata da meno di un anno o specifiche condizioni reddituali del periodo precedente. I forfettari sono esclusi dal 2025-2026 in poi.

Cosa succede se guadagno più del reddito concordato? 

Sulla parte eccedente non paghi imposte aggiuntive rispetto a quanto concordato, ed è tassata con un’imposta sostitutiva (10%, 12% o 15% in base al punteggio ISA) invece che con gli scaglioni IRPEF ordinari.

E se guadagno meno del previsto? 

Le imposte restano calcolate sul reddito concordato, non su quello effettivo. È il rischio principale da valutare prima di aderire.

Il regime forfettario è coinvolto nel concordato preventivo biennale? 

No, non più. Il D.Lgs. 81/2025 ha escluso i forfettari dal concordato a partire dal rinnovo 2025-2026, quindi per il biennio 2026-2027 non è un’opzione disponibile per chi è in forfettario.

Il concordato preventivo biennale riguarda anche l’IVA?

No. Il concordato fissa in anticipo solo IRPEF (o IRES) e IRAP. L’IVA continua a essere calcolata e versata con le regole ordinarie, indipendentemente dall’adesione.

Entro quando devo decidere se aderire? 

Il termine è stato fissato per legge al 31 ottobre 2026, che diventa 2 novembre 2026 perché il 31 ottobre cade di sabato.

In sintesi

La riforma fiscale italiana è ancora un cantiere aperto, con scadenze che si sono spostate più volte nell’ultimo anno. Per chi ha partita IVA, lo strumento che vale la pena seguire da vicino è il concordato preventivo biennale: può convenire se ti aspetti un reddito in crescita, meno se prevedi un calo. In entrambi i casi, la decisione va presa con numeri reali sul tavolo, non sulla base di una stima approssimativa, e idealmente con il supporto di chi segue la tua contabilità.

Fonti

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