Regime Forfettario 2025: Oltre 2 Milioni di Partite IVA, 3,4 Miliardi di Mancato Gettito — La Corte dei Conti Fa i Conti
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Il regime forfettario è ormai il regime fiscale di riferimento per oltre 2 milioni di partite IVA in Italia. Lo certifica la Corte dei Conti nel suo Rapporto sul Rendiconto Generale dello Stato 2025, presentato il 24 giugno 2026: il costo in termini di mancato gettito fiscale ha raggiunto 3,4 miliardi di euro nel 2025, cifra significativamente superiore alle stime originali, con una crescita dei beneficiari del 24,7% rispetto al 2019.
Sono numeri che raccontano il successo di massa di una flat tax pensata per semplificare la vita ai lavoratori autonomi — ma che sollevano anche domande serie sull’equità del sistema fiscale italiano e sulla tenuta dei conti pubblici. In questo articolo analizziamo cosa dice esattamente la Corte dei Conti, cosa significa per chi ha o sta valutando una partita IVA in regime forfettario, e qual è il quadro fiscale complessivo in cui si inserisce questa misura.
Cos’è il Regime Forfettario e Perché Interessa Così Tanti
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato a persone fisiche titolari di partita IVA con ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro. Introdotto dalla Legge n. 190/2014 e progressivamente ampliato, prevede:
- Una imposta sostitutiva fissa al 15% sul reddito imponibile (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività, per chi avvia una nuova impresa)
- Il calcolo del reddito imponibile tramite coefficienti di redditività predefiniti (dal 40% all’86% a seconda del codice ATECO)
- L’esclusione dall’IVA: il forfettario non addebita IVA sulle proprie fatture e non ha diritto alla detrazione dell’IVA sugli acquisti
- L’esonero da IRAP, da studi di settore e da ISA
- Obblighi contabili semplificati
È un regime pensato per ridurre il carico burocratico e fiscale sui lavoratori autonomi di piccole dimensioni. Il suo successo è stato travolgente: dal 2019 al 2025, il numero di aderenti è cresciuto del 24,7%, superando quota 2 milioni.
Cosa Dice la Corte dei Conti nel 2026
Nel Rapporto sul Rendiconto Generale dello Stato 2025 — il documento con cui la Corte dei Conti certifica i conti pubblici italiani — emergono tre passaggi fondamentali sul regime forfettario:
1. Erosione della base imponibile IRPEF La Corte segnala “la graduale erosione della base imponibile dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per effetto dell’espansione dei regimi sostitutivi e forfetari”. In pratica, più contribuenti escono dalla progressività IRPEF per entrare nella flat tax, riducendo il gettito potenziale dell’imposta sul reddito.
2. Il costo reale del forfettario Il regime forfettario ha raggiunto “oltre due milioni di beneficiari, con un costo stimato in termini di mancato gettito di circa 3,4 miliardi per il 2025, significativamente superiore alle previsioni originarie”.
3. La crescita costante degli aderenti Il numero di beneficiari è cresciuto del 24,7% rispetto al 2019, con una tendenza all’aumento progressivo che non mostra segni di rallentamento.
3,4 Miliardi di Mancato Gettito: Cosa Significa Davvero
I 3,4 miliardi di euro di “mancato gettito” non sono una perdita secca per lo Stato: rappresentano la differenza tra le tasse che questi 2 milioni di partite IVA avrebbero pagato in regime ordinario IRPEF e quelle che pagano effettivamente con la flat tax al 15%.
Per capire la dimensione reale, facciamo un calcolo semplice. Se i 2 milioni di forfettari pagassero in media il 27% di IRPEF netta (aliquota media effettiva per redditi tra 20.000 e 50.000 euro) invece del 15% forfettario, la differenza di gettito sarebbe nell’ordine di diversi miliardi. La Corte la quantifica in 3,4 miliardi, che equivale a circa 1.700 euro per contribuente forfettario all’anno.
È un costo giustificato?
La risposta dipende dalla prospettiva:
Pro (argomenti a favore del forfettario):
- Riduce il lavoro nero incentivando l’emersione dei redditi autonomi
- Abbassa i costi di compliance per i piccoli professionisti
- Stimola l’imprenditorialità e il lavoro autonomo
- Genera comunque gettito contributivo INPS che altrimenti potrebbe non esistere
Contro (argomenti critici della Corte dei Conti):
- Crea un’asimmetria tra lavoratori dipendenti (soggetti a IRPEF progressiva) e autonomi (flat tax al 15%)
- Il costo di 3,4 miliardi è molto superiore alle stime originali
- La soglia degli 85.000 euro copre una fascia di reddito che non è più solo “piccolo autonomo”
- Riduce la progressività del sistema fiscale
Il Contesto: Pressione Fiscale al 43,1% e IRPEF Squilibrata
Il dato sul regime forfettario va letto insieme agli altri numeri del Rapporto della Corte dei Conti, che dipingono un sistema fiscale italiano sotto tensione strutturale.
Pressione fiscale record
La pressione fiscale complessiva è salita dal 42,4% al 43,1% del PIL nel 2025 — uno dei livelli più alti nella storia recente dell’Italia e tra i più elevati in Europa. Il gettito tributario volontario dalle principali imposte ha raggiunto 595,8 miliardi di euro, con un incremento di 51,8 miliardi nel triennio 2023–2025.
L’IRPEF pesa quasi solo sui dipendenti
Il dato forse più dirompente dell’intero rapporto è questo: l’82% dell’IRPEF è pagato da lavoratori dipendenti e pensionati. La Corte dei Conti lo cita esplicitamente come evidenza della “mancata equità orizzontale” del sistema — un’imposta che dovrebbe colpire tutti i redditi in modo uniforme finisce per gravare quasi esclusivamente su chi non può “scegliere” il proprio regime fiscale.
Il regime forfettario contribuisce a questo squilibrio: 2 milioni di partite IVA fuoriescono dalla progressività IRPEF, lasciando dipendenti e pensionati a sostenere la quota maggioritaria del gettito.
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Tax expenditures: 119 miliardi di agevolazioni
La Corte stima che le tax expenditures — agevolazioni, deduzioni, detrazioni e regimi sostitutivi — rappresentino un mancato gettito totale di circa 119 miliardi di euro (5,3% del PIL). La revisione di queste agevolazioni è ancora in corso nell’ambito della delega fiscale, con autorizzazione prorogata al 29 agosto 2026.
Il Superbonus e il deficit
Il deficit 2025 si è attestato al 3,1% del PIL (69,4 miliardi in valore assoluto), peggiore delle attese per via dell’“emersione in larga misura inattesa di nuovi crediti edilizi riconducibili alla previgente disciplina del Superbonus”. Nonostante ciò, il risultato rappresenta un miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 e al 7,1% del 2023.
Regime Forfettario e IVA: Il Punto Chiave
Chi aderisce al regime forfettario non applica l’IVA sulle proprie fatture. Questo è uno degli aspetti più rilevanti del regime — e uno dei più fraintesi.
Come funziona l’esenzione IVA nel forfettario
- Il forfettario emette fatture senza IVA, con la dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, L. 190/2014 – Regime forfetario”
- Il cliente che riceve la fattura non può detrarre alcuna IVA (perché non è stata addebitata)
- Il forfettario non versa IVA all’Erario e non presenta la dichiarazione IVA annuale
- Il forfettario non può detrarre l’IVA sugli acquisti effettuati per la propria attività
Quando il forfettario incontra l’IVA: le eccezioni
Esistono situazioni in cui anche il forfettario si trova a fare i conti con l’IVA:
Acquisti intracomunitari: Se il forfettario acquista beni o servizi da fornitori UE per importi superiori a 10.000 euro annui, è tenuto a registrarsi ai fini IVA per gli acquisti intracomunitari e ad applicare il reverse charge.
Servizi da fornitori extra UE: L’acquisto di servizi da soggetti non residenti (es. abbonamenti a software esteri, pubblicità su piattaforme americane) può far scattare l’obbligo di autofattura ai fini IVA, anche per i forfettari.
Superamento della soglia degli 85.000 euro: Se nel corso dell’anno i ricavi superano i 100.000 euro, il contribuente fuoriesce immediatamente dal regime e deve applicare l’IVA dalla fattura successiva a quella che ha superato la soglia.
Il Regime Forfettario È a Rischio Abolizione o Riduzione?
È la domanda che si pongono in molti. La risposta breve è: nel breve periodo, no — ma il contesto politico e fiscale suggerisce una vigilanza crescente.
La Corte dei Conti non chiede esplicitamente l’abolizione del forfettario, ma evidenzia con chiarezza che:
- Il costo è fuori controllo rispetto alle previsioni originali
- L’erosione della base IRPEF crea squilibri strutturali
- La revisione delle tax expenditures (119 miliardi totali) è ancora aperta
Il governo Meloni ha sempre difeso il regime forfettario come misura di sostegno al lavoro autonomo. Tuttavia, con la pressione fiscale al 43,1% e i margini di bilancio sempre più stretti, non si può escludere che future manovre tocchino la soglia degli 85.000 euro o l’aliquota al 15%.
Cosa fare nell’incertezza: Chi sta valutando l’apertura di una partita IVA in regime forfettario non deve aspettare cambiamenti normativi che potrebbero non arrivare. Conviene agire sulla base delle regole vigenti, monitorando gli aggiornamenti legislativi legati alla delega fiscale (termine: 29 agosto 2026).
Come Funziona il Regime Forfettario nel 2026
Requisiti di accesso
| Requisito | Dettaglio |
| Soglia di ricavi/compensi | Max 85.000 € nell’anno precedente |
| Uscita immediata | Se si superano 100.000 € nell’anno in corso |
| Dipendenti e collaboratori | Spese per lavoro dipendente max 20.000 € |
| Partecipazioni in SRL | Non ammesse se con controllo e stessa attività |
| Redditi da lavoro dipendente | Max 30.000 € (tranne se il rapporto è cessato) |
Calcolo dell’imposta
Il reddito imponibile si calcola applicando al totale dei ricavi il coefficiente di redditività del proprio codice ATECO:
Reddito imponibile = Ricavi × Coefficiente di redditività Imposta = Reddito imponibile × 15% (oppure 5% per i primi 5 anni)
Esempio pratico: Un consulente informatico (coefficiente 78%) con ricavi di 50.000 euro:
- Reddito imponibile: 50.000 × 78% = 39.000 €
- Imposta sostitutiva al 15%: 39.000 × 15% = 5.850 €
- In regime IRPEF ordinario pagherebbe circa 10.000–12.000 € di IRPEF netta
Il risparmio fiscale è reale e significativo — ed è esattamente questo che spiega perché 2 milioni di partite IVA hanno scelto questo regime.
Contributi INPS
Il regime forfettario non esonera dai contributi previdenziali. I contributi INPS (Gestione Separata o artigiani/commercianti) si calcolano sul reddito imponibile forfettario e sono deducibili dalla base imponibile dell’imposta sostitutiva.
Conviene Ancora Aprire una Partita IVA in Regime Forfettario?
Sì, per la maggior parte dei lavoratori autonomi con ricavi sotto 85.000 euro il forfettario rimane la scelta fiscalmente più conveniente disponibile in Italia. I vantaggi sono concreti:
- Aliquota fissa al 15% (o 5% per i nuovi)
- Nessun obbligo IVA (fatture più semplici, meno burocrazia)
- Nessuna IRAP
- Contabilità semplificata
- Nessun ISA
Gli svantaggi da considerare:
- Impossibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti (rilevante se si comprano molte attrezzature o si hanno spese elevate)
- Nessuna detrazione di spese analitiche (affitti, utenze, collaboratori)
- Limite di 85.000 euro che può diventare un tetto alla crescita
Domande Frequenti (FAQ)
1. Quante partite IVA sono in regime forfettario nel 2025?
Secondo il Rapporto della Corte dei Conti sul Rendiconto Generale dello Stato 2025, i beneficiari del regime forfettario hanno superato quota 2 milioni, con una crescita del 24,7% rispetto al 2019.
2. Quanto costa il regime forfettario alle casse dello Stato?
La Corte dei Conti stima un mancato gettito di circa 3,4 miliardi di euro nel 2025, significativamente superiore alle stime originali al momento dell’introduzione del regime.
3. Il regime forfettario verrà abolito?
Non ci sono segnali imminenti di abolizione. Il governo ha sempre difeso questa misura. Tuttavia, la Corte dei Conti ha evidenziato il costo crescente e l’impatto sull’equità fiscale — elementi che potrebbero portare a revisioni future nell’ambito della delega fiscale.
4. Il forfettario paga l’IVA?
No. Il regime forfettario è escluso dall’IVA: non addebita IVA sui propri clienti, non presenta la dichiarazione IVA annuale e non può detrarre l’IVA sugli acquisti. Esistono eccezioni per acquisti intracomunitari oltre 10.000 euro e servizi da fornitori extra UE.
5. Qual è la soglia di ricavi per il regime forfettario nel 2026?
85.000 euro di ricavi o compensi nell’anno precedente. Se nel corso dell’anno si superano i 100.000 euro, si fuoriesce immediatamente dal regime.
6. Qual è l’aliquota del regime forfettario?
15% sul reddito imponibile (calcolato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi). Per chi avvia una nuova attività, l’aliquota è ridotta al 5% per i primi 5 anni.
7. Cosa sono i coefficienti di redditività?
Sono percentuali fisse assegnate per codice ATECO che determinano la quota di ricavi considerata reddito imponibile. Variano dal 40% (per alcune attività commerciali) all’86% (per alcune professioni). Il coefficiente non tiene conto delle spese effettivamente sostenute.
8. Il forfettario deve fare la dichiarazione dei redditi?
Sì. Deve presentare il Modello Redditi PF (non il 730, che è riservato ai dipendenti). Nella dichiarazione indica i ricavi, applica il coefficiente, calcola l’imposta sostitutiva e la versa tramite F24.
9. Chi paga la maggior parte dell’IRPEF in Italia?
Secondo la Corte dei Conti, l’82% dell’IRPEF è pagato da lavoratori dipendenti e pensionati. Questo squilibrio è in parte causato dalla diffusione di regimi sostitutivi come il forfettario, che escludono una parte dei lavoratori autonomi dalla progressività IRPEF.
10. Qual era la pressione fiscale in Italia nel 2025?
Il 43,1% del PIL, in aumento rispetto al 42,4% del 2024. È uno dei livelli più alti della storia recente italiana, evidenziato nel Rapporto della Corte dei Conti sul Rendiconto Generale dello Stato 2025.
11. Posso passare dal regime forfettario al regime ordinario volontariamente?
Sì. È possibile optare per il regime ordinario anche senza aver superato la soglia degli 85.000 euro. L’opzione è vincolante per almeno un triennio e può convenire se si hanno spese elevate detraibili o se si gestisce una struttura aziendale più complessa.
12. Il forfettario è compatibile con il lavoro dipendente?
Sì, a condizione che i redditi da lavoro dipendente non superino i 30.000 euro nell’anno precedente (salvo che il rapporto di lavoro dipendente sia cessato). Chi supera questa soglia non può accedere al forfettario.
Conclusione
Il regime forfettario ha trasformato il panorama fiscale italiano. Oltre 2 milioni di partite IVA — un numero che sarebbe sembrato impossibile al momento della sua introduzione — hanno scelto questa strada, attratte da un’aliquota fissa al 15%, dalla semplicità contabile e dall’esclusione dall’IVA.
La Corte dei Conti nel suo Rapporto 2025 fotografa questa realtà senza giudizi definitivi, ma con numeri che parlano da soli: 3,4 miliardi di mancato gettito, una crescita del 24,7% degli aderenti in sei anni, e un sistema IRPEF dove l’82% del carico grava su dipendenti e pensionati. Il forfettario non è la causa unica di questo squilibrio, ma è uno dei fattori strutturali che lo alimenta.
Per chi ha una partita IVA o sta valutando di aprirla, il messaggio pratico è chiaro: il regime forfettario rimane oggi la scelta fiscalmente più conveniente per i redditi autonomi sotto 85.000 euro. La sua sopravvivenza nel medio periodo dipenderà dall’evoluzione della delega fiscale e dagli equilibri di bilancio — ma nel 2026 le regole sono quelle vigenti, e conviene conoscerle bene per usarle al meglio.
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Fonti
- Corte dei Conti — Rapporto sul Rendiconto Generale dello Stato 2025 (24 giugno 2026)
- Il Sole 24 Ore — “Corte dei Conti: deficit 2025 più alto del previsto per il Superbonus. IRPEF: l’82% pagato da dipendenti e pensionati” (24 giugno 2026)
- Agenzia delle Entrate — Regime forfettario
- Normattiva — Legge n. 190/2014, art. 1 commi 54-89
- MEF — Documento di Economia e Finanza 2026
Articolo basato sui dati del Rapporto della Corte dei Conti sul Rendiconto Generale dello Stato 2025, presentato il 24 giugno 2026. Le informazioni sul regime forfettario sono aggiornate alla normativa vigente nel 2026.