Quante Tasse Paga una Partita IVA?

Quante Tasse Paga una Partita IVA?

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Quante tasse paga una partita IVA è una delle domande più cercate da chi vuole avviare un’attività autonoma in Italia — e non è difficile capire perché. Tra regime forfettario, regime ordinario IRPEF, contributi previdenziali INPS, IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) e addizionali varie, il quadro fiscale italiano può sembrare un labirinto. Questa guida completa e aggiornata fa chiarezza una volta per tutte, con numeri reali, tabelle, esempi pratici e tutto ciò che devi sapere prima di fare la tua dichiarazione dei redditi.

Fonti ufficiali di riferimento: Agenzia delle Entrate · INPS · Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025)

1. Quante Tasse Paga una Partita IVA: Il Quadro Generale {#quadro-generale}

Quante tasse paga una partita IVA dipende essenzialmente da tre fattori:

  • Il regime fiscale scelto (forfettario o ordinario)
  • Il reddito imponibile (lordo annuale al netto dei costi deducibili)
  • La categoria di attività (identificata dal codice ATECO)

Non esiste una risposta unica valida per tutti. Un freelance che guadagna 25.000 euro all’anno in regime forfettario pagherà tasse molto diverse rispetto a un commerciante in regime ordinario con 60.000 euro di fatturato. In linea di massima, le voci fiscali che compongono il carico tributario di una partita IVA sono:

Voce fiscaleRegime forfettarioRegime ordinario
Imposta sostitutiva (flat tax)✅ 5% o 15%❌ Non applicabile
IRPEF (scaglioni)❌ Sostituita dall’imposta sostitutiva✅ 23%–43%
IVA (Imposta Valore Aggiunto)❌ Esente✅ 22% (o aliquote ridotte)
Contributi previdenziali INPS✅ Obbligatori✅ Obbligatori
IRAP❌ Esente✅ 3,90% (variabile per regione)
Addizionali regionali e comunali❌ Esente✅ Variabili

Come vedi, quante tasse paga una partita IVA cambia radicalmente a seconda del regime fiscale. Nei paragrafi che seguono approfondiamo ciascuna voce nel dettaglio.

2. I Due Regimi Fiscali Principali {#regimi-fiscali}

Prima di capire quante tasse paga una partita IVA, occorre capire in quale regime fiscale si ricade.

Regime Forfettario

Introdotto con la Legge di Bilancio 2015, il regime forfettario è oggi il regime agevolato più diffuso tra i lavoratori autonomi italiani. Funziona con una flat tax (imposta sostitutiva unica) che sostituisce IRPEF, addizionali regionali/comunali e IRAP. Possono accedervi tutti i titolari di partita IVA che, nell’anno precedente, non hanno superato 85.000 euro di ricavi o compensi.

Requisiti di accesso principali:

  • Ricavi o compensi dell’anno precedente ≤ 85.000 euro
  • Spese per dipendenti o collaboratori ≤ 20.000 euro lordi annui
  • Reddito da lavoro dipendente (o assimilato) ≤ 35.000 euro nell’anno precedente
  • Assenza di partecipazioni in società di persone, associazioni o imprese familiari che esercitino attività economiche riconducibili a quella della partita IVA
  • Nessuna cessione di beni o servizi prevalente verso soggetti che in passato erano datori di lavoro

Attenzione: Se in corso d’anno si supera la soglia di 85.000 euro, si esce dal forfettario dall’anno successivo. Se si supera la soglia di 100.000 euro, si esce immediatamente nell’anno in corso.

Regime Ordinario

Il regime ordinario si applica automaticamente a tutti i titolari di partita IVA che non rientrano nel forfettario (o che scelgono di non aderirvi). Prevede la tassazione IRPEF progressiva per scaglioni, la gestione dell’IVA (Imposta Valore Aggiunto), la possibilità di deduzione analitica dei costi fissi e delle spese sostenute, oltre all’eventuale assoggettamento all’IRAP.

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3. Regime Forfettario: Tasse, Calcolo ed Esempi {#regime-forfettario}

Come si calcola l’imposta sostitutiva

Quante tasse paga una partita IVA in regime forfettario? La formula è semplice ma richiede di conoscere un parametro fondamentale: il coefficiente di redditività, che varia in base al codice ATECO della propria attività.

Formula:

Reddito Imponibile = (Ricavi Annui × Coefficiente di Redditività) − Contributi Previdenziali Versati

Imposta Sostitutiva = Reddito Imponibile × Aliquota (5% o 15%)

Nota importante: nel regime forfettario si usa il principio di cassa: contano i compensi effettivamente incassati nel periodo d’imposta, non quelli fatturati.

L’aliquota: 5% o 15%?

  • Aliquota agevolata al 5%: si applica per i primi 5 anni di attività, a condizione che:
    • L’attività non sia la mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo svolto in precedenza (salvo il caso del praticantato obbligatorio)
    • Nei 3 anni precedenti non si sia stati titolari di partita IVA individuale con fatturato
    • Se si rileva un’attività esistente da terzi, il precedente titolare non abbia superato gli 85.000 euro nell’anno precedente
  • Aliquota ordinaria al 15%: si applica a partire dal sesto anno di attività, o fin dal primo anno se non si rispettano i requisiti per l’agevolazione startup. È l’aliquota di riferimento per la grande maggioranza dei forfettari.

I Coefficienti di Redditività per Codice ATECO

La tabella seguente riporta i coefficienti di redditività più comuni stabiliti dalla Legge 190/2014 e successivi aggiornamenti:

Categoria di attivitàCoefficiente di Redditività
Industrie alimentari e delle bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante alimentare e bevande40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Costruzioni e attività immobiliari86%
Intermediari del commercio62%
Attività di alloggio e ristorazione40%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione, finanza78%
Altre attività economiche67%

Il coefficiente del 78% si applica alla grandissima maggioranza dei liberi professionisti e freelance italiani (consulenti, designer, web developer, copywriter, coach, ecc.).

Esempio Pratico 1 — Nuova Attività (5% per startup)

Scenario: Maria è una grafica freelance al secondo anno di attività. Codice ATECO nel settore professionale (coefficiente 78%). Ha incassato 28.000 euro e versato 4.000 euro di contributi INPS.

CalcoloImporto
Ricavi annui28.000 €
× Coefficiente di redditività (78%)21.840 €
− Contributi previdenziali versati− 4.000 €
= Reddito Imponibile17.840 €
× Aliquota agevolata (5%)= 892 €

Maria paga 892 euro di imposta sostitutiva + 4.000 euro di contributi INPS = 4.892 euro totali su 28.000 euro incassati. Il suo netto mensile stimato è di circa 1.926 euro.

Esempio Pratico 2 — Attività Consolidata (15%)

Scenario: Luca è un consulente IT al settimo anno di partita IVA forfettaria. Codice ATECO professionale (78%). Ricavi 45.000 euro, contributi INPS versati 8.500 euro.

CalcoloImporto
Ricavi annui45.000 €
× Coefficiente di redditività (78%)35.100 €
− Contributi previdenziali versati− 8.500 €
= Reddito Imponibile26.600 €
× Aliquota ordinaria (15%)= 3.990 €

Luca paga 3.990 euro di imposta sostitutiva + 8.500 euro di contributi = 12.490 euro totali su 45.000 euro. Il netto mensile stimato è circa 2.709 euro.

Cosa NON si può dedurre nel forfettario

Un aspetto cruciale: in regime forfettario non è possibile dedurre analiticamente le spese sostenute per l’attività (affitto, attrezzatura, software, ecc.). La deduzione dei costi è già “incorporata” nel coefficiente di redditività. L’unica deduzione consentita è quella dei contributi previdenziali versati.

Questo significa che chi sostiene costi operativi elevati (es. acquisto frequente di attrezzatura, affitto di uno studio, collaboratori) potrebbe trovare più vantaggioso il regime ordinario, dove vige la deduzione costi fissi analitica.

4. Regime Ordinario IRPEF: Scaglioni e Calcolo 2026 {#regime-ordinario}

Quante tasse paga una partita IVA in regime ordinario? In questo caso l’imposta principale è l’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), calcolata in modo progressivo per scaglioni.

Gli Scaglioni IRPEF 2026 (aggiornati)

La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha modificato la struttura dell’IRPEF, riducendo l’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%. Dal 1° gennaio 2026 valgono i seguenti scaglioni:

ScaglioneReddito Imponibile AnnuoAliquota IRPEF 2026
1° scaglioneFino a 28.000 €23%
2° scaglioneDa 28.001 € a 50.000 €33% (novità 2026, prima era 35%)
3° scaglioneOltre 50.000 €43%

Fonte: Agenzia delle Entrate – Aliquote e calcolo dell’IRPEF

Come funziona la progressività: l’aliquota si applica solo sulla quota di reddito che ricade in ciascuno scaglione. Se guadagni 35.000 euro, paghi il 23% sui primi 28.000 e il 33% solo sui 7.000 euro restanti — non il 33% sull’intera somma.

No Tax Area per Lavoratori Autonomi

Per i lavoratori autonomi (partite IVA in regime ordinario) la no tax area (soglia al di sotto della quale non si paga IRPEF) è fissata a 5.500 euro di reddito annuo.

Come si calcola il reddito imponibile IRPEF

In regime ordinario il reddito imponibile si calcola così:

Reddito Imponibile = Ricavi Totali − Costi Deducibili − Contributi Previdenziali

Contrariamente al forfettario, qui è possibile dedurre tutte le spese inerenti l’attività, documentate da fattura (affitti, utenze, hardware, software, formazione, ecc.).

Addizionali Regionali e Comunali

All’IRPEF vanno aggiunte le addizionali regionali (mediamente tra lo 0,9% e il 3,33% a seconda della regione) e le addizionali comunali (fino all’0,9% circa). Queste voci variano significativamente in base al domicilio fiscale del contribuente.

Esempio Pratico 3 — Regime Ordinario

Scenario: Anna è una consulente di marketing con 50.000 euro di ricavi, 8.000 euro di costi deducibili documentati e 7.800 euro di contributi INPS versati.

CalcoloImporto
Ricavi totali50.000 €
− Costi fissi deducibili− 8.000 €
− Contributi previdenziali− 7.800 €
= Reddito Imponibile IRPEF34.200 €
IRPEF: 23% su 28.000 €6.440 €
IRPEF: 33% su 6.200 € (34.200 − 28.000)2.046 €
IRPEF lorda totale8.486 €
(Dopo detrazioni e addizionali stimate)~9.500 € circa

La pressione fiscale effettiva sale notevolmente rispetto al forfettario.

5. L’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) nella Partita IVA {#iva}

Chi paga l’IVA

L’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) è un’imposta indiretta che colpisce il consumo finale di beni e servizi. Le partite IVA in regime ordinario agiscono come “raccoglitori” dell’imposta:

  • IVA a debito: l’IVA applicata sulle fatture emesse ai clienti e incassata per conto dello Stato
  • IVA a credito: l’IVA pagata sui propri acquisti (forniture, servizi, ecc.)

A intervalli periodici (mensilmente o trimestralmente), si versa la differenza tra IVA a debito e IVA a credito. Per approfondire come funziona la liquidazione periodica, leggi la nostra guida al calcolo IVA trimestrale.

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Aliquote IVA in vigore

AliquotaAmbito di applicazione principale
22%Aliquota ordinaria — la maggior parte dei beni e servizi
10%Ristorazione, alberghi, ristrutturazioni edilizie, alcuni alimenti
5%Libri, farmaci, alcuni prodotti alimentari
4%Beni di prima necessità (pane, latte, oli alimentari)

Per approfondire le aliquote IVA e scoprire quale si applica alla tua attività, consulta la nostra guida completa alle aliquote IVA.

Chi è esente dall’IVA

Le partite IVA in regime forfettario sono completamente esenti dall’IVA. Non la addebitano sulle fatture emesse (vantaggio competitivo nei confronti di clienti privati), ma non possono nemmeno detrarre quella sugli acquisti. Questo esonero copre anche la dichiarazione IVA annuale, la registrazione dei corrispettivi, le comunicazioni LIPE e gli studi di settore.

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Obbligo di bollo sulle fatture forfettarie: anche se esente dall’IVA, il forfettario deve applicare l’imposta di bollo da 2 euro su ogni fattura elettronica di importo superiore a 77,47 euro.

Fatturazione elettronica

Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI) è esteso a tutti i contribuenti forfettari senza eccezioni. Per comprendere le regole tecniche sulla fatturazione, è utile conoscere l’Art. 21 DPR 633/1972, che disciplina l’emissione delle fatture IVA in Italia. Per approfondire il funzionamento dell’imposta, consulta anche la nostra guida su come si calcola l’IVA.

6. Contributi Previdenziali INPS {#contributi-inps}

I contributi previdenziali rappresentano spesso la voce di costo più rilevante per quante tasse paga una partita IVA, specialmente nei regimi a bassa tassazione come il forfettario. Esistono tre principali regimi contributivi:

A) Gestione Separata INPS (per liberi professionisti senza cassa)

I liberi professionisti che svolgono attività non regolamentata da un Albo con cassa propria (es. consulenti, web designer, copywriter, social media manager, ecc.) devono iscriversi obbligatoriamente alla Gestione Separata INPS.

Le aliquote 2026 (Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026) sono:

CategoriaAliquota 2026
Professionisti titolari di P.IVA senza altra cassa previdenziale26,07%
Professionisti già pensionati o con altra copertura previdenziale24%
Collaboratori (co.co.co.) senza altra previdenza (con DIS-COLL)35,03%
Collaboratori senza altra previdenza (senza DIS-COLL)33,72%

Massimale di reddito 2026: 122.295 euro (oltre tale soglia non si versano ulteriori contributi alla Gestione Separata)
Minimale di reddito 2026: 18.808 euro (soglia per maturare l’intero anno contributivo ai fini pensionistici)

Fonte: INPS – Circolare n. 8/2026

Esempio: un libero professionista con reddito imponibile di 30.000 euro verserà: 30.000 × 26,07% = 7.821 euro di contributi INPS.

B) Gestione Artigiani e Commercianti INPS

Per le partite IVA classificate come artigiani o commercianti, i contributi INPS 2026 includono una quota fissa (dovuta indipendentemente dal reddito) e una quota variabile:

CategoriaContributi fissi 2026Aliquota variabile (oltre minimale)
Artigiani4.521,36 €24% sul reddito eccedente 18.555 €
Commercianti4.611,64 €24,48% sul reddito eccedente 18.555 €

Riduzione del 35% per forfettari: i forfettari iscritti alla Gestione Artigiani/Commercianti possono richiedere una riduzione del 35% sui contributi fissi:

CategoriaContributi fissi con riduzione 35%
Artigiani~2.939 €
Commercianti~2.998 €

C) Cassa Professionale

Alcune professioni ordinistiche (medici, avvocati, ingegneri, commercialisti, notai, ecc.) hanno una propria cassa previdenziale autonoma. Le aliquote e le modalità di calcolo variano per ciascuna cassa; in questi casi è obbligatorio versare alla cassa di appartenenza e non alla Gestione Separata INPS.

7. IRAP: Chi la Paga e Perché {#irap}

L’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è un’imposta calcolata sul valore della produzione netta dell’attività. L’aliquota ordinaria è del 3,90%, ma può variare in base alla regione (alcune regioni applicano aliquote maggiorate o ridotte).

Chi è esente dall’IRAP

  • Tutti i titolari di partita IVA in regime forfettario
  • I liberi professionisti che operano senza autonoma organizzazione (es. professionisti che lavorano prevalentemente con il proprio lavoro intellettuale, senza dipendenti, senza beni strumentali rilevanti e senza struttura organizzativa)

La Corte di Cassazione ha chiarito nel tempo i criteri dell'”autonoma organizzazione”: il contribuente è soggetto all’IRAP solo se dispone di un’organizzazione produttiva stabile, con beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile o con l’utilizzo di lavoro altrui.

Chi deve pagare l’IRAP

  • Imprese e società in generale
  • Lavoratori autonomi con significativa struttura organizzativa (dipendenti, studio attrezzato, ecc.)
  • Partite IVA in regime ordinario con autonoma organizzazione

Base imponibile IRAP: si calcola sulla differenza tra il valore della produzione e i costi della produzione (eccetto alcune voci come i costi del personale). Sono deducibili dall’IRAP alcune categorie di costi del lavoro.

8. Esempi Pratici: Lordo Annuale vs Netto Mensile {#esempi-pratici}

Quante tasse paga una partita IVA in termini di impatto sul netto mensile? Ecco una panoramica comparativa realistica per i profili più comuni.

Tabella Comparativa — Forfettario 15% (professionista, coefficiente 78%)

Fatturato Lordo AnnuoImposta Sostitutiva 15%Contributi INPS (26,07%)Totale Tasse e ContributiNetto AnnuoNetto Mensile Stimato
15.000 €~238 €~2.093 €~2.331 €~12.669 €~1.056 €
25.000 €~794 €~4.020 €~4.814 €~20.186 €~1.682 €
35.000 €~1.789 €~6.114 €~7.903 €~27.097 €~2.258 €
50.000 €~3.990 €~8.500 €~12.490 €~37.510 €~3.126 €
70.000 €~6.681 €~10.500 €~17.181 €~52.819 €~4.402 €
85.000 €~8.577 €~12.000 €~20.577 €~64.423 €~5.369 €

I valori sono stime indicative. I contributi INPS sono calcolati sul reddito imponibile (ricavi × 78% − contributi precedenti). Si consiglia sempre di verificare con un commercialista la propria situazione specifica.

Tabella Comparativa — Regime Ordinario IRPEF 2026 (professionista)

Ipotizziamo un professionista con costi fissi pari al 20% del fatturato.

Fatturato Lordo AnnuoIRPEF stimataContributi INPSAdd. reg./com. stimateTotaleNetto Mensile Stimato
25.000 €~2.900 €~3.500 €~400 €~6.800 €~1.517 €
40.000 €~5.500 €~5.500 €~700 €~11.700 €~2.358 €
55.000 €~9.200 €~7.200 €~1.000 €~17.400 €~3.133 €
80.000 €~16.000 €~9.800 €~1.500 €~27.300 €~4.392 €

Valori approssimativi. L’IRPEF è calcolata con gli scaglioni 2026 (23%/33%/43%) e tiene conto della detrazione per lavoro autonomo.

Confronto diretto a parità di fatturato (35.000 euro)

ParametroRegime ForfettarioRegime Ordinario
Fatturato lordo35.000 €35.000 €
Costi deducibiliNon applicabili~5.000 € (stima)
Reddito imponibile~19.800 €~22.200 €
Imposta (sostitutiva/IRPEF)~2.970 € (15%)~5.500 € circa
Contributi INPS~4.650 €~5.700 €
Netto annuo stimato~27.380 €~23.800 €
Netto mensile stimato~2.282 €~1.983 €

9. Scadenze Fiscali: Quando Si Pagano le Tasse {#scadenze}

Quante tasse paga una partita IVA dipende anche dal saper rispettare le scadenze, per evitare more e sanzioni. Il sistema segue il meccanismo del saldo e acconti:

Scadenze principali per partite IVA

ScadenzaAdempimento
30 giugno (o 30 luglio con +0,40%)Saldo imposte anno precedente + Primo acconto (40%) anno corrente
30 novembreSecondo acconto (60%) anno corrente
30 aprilePresentazione Modello Redditi PF (Modello Redditi) in via telematica
15 del mese successivo al trimestreVersamento IVA trimestrale (regime ordinario)
27 dicembreAcconto IVA annuale (88% dell’IVA del periodo precedente)

Primo anno di attività

Nel primo anno di apertura partita IVA non è dovuto alcun acconto. Si verserà solo il saldo nell’anno successivo. Questo vale sia per l’imposta sostitutiva del forfettario sia per l’IRPEF del regime ordinario.

Versamento tramite Modello F24

Tutti i versamenti fiscali e contributivi avvengono tramite il Modello F24 telematico, indicando il codice tributo specifico. È possibile compensare crediti fiscali con debiti di diversa natura (es. credito IVA in compensazione con debiti IRPEF).

10. Forfettario vs Ordinario: Quale Conviene? {#confronto}

La scelta del regime fiscale è una delle decisioni più importanti all’apertura partita IVA. Non esiste una risposta valida per tutti: dipende dal fatturato atteso, dalla tipologia e dall’importo dei costi sostenuti, dalla presenza o meno di altri redditi, e dagli obiettivi di lungo periodo.

Il regime forfettario conviene se:

  • Hai un fatturato annuo inferiore o uguale a 85.000 euro
  • Sostieni pochi costi operativi (il coefficiente di redditività li compensa già)
  • Sei all’inizio dell’attività (5% per i primi 5 anni è una flat tax straordinariamente bassa)
  • Vuoi semplificare al massimo gli adempimenti burocratici (niente dichiarazione IVA, niente registri, niente studi di settore)
  • Lavori prevalentemente con clienti privati (non addebitando l’IVA, sei più competitivo sul prezzo)

Il regime ordinario conviene se:

  • Il tuo fatturato supera i 85.000 euro (soglia che ti esclude automaticamente dal forfettario)
  • Sostieni costi operativi elevati (affitto, personale, materiali) che superano il coefficiente forfettario
  • Lavori prevalentemente con clienti aziende che detraggono l’IVA e quindi non ti penalizzano sull’IVA applicata
  • Prevedi perdite nei primi anni da riportare negli esercizi successivi
  • Vuoi usufruire di detrazioni e deduzioni IRPEF (spese sanitarie, mutuo, ecc.)

Per i commercianti e artigiani

I titolari di attività commerciali e artigianali devono prestare attenzione ai contributi INPS fissi obbligatori, che costituiscono un costo importante indipendentemente dal reddito. La riduzione del 35% prevista per i forfettari è un vantaggio concreto, portando i contributi fissi da circa 4.500 euro a circa 2.900-3.000 euro annui.

Schema decisionale rapido

Apri partita IVA → Stima ricavi annui

Se ≤ 85.000 € → Sei potenzialmente idoneo al forfettario

  → Hai costi operativi alti? → Sì → Valuta il regime ordinario

                               → No → Regime forfettario conviene

  → Sei al 1° anno? → Sì → Aliquota 5% (startup) — vantaggioso

Se > 85.000 € → Solo regime ordinario

Conclusioni {#conclusioni}

Rispondere alla domanda quante tasse paga una partita IVA non è mai semplice perché non esiste un’unica risposta: dipende dal regime fiscale, dal settore di attività (codice ATECO), dal livello di ricavi, dai costi sostenuti e dalla situazione previdenziale personale.

Ciò che possiamo affermare con certezza è che:

  1. Il regime forfettario, con la sua imposta sostitutiva al 5% (per le nuove attività) o al 15%, rimane la soluzione fiscalmente più conveniente per chi ha ricavi sotto gli 85.000 euro e costi operativi non elevatissimi.
  2. Il regime ordinario IRPEF, con i nuovi scaglioni 2026 (23%–33%–43%), consente la deduzione analitica dei costi e diventa più competitivo al crescere dei costi deducibili e del fatturato.
  3. I contributi previdenziali INPS rappresentano la voce di costo più significativa per la maggior parte dei lavoratori autonomi — spesso superiore all’imposta sostitutiva stessa nel forfettario.
  4. L’IVA (Imposta Valore Aggiunto) è invisibile nel regime forfettario ma diventa un elemento gestionale centrale nel regime ordinario, con liquidazioni periodiche e obbligo di dichiarazione annuale.

Una pianificazione fiscale consapevole, preferibilmente con il supporto di un commercialista, può fare la differenza di migliaia di euro all’anno. Non aspettare la dichiarazione dei redditi per fare i conti: monitora costantemente il tuo reddito imponibile, i tuoi contributi previdenziali e le scadenze per evitare brutte sorprese.

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FAQ – Domande Frequenti {#faq}

Quante tasse paga una partita IVA in regime forfettario al primo anno di attività?

Nel primo anno di attività (e per i successivi quattro, se si rispettano i requisiti), le nuove attività startup beneficiano dell’aliquota agevolata del 5%. Applicata al reddito imponibile — calcolato moltiplicando i ricavi per il coefficiente di redditività del proprio codice ATECO e sottraendo i contributi previdenziali versati — l’imposta risultante è molto bassa. Un professionista con 25.000 euro di ricavi e coefficiente 78% pagherà indicativamente meno di 900 euro di imposta sostitutiva, a cui si aggiungono i contributi INPS (circa 3.800–4.000 euro). Non sono dovuti acconti nel primo anno di apertura.

Quante tasse paga una partita IVA in regime ordinario con un fatturato di 40.000 euro?

Con 40.000 euro di ricavi lordi, ipotizzando 6.000 euro di costi deducibili e 5.500 euro di contributi INPS, il reddito imponibile IRPEF sarà di circa 28.500 euro. Con gli scaglioni IRPEF 2026, si pagheranno circa 6.440 euro (23% sui primi 28.000 €) + 165 euro (33% su 500 €) = circa 6.605 euro di IRPEF lorda, più addizionali regionali e comunali. In totale il carico fiscale complessivo (IRPEF + contributi) si avvicina a circa 13.000–14.000 euro. Rispetto al forfettario, dove si pagherebbero circa 7.800 euro totali, il regime ordinario risulta meno conveniente a questo livello di fatturato.

Qual è la soglia massima di fatturato per il regime forfettario?

La soglia è fissata a 85.000 euro di ricavi o compensi annui. Se si supera tale limite nel corso dell’anno, si continuerà ad applicare il forfettario per tutto l’anno in corso e si passerà al regime ordinario dall’anno successivo. Esiste tuttavia una soglia di emergenza: se i ricavi superano i 100.000 euro, si fuoriesce dal regime forfettario immediatamente nell’anno stesso in cui avviene il superamento, con obbligo di applicazione dell’IVA sulle operazioni successive.

Le partite IVA in regime forfettario pagano l’IVA (Imposta Valore Aggiunto)?

No. Il regime forfettario prevede l’esonero totale dall’IVA (Imposta Valore Aggiunto). Ciò significa che il forfettario non addebita l’IVA nelle proprie fatture e non detrae quella sugli acquisti. Deve però indicare sulle fatture la dicitura di esenzione IVA (Art. 1, commi 54-89, L. 190/2014) e applicare il bollo da 2 euro su fatture superiori a 77,47 euro. Questo può rappresentare un vantaggio competitivo verso i clienti privati (prezzi finali più bassi) ma uno svantaggio verso le imprese che avrebbero detratto l’IVA.

Cosa sono i coefficienti di redditività e come influenzano il calcolo tasse partita IVA?

Il coefficiente di redditività è una percentuale, stabilita dalla Legge 190/2014 e associata a ciascun codice ATECO, che rappresenta la quota presunta di ricavi che costituisce il reddito dell’attività. In pratica, “simula” la deduzione costi fissi in modo forfettario. Un coefficiente dell’80% significa che si considera che il 20% dei ricavi copra i costi; il reddito imponibile è quindi l’80%. I coefficienti vanno dal 40% (commercio, ristorazione) fino all’86% (costruzioni e attività immobiliari), con il 78% applicato alla maggioranza dei professionisti. Maggiore è il coefficiente, maggiore sarà la base imponibile e quindi le tasse.

Quando e come si paga l’imposta sostitutiva nel regime forfettario?

L’imposta sostitutiva segue le stesse scadenze dell’IRPEF, secondo il meccanismo del saldo e acconti. Il saldo dell’anno precedente e il primo acconto (40%) dell’anno corrente vanno versati entro il 30 giugno (prorogabile al 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%). Il secondo acconto (60%) va versato entro il 30 novembre. Il pagamento avviene tramite Modello F24 telematico. Nel primo anno di attività non è dovuto alcun acconto.

Un lavoratore dipendente può avere anche una partita IVA in regime forfettario?

Sì, ma con limitazioni. A partire dal 2025 (confermate per il 2026), il reddito da lavoro dipendente o assimilato non deve superare 35.000 euro nell’anno precedente per mantenere l’accesso al regime forfettario. Se si è dipendenti a tempo pieno e si svolge anche attività autonoma, è importante verificare che i due redditi non confliggano con i requisiti di accesso. Un vantaggio importante: i redditi da lavoro dipendente e da attività forfettaria sono tassati separatamente, senza cumulo ai fini dell’aliquota progressiva IRPEF.

Cosa sono i contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS e quanto incidono sul netto mensile?

La Gestione Separata INPS è il fondo previdenziale obbligatorio per i liberi professionisti senza cassa professionale di riferimento (es. consulenti, web designer, social media manager, ecc.). Nel 2026 l’aliquota è del 26,07% del reddito imponibile. L’intera quota è a carico del professionista autonomo. Su un reddito imponibile di 30.000 euro, si verseranno circa 7.821 euro di contributi. Questo importo può però essere dedotto dal reddito imponibile ai fini dell’imposta sostitutiva (nel forfettario) o dell’IRPEF (nel regime ordinario), attenuandone l’impatto fiscale complessivo.

Cosa si intende per “apertura partita IVA” e quali sono i costi iniziali?

L’apertura partita IVA avviene gratuitamente tramite il modello AA9/12 presentato all’Agenzia delle Entrate (o online tramite i servizi telematici). Non ci sono costi fissi obbligatori per la sola apertura. I costi che si incontrano sono: l’eventuale parcella del commercialista per la consulenza e la gestione (da alcune centinaia fino a qualche migliaio di euro all’anno), la quota per l’iscrizione alla Camera di Commercio per le imprese individuali (non per i professionisti), e i contributi previdenziali INPS che si pagano sull’anno successivo all’apertura.

Il regime forfettario consente la deduzione dei costi fissi (affitto studio, attrezzatura, ecc.)?

No. Il regime forfettario non consente la deduzione analitica dei costi fissi. L’unica deduzione ammessa è quella dei contributi previdenziali obbligatori. I costi sono già “incorporati” nel coefficiente di redditività associato al codice ATECO. Questo è il principale motivo per cui, al crescere dei costi operativi, il regime ordinario può diventare più conveniente, poiché permette di abbattere il reddito imponibile con tutte le spese documentate inerenti l’attività.

Come si compila e presenta il Modello Redditi PF per una partita IVA?

Il Modello Redditi PF (Persone Fisiche) è il documento con cui i titolari di partita IVA dichiarano i propri redditi all’Agenzia delle Entrate. Per i forfettari si utilizza il quadro LM, dove si indicano i ricavi, il codice ATECO, il coefficiente di redditività e si calcola l’imposta sostitutiva. Per il regime ordinario si utilizzano i quadri RE (lavoro autonomo) o RF/RG (imprese). Il modello si presenta esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite intermediario abilitato (commercialista o CAF), entro il 30 aprile di ogni anno.

Cosa succede se una partita IVA supera i 100.000 euro di fatturato durante l’anno?

Se nel corso dell’anno i ricavi superano i 100.000 euro, si verifica la fuoriuscita immediata dal regime forfettario. Da quel momento è obbligatorio applicare l’IVA (Imposta Valore Aggiunto) sulle operazioni successive. Dall’anno successivo si passerà definitivamente al regime ordinario IRPEF. Le fatture già emesse senza IVA nel periodo precedente al superamento rimangono valide, ma quelle emesse dopo il superamento devono includere l’IVA. È fondamentale monitorare costantemente il fatturato per non trovarsi impreparati.

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Risorse Ufficiali

EnteServizioLink Ufficiale
Agenzia delle EntrateInformazioni su IRPEF, regime forfettario, apertura P.IVAagenziaentrate.gov.it
INPSGestione Separata, contributi artigiani e commerciantiinps.it

Articolo redatto sulla base delle normative vigenti. Per situazioni fiscali specifiche è sempre consigliabile rivolgersi a un dottore commercialista abilitato. Le aliquote e le soglie potrebbero essere aggiornate dalla Legge di Bilancio annuale.

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