Tassa sui pacchi extra-UE 2026 rinvio probabile a luglio

Tassa sui pacchi extra-UE 2026 rinvio probabile a luglio

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Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il governo sta valutando di posticipare l’applicazione del contributo di 2 euro su tutte le importazioni extra-UE di valore inferiore a 150 euro, in attesa dell’entrata in vigore del dazio europeo di 3 euro previsto per il 1° luglio 2026. Una decisione che potrebbe materializzarsi con un emendamento al decreto Milleproroghe attualmente in esame alla Camera, anche se l’emendamento di Forza Italia sul rinvio non è più presente tra gli emendamenti segnalati.

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Il pasticcio della partenza anticipata

Quando la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto la tassa di 2 euro sui pacchi, nessuno aveva previsto il caos che ne sarebbe seguito. La misura, operativa dal 1° gennaio 2026, si è rivelata un boomerang: mentre l’Italia applicava il contributo, gli altri Paesi europei rimanevano fermi. Il risultato? Un’asimmetria normativa che ha spalancato le porte a comportamenti elusivi su larga scala.

Come denunciato da Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, i mini-pacchi destinati all’Italia vengono fatti sdoganare in altri porti europei dove il contributo non esiste, per poi essere trasportati via terra nel nostro Paese come merce comunitaria. In pratica, un’autostrada perfettamente legale per aggirare la normativa italiana.

La soluzione: attendere l’Europa

Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva già aperto alla possibilità di un rinvio: “Valuteremo. C’è una decisione europea e vedremo se possiamo renderla coerente”. Ora quella valutazione sembra tradursi in una proposta concreta, anche se l’iter parlamentare è ancora in corso.

Il 12 dicembre 2025, il Consiglio dell’Unione Europea ha formalmente approvato l’introduzione di un dazio doganale fisso di 3 euro per articolo sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-UE, con decorrenza dal 1° luglio 2026. Secondo il comunicato ufficiale del Consiglio Europeo, questo dazio temporaneo si applicherà alle merci importate da venditori extra-UE registrati nel sistema IOSS (Import One-Stop Shop) per l’IVA, che secondo le stime ufficiali copre circa il 93% dei flussi di e-commerce verso l’Unione.

La misura europea rimarrà in vigore fino all’implementazione completa della riforma doganale europea e del Data Hub Doganale dell’UE, prevista per il 2028. A quel punto entrerà in vigore un sistema definitivo che abolirà completamente la franchigia dei 150 euro, applicando i dazi standard dell’UE a tutte le importazioni in base alla categoria merceologica.

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Un debutto già difficile

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, consapevole delle difficoltà operative, aveva previsto un periodo transitorio. Con la Circolare n. 37/2025 del 30 dicembre 2025, l’ADM ha fornito le prime istruzioni operative sulla tassa. Successivamente, con la Circolare n. 1/2026 del 7 gennaio 2026, è stato stabilito che per le importazioni effettuate dal 1° gennaio al 28 febbraio 2026, i contributi possono essere riassunti e versati entro il 15 marzo 2026. Un’applicazione “morbida” che rispecchia il principio dello Statuto del Contribuente: quando una nuova norma comporta oneri tecnici rilevanti, occorre prevedere tempi adeguati per l’adeguamento.

Dal 1° marzo 2026, sarebbero dovute entrare le regole ordinarie: per le dichiarazioni ordinarie (H1), il contributo andrebbe liquidato direttamente nella dichiarazione doganale utilizzando il codice tributo 159; per le dichiarazioni semplificate (H7), il pagamento avverrebbe con contabilizzazione quindicinale. Ma con il possibile rinvio in discussione, tutto questo potrebbe slittare.

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IVA e dazi: cosa cambia davvero

È fondamentale chiarire un aspetto che genera confusione: la tassa di 2 euro (e il futuro dazio europeo di 3 euro) non sostituisce l’IVA all’importazione, ma si aggiunge ad essa. Dal 1° luglio 2021, infatti, è stata eliminata la franchigia IVA per le piccole spedizioni: tutti i beni importati, anche quelli di valore inferiore a 22 euro, sono soggetti a IVA del 22% (o aliquote ridotte per specifiche categorie).

L’IVA all’importazione viene calcolata sul valore della merce comprensivo di spese di spedizione e dazi doganali. Per le spedizioni sotto i 150 euro, attualmente esiste una franchigia dai dazi doganali veri e propri (che variano a seconda della categoria merceologica consultabile sulla Tariffa Doganale TARIC), ma questa verrà abolita con l’introduzione del dazio fisso europeo.

Secondo quanto stabilito dal Codice Doganale dell’Unione (Regolamento UE n. 952/2013), l’IVA rappresenta un tributo obbligatorio per tutte le importazioni, mentre i dazi possono variare in base ad accordi commerciali e categorie di prodotto.

Cosa succederà dal 1° luglio 2026

Se il rinvio verrà confermato tramite il decreto Milleproroghe, dal 1° luglio 2026 tutti i Paesi europei applicheranno simultaneamente il dazio di 3 euro. Questo creerà condizioni uniformi su tutto il territorio comunitario, eliminando le possibilità di arbitraggio doganale che hanno caratterizzato i primi mesi del 2026.

Resta però una domanda aperta: la tassa italiana di 2 euro verrà completamente sostituita dal dazio europeo di 3 euro, oppure si sommeranno? Nel primo caso, i consumatori pagherebbero 3 euro per pacco; nel secondo scenario, teoricamente si arriverebbe a un totale di 5 euro aggiuntivi (oltre all’IVA del 22%) per ogni micro-spedizione extra-UE.

Tuttavia, la seconda ipotesi appare improbabile. La normativa italiana parla di rispetto della “normativa dell’Unione europea in materia doganale e fiscale”, il che suggerisce un necessario coordinamento. È probabile che la tassa nazionale venga assorbita o sostituita dal dazio comunitario per evitare una doppia imposizione incompatibile con i principi del mercato unico. Al momento, però, non c’è ancora una conferma ufficiale su questo punto.

I numeri dietro la misura

Il fenomeno delle micro-spedizioni ha raggiunto dimensioni impressionanti. Secondo i dati della Commissione Europea citati nei documenti ufficiali, nel 2024 sono stati importati nell’UE circa 4,6 miliardi di articoli di basso valore sotto i 150 euro, pari a una media di 12 milioni di pacchi al giorno. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai 2,3 miliardi del 2023 e agli 1,4 miliardi del 2022.

Secondo le stime del governo italiano riportate dalla stampa specializzata, la tassa di 2 euro avrebbe dovuto generare circa 122,5 milioni di euro di gettito annuo. Un rinvio di sei mesi, dal 1° gennaio al 1° luglio, comporterebbe quindi una minore entrata di circa 61 milioni di euro per il 2026.

Il problema di fondo che queste misure cercano di affrontare è duplice: da un lato, la franchigia dai dazi per le spedizioni sotto i 150 euro ha creato un vantaggio competitivo significativo per i venditori extra-UE rispetto ai commercianti europei; dall’altro, secondo analisi di settore, una percentuale significativa dei piccoli pacchi presenta valori dichiarati sottostimati, un fenomeno di evasione fiscale sistematica che penalizza sia l’erario che i commercianti europei che rispettano le regole.

Obiettivi dichiarati e critiche

La misura nasce ufficialmente per coprire i costi amministrativi delle dogane, oberate dalla valanga di piccole spedizioni. Ma dietro c’è anche l’intento di proteggere i commercianti italiani dalla concorrenza delle piattaforme extracomunitarie, che beneficiano di costi di produzione molto più bassi e, fino a poco tempo fa, anche di franchigie doganali.

Il Codacons ha contestato la legittimità della tassa italiana, sostenendo che violi le norme europee in materia doganale secondo l’articolo 3 del Trattato sul Funzionamento UE: uno Stato membro non può introdurre unilateralmente dazi o ostacoli commerciali. Critiche simili sono arrivate dalle associazioni dei consumatori, che vedono nella tassa un ulteriore aggravio per chi acquista online.

Dall’altro lato, Federazione Moda Italia-Confcommercio ha espresso soddisfazione per il dazio europeo: “Stesso mercato, stesse regole. È una risposta concreta alle migliaia di aziende italiane che operano nei settori dell’abbigliamento, accessori e articoli per la casa, vittime di una concorrenza sleale non più tollerabile”.

Le alternative europee

L’Italia non è sola in questa strategia. La Romania ha già introdotto una tassa di 5 euro sui pacchi extra-UE. Tuttavia, il rischio è di creare una frammentazione del mercato interno, con consumatori e aziende che cercano le rotte doganali più convenienti all’interno dell’UE.

Proprio per questo, l’armonizzazione europea diventa essenziale. Il dazio fisso di 3 euro dal 1° luglio 2026 è una soluzione temporanea in attesa della piena implementazione del Data Hub Doganale dell’UE e della riforma del Codice Doganale. Questa riforma, secondo la proposta della Commissione Europea COM(2023) 258, prevede che le piattaforme di e-commerce diventino direttamente responsabili del calcolo e della riscossione di dazi e IVA al momento dell’acquisto.

In aggiunta al dazio di 3 euro, come riportato dal Consiglio dell’UE, è in discussione separata l’introduzione di una “handling fee” (commissione di gestione amministrativa) per compensare i costi delle autorità doganali. Questa tassa è attualmente oggetto di negoziazione nell’ambito del pacchetto di riforma doganale e del quadro finanziario pluriennale, ma non è ancora stata finalizzata. Il dazio di 3 euro e l’eventuale handling fee sono misure distinte e separate.

Impatto pratico per i consumatori

Facciamo un esempio concreto. Acquisti un capo d’abbigliamento su Shein dal valore di 40 euro con spese di spedizione di 5 euro. Ecco cosa potresti pagare dal 1° luglio 2026 (ipotizzando che il dazio italiano venga sostituito da quello europeo):

  • Valore merce: 40 euro
  • Spese spedizione: 5 euro
  • Dazio doganale UE: 3 euro
  • Subtotale: 48 euro
  • IVA 22% su 48 euro: 10,56 euro
  • Spese gestione corriere: variabili (tipicamente 10-25 euro)

Totale finale: circa 68-83 euro per un capo che inizialmente costava 40 euro.

L’impatto percentuale è inversamente proporzionale al valore: su un pacco da 5 euro, la tassa da 3 euro rappresenta un aumento del 60%, rendendo di fatto antieconomici gli acquisti di scarso valore. Su un acquisto da 100 euro, invece, l’incidenza scende al 3%, risultando molto meno penalizzante.

Nota importante: questo calcolo non include l’eventuale handling fee europea ancora in discussione, che potrebbe aggiungere ulteriori costi se venisse approvata.

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Cosa dice la normativa ufficiale

Per approfondire la normativa doganale italiana, è possibile consultare:

Per quanto riguarda l’IVA sulle importazioni, la base normativa è contenuta nel DPR 633/1972 che disciplina l’imposta sul valore aggiunto.

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Prospettive future

Il possibile rinvio della tassa italiana a luglio 2026 avrebbe senso sotto diversi profili. Eviterebbe l’asimmetria competitiva all’interno dell’UE, permetterebbe agli operatori del settore di prepararsi meglio e garantirebbe un’applicazione uniforme della normativa. Ma solleva anche interrogativi sulla capacità dell’Italia di fare da apripista su temi sensibili.

Aggiornamento importante: secondo quanto riportato dall’agenzia ANSA il 30 gennaio 2026, Forza Italia ha rinunciato a inserire l’emendamento sul differimento della tassa sui pacchi tra gli emendamenti segnalati al decreto Milleproroghe. Questo significa che, allo stato attuale, la tassa di 2 euro potrebbe rimanere in vigore come previsto, almeno fino a nuove decisioni.

La vera sfida sarà l’efficacia dei controlli. Con miliardi di pacchi che entrano ogni anno nell’UE e problematiche diffuse di sottovalutazione, serve una rivoluzione tecnologica e organizzativa delle dogane. Il Data Hub Doganale dell’UE, previsto per il 2028, dovrebbe centralizzare i flussi informativi e consentire controlli più efficaci basati sull’intelligenza artificiale e l’analisi dei big data.

Nel frattempo, i consumatori italiani dovranno abituarsi a costi più alti per gli acquisti su piattaforme extraeuropee. Un effetto voluto, che punta a riequilibrare la concorrenza tra e-commerce globale e commercio tradizionale, ma che inevitabilmente peserà sulle tasche di chi è abituato ai prezzi stracciati del fast fashion e della tecnologia low-cost.

La partita, insomma, è solo all’inizio. E il primo round si giocherà nei prossimi mesi, tra decreti, emendamenti e l’arrivo del dazio europeo a luglio.


Nota: Le informazioni contenute in questo articolo si basano sulla normativa vigente a febbraio 2026 e sulle proposte in discussione presso le istituzioni europee e nazionali. Per informazioni aggiornate e specifiche sulla propria situazione, si consiglia di consultare direttamente il sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli o rivolgersi a un professionista del settore doganale.

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