Gettito Fiscale in Italia: Perché l'IVA Pesa Poco e il Lavoro Paga Tanto

Gettito Fiscale in Italia: Perché l’IVA Pesa Poco e il Lavoro Paga Tanto

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L’Italia ha uno dei sistemi fiscali più sbilanciati d’Europa. Da un lato, il lavoro sopporta un carico tra i più alti dell’Unione. Dall’altro, l’IVA contribuisce al gettito complessivo in misura sorprendentemente contenuta, nonostante un’aliquota ordinaria del 22 per cento in linea con la media europea. Il rapporto annuale sulla tassazione pubblicato da Il Sole 24 Ore, basato sui dati Eurostat più recenti, conferma questo squilibrio e apre un confronto utile con gli altri Stati membri.

Per chi gestisce una partita IVA o segue da vicino la fiscalità italiana, capire come si compone il gettito non è un esercizio accademico. Aiuta a capire perché il dibattito politico continua a ruotare intorno al cuneo fiscale sul lavoro, e perché un aumento dell’IVA resta sul tavolo ogni volta che si discute di riforma fiscale.

L’aliquota implicita sul lavoro: 43,9 per cento, seconda in Europa

Nel 2024 l’aliquota implicita sul lavoro in Italia si è attestata al 43,9 per cento. Solo la Grecia, con il 44,8 per cento, fa peggio nell’Unione Europea. L’aliquota implicita non è un’aliquota di legge: è un indicatore che misura quanto del reddito da lavoro, comprensivo di contributi previdenziali e assistenziali, finisce effettivamente in tasse e contributi.

Un dato in controtendenza c’è: tra il 2014 e il 2024 questa aliquota è scesa di quasi 3 punti percentuali, uno dei cali più marcati registrati nell’Unione. Nonostante la discesa, il lavoro resta la base imponibile più tassata del Paese, e la distanza dalla media UE resta ampia.

Le tasse sul lavoro rappresentano il 48,6 per cento del gettito fiscale italiano nel 2024, contro una media europea del 51,5 per cento. Il dato può sembrare in contraddizione con l’aliquota implicita altissima, ma le due misure raccontano cose diverse: l’aliquota implicita indica quanto viene sottratto a ogni euro di reddito da lavoro, mentre la quota sul gettito totale indica quanto pesa il lavoro sul totale delle entrate fiscali, dove contano anche IVA, imposte sul capitale e altre voci.

Il contributo IVA: solo il 15,6 per cento del gettito

Qui sta il dato più interessante per chi si occupa di fiscalità italiana. Nel 2024 l’IVA ha portato nelle casse dello Stato il 15,6 per cento del gettito fiscale complessivo. È un aumento di 1,8 punti rispetto a dieci anni prima, ma resta un valore basso se confrontato con altri Paesi UE.

Il confronto con chi si affida di più all’IVA è netto:

PaeseQuota IVA sul gettito fiscale (2024)
Croazia34,7%
Bulgaria30,6%
Lettonia27,3%
Italia15,6%

La Croazia raccoglie dall’IVA più del doppio di quanto raccolga l’Italia in proporzione al gettito totale, pur avendo un’aliquota ordinaria del 25 per cento, non troppo distante dal 22 per cento italiano. La differenza non nasce quindi dall’aliquota nominale, ma dalla base imponibile: in Italia le aliquote ridotte (10, 5 e 4 per cento) e le numerose esenzioni riducono in modo significativo quanto viene effettivamente raccolto rispetto a quanto si potrebbe teoricamente incassare applicando l’aliquota piena a tutti i consumi.

Un report della Commissione europea sulla fiscalità italiana conferma questa lettura: nel 2023 il gettito IVA italiano, pari al 6,6 per cento del PIL, restava sotto la media UE del 7,1 per cento, proprio a causa dell’uso diffuso di aliquote ridotte ed esenzioni.

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Chi si affida di più al reddito, chi ai consumi

Svezia e Danimarca sono i due Paesi che dipendono maggiormente dalla tassazione sul reddito, rispettivamente per il 57,4 e il 57,3 per cento del gettito nel 2024. La tassazione sul reddito resta la fonte primaria di entrate in quasi tutti gli Stati membri, tranne che in Croazia e Bulgaria, dove sono invece le tasse sui consumi a guidare la classifica, con il 48,1 e il 42,8 per cento del gettito rispettivamente.

In nessun Paese dell’Unione le tasse sul capitale rappresentano la fonte primaria di gettito. In Italia, capitale e consumi pesano in modo quasi identico: 25,5 per cento il primo, 25,9 per cento il secondo nel 2024.

Il confronto tra due quadrienni: 2015-2019 contro 2020-2024

Mettendo a confronto i due periodi, la pressione fiscale italiana è leggermente diminuita nel complesso. Ma la composizione interna è cambiata: il gettito dalle tasse sui consumi è diminuito, mentre sono aumentate lievemente le tasse sul lavoro e, in modo più marcato, quelle sul capitale.

Questo significa che, anche a fronte di una pressione fiscale totale stabile o in calo, lo spostamento del peso tra le diverse basi imponibili conta quanto il livello assoluto. Un cuneo fiscale che scende sulla carta non aiuta molto se il gettito perso viene recuperato altrove, spostando semplicemente il problema.

Perché conta per chi ha la partita IVA

Chi lavora con una partita IVA, in regime forfettario o ordinario, sente questo squilibrio su due fronti. Da una parte i contributi INPS, calcolati sul reddito e non sui consumi, restano la voce di costo più pesante e meno comprimibile. Dall’altra, ogni proposta di riequilibrio del sistema fiscale che punti a ridurre il cuneo sul lavoro passa quasi inevitabilmente da un possibile aumento dell’IVA, dato il margine di manovra che l’Italia ha rispetto alla media UE su questo fronte.

Le raccomandazioni specifiche del Consiglio dell’Unione Europea per l’Italia nel 2025 vanno in questa direzione: rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita, continuare la lotta all’evasione, ridurre il cuneo fiscale sul lavoro e rivedere le spese fiscali, incluse quelle legate al valore aggiunto.

Domande Frequenti

Cos’è l’aliquota implicita sul lavoro? 

È un indicatore Eurostat che misura quanto del reddito da lavoro, comprensivo di contributi previdenziali e assistenziali, viene sottratto da tasse e contributi. Non va confusa con le aliquote IRPEF, che si applicano solo al reddito imponibile.

Perché l’IVA italiana pesa così poco sul gettito nonostante un’aliquota del 22 per cento? 

Perché la base imponibile effettiva è ridotta da numerose aliquote agevolate (10, 5 e 4 per cento) e da esenzioni su beni e servizi come sanità, istruzione e alcuni servizi finanziari. L’aliquota nominale è in linea con la media UE, ma il gettito reale rispetto al PIL resta sotto la media europea.

Quali Paesi europei dipendono di più dall’IVA? 

Croazia (34,7 per cento del gettito), Bulgaria (30,6 per cento) e Lettonia (27,3 per cento) sono i tre Stati membri che raccolgono la quota maggiore di entrate fiscali dall’IVA.

La pressione fiscale in Italia sta aumentando o diminuendo? 

Confrontando i quadrienni 2015-2019 e 2020-2024, la pressione fiscale complessiva è leggermente diminuita. Il gettito dai consumi è calato, mentre quello dal lavoro è aumentato di poco e quello dal capitale è cresciuto in modo più marcato.

Cosa raccomanda l’Unione Europea all’Italia sul fisco? 

Le raccomandazioni specifiche 2025 del Consiglio UE chiedono di rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita, continuare la lotta all’evasione, ridurre il cuneo fiscale sul lavoro e rivedere le spese fiscali collegate all’IVA.

Conclusioni

I numeri Eurostat del 2024 confermano una fotografia che l’Italia porta avanti da almeno un decennio: il lavoro paga tanto, l’IVA paga poco rispetto al suo potenziale. La riduzione di quasi 3 punti dell’aliquota implicita sul lavoro tra il 2014 e il 2024 è un segnale positivo, ma non basta a colmare il divario con la media europea. Allo stesso tempo, l’aumento di 1,8 punti del contributo IVA nell’ultimo decennio mostra che qualcosa si muove, seppure lentamente.

Per chi segue la fiscalità italiana da vicino, il punto da tenere d’occhio nei prossimi anni è proprio questo equilibrio: quanto e come lo Stato deciderà di spostare il peso fiscale dal lavoro ai consumi, e con quali conseguenze per chi ha la partita IVA.

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Fonti

  • Il Sole 24 Ore, Gettito fiscale: in Italia alta l’aliquota implicita sul lavoro, basso il contributo dell’Iva, luglio 2026 – ilsole24ore.com
  • Commissione Europea, Taxation and Customs Union – Mind the Gap: Challenges and opportunities for Italy, Country tax fiche 2025 – italy.representation.ec.europa.eu
  • Eurostat, dati sulla struttura del gettito fiscale per Stato membro, edizione 2024

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