Come la Guerra in Iran sta Facendo Salire i Prezzi del Carburante in Italia

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La crisi allo Stretto di Hormuz

Il 28 febbraio 2026, alle 2:30 di notte ora italiana, Donald Trump pubblicò un video di otto minuti su Truth Social annunciando l’avvio di una grande operazione militare congiunta contro l’Iran. Battezzata Operation Epic Fury dal Pentagono e Operation Roaring Lion dall’esercito israeliano, l’offensiva prese di mira i vertici del regime, le installazioni militari e le infrastrutture nucleari iraniane, colpendo simultaneamente le città di Teheran, Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah. L’ayatollah Ali Khamenei fu ucciso nella sua sede di lavoro nel Beit Rahbari. Con lui morirono il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh e il capo di stato maggiore Mohammad Bagheri.

L’Iran rispose con decine di droni e missili balistici contro Israele e contro le basi militari statunitensi in Kuwait, Bahrein, Qatar, Iraq, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Contestualmente, i Pasdaran dichiararono chiuso lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo più strategico del pianeta: largo appena 33 chilometri nel punto più stretto, attraverso cui transitano circa 20,9 milioni di barili di petrolio al giorno — il 20% del consumo mondiale di greggio e oltre un quarto degli scambi petroliferi globali via mare, secondo i dati dell’Agenzia per l’Informazione sull’Energia degli Stati Uniti (EIA). Gli automobilisti italiani stanno già pagando le conseguenze di tutto questo.

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Dallo Stretto di Hormuz alla pompa italiana

L’Italia non importa grandi volumi di greggio iraniano in modo diretto, ma questo conta poco. Il petrolio è una merce globale e fungibile: una crisi in qualsiasi punto del sistema si riflette immediatamente sui prezzi ovunque nel mondo.

Il traffico di petroliere nello stretto crollò di circa il 70% nelle prime ore successive agli attacchi, con oltre 150 navi all’ancora al di fuori del passaggio per evitare i rischi. Il 2 marzo, un alto funzionario dei Pasdaran confermò ufficialmente la chiusura dello stretto, minacciando di incendiare qualsiasi nave che tentasse il transito. Il 5 marzo, i Lloyd’s e gli altri grandi assicuratori marittimi ritirarono la copertura war risk per i vessel nell’area del Golfo Persico, rendendo economicamente impossibile il transito per la quasi totalità degli armatori. Maersk, Hapag-Lloyd, MSC e CMA CGM sospesero le operazioni.

Il Brent crebbe del 10-13% nelle prime ore di contrattazione, raggiungendo circa 83 dollari al barile nella settimana successiva agli attacchi, rispetto ai 73 dollari del venerdì precedente. I prezzi europei del gas naturale raddoppiarono quasi da €30/MWh a oltre €60/MWh prima di stabilizzarsi intorno ai €48/MWh. I noli per le grandi petroliere VLCC (Very Large Crude Carriers) toccarono un record storico di 423.736 dollari al giorno lunedì 2 marzo, con un aumento di oltre il 94% rispetto al venerdì precedente.

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L’impatto sui prezzi italiani alla pompa

Gli effetti arrivarono ai distributori italiani con una rapidità che pochi si aspettavano.

Al 4 marzo 2026, secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) pubblicate sull’Osservatorio carburanti:

  • Benzina self-service (rete stradale): 1,724 €/litro (con le compagnie a 1,733 €/litro)
  • Gasolio self-service (rete stradale): 1,815 €/litro (con le compagnie a 1,831 €/litro)
  • Benzina self-service (autostrade): 1,816 €/litro (servito: 2,072 €/litro)
  • Gasolio self-service (autostrade): 1,903 €/litro (servito: 2,157 €/litro)

Alla data del 6 marzo, i prezzi continuavano a salire: la benzina aveva già raggiunto 1,744 €/litro sulla rete stradale e 1,854 €/litro in autostrada, secondo i dati giornalieri de Il Sole 24 Ore.

Le situazioni più critiche si registrano nelle aree di servizio autostradali. Il Codacons, che ha effettuato un monitoraggio sistematico sulla base dei dati MIMIT, ha rilevato picchi elevatissimi in singoli impianti:

  • A21 Torino-Piacenza: gasolio servito a 2,519 €/litro, benzina a 2,389 €/litro
  • A4 Milano-Brescia: gasolio servito a 2,464 €/litro, benzina a 2,329 €/litro
  • In almeno 8 impianti lungo A1, A11-A12, A12, A14 e A21: gasolio a 2,449 €/litro

Il gasolio è ora al livello più alto da oltre due anni (dal 4 marzo 2024), la benzina al massimo da tre mesi. Federconsumatori stima un impatto complessivo fino a 186,64 euro annui per famiglia, tra maggior costo diretto ai distributori e rincari indiretti sui beni trasportati su gomma. Assoutenti ha già segnalato la situazione all’Antitrust, chiedendo un’indagine sui rapidi rialzi.

La struttura fiscale italiana sul carburante: il nodo dell’IVA

Per capire perché gli italiani siano così esposti agli shock petroliferi globali, è indispensabile analizzare come si compone il prezzo di un litro di carburante — e il ruolo centrale che l’IVA vi svolge.

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Come si forma il prezzo alla pompa

Il prezzo che l’automobilista vede sul display del distributore non è semplicemente il costo della raffinazione più il margine del gestore. È la somma di tre grandi blocchi:

  1. Costo industriale netto — prezzo della materia prima (greggio), raffinazione, logistica e margini della filiera, direttamente legato ai mercati internazionali
  2. Accisa — un’imposta fissa stabilita dallo Stato per ogni litro, indipendentemente dal prezzo di mercato
  3. IVA al 22% — applicata sulla somma di costo industriale netto e accisa

Quest’ultimo punto è cruciale per capire il problema.

Perché l’IVA amplifica i rincari: la “tassa sulla tassa”

L’IVA italiana sui carburanti è fissata al 22% e si applica sull’intero prezzo comprensivo di accisa. Questo meccanismo genera un effetto che le associazioni dei consumatori chiamano “tassa sulla tassa”: l’IVA colpisce non solo il valore industriale del prodotto, ma anche l’accisa stessa.

Concretamente: quando il greggio sale, l’IVA — essendo percentuale — aumenta in valore assoluto in euro, generando automaticamente maggiore gettito per lo Stato senza che sia necessario alcun intervento normativo.

Ecco la scomposizione ufficiale del prezzo (dati MASE, 5 gennaio 2026, in €/1.000 litri per la rete stradale self-service):

VoceBenzinaGasolio
Costo netto (materia prima + margini)683,41 €674,78 €
Accisa672,90 €672,90 €
IVA (22%)298,39 €296,49 €
Prezzo totale1.654,70 €1.644,17 €

Come si vede chiaramente: l’IVA viene calcolata su accisa più costo netto. Secondo le elaborazioni di Assoutenti su dati MASE, la componente fiscale (accise + IVA) incide per il 60% sul prezzo della benzina e per il 56,9% su quello del gasolio. In termini pratici: di ogni litro di benzina venduto, circa 1,02 euro vanno direttamente allo Stato; per il gasolio, circa 0,92 euro. Il gettito fiscale annuale complessivo tra accise e IVA sui carburanti supera i 35-39 miliardi di euro.

Quando il conflitto in Iran fa salire il prezzo del greggio, la quota di IVA incorporata in ogni litro cresce automaticamente — riducendo la parte di aumento che ricade esclusivamente sul costo della materia prima e gonfiando le entrate del fisco. Chi ci guadagna, almeno nell’immediato, è l’erario.

La Legge di Bilancio 2026: già un aggravio sul diesel prima della guerra

L’entrata in vigore della crisi iraniana si è sovrapposta a un contesto fiscale già più pesante. La Legge di Bilancio 2026, entrata in vigore il 1° gennaio, ha allineato le accise su benzina e gasolio a 672,90 €/1.000 litri per entrambi i carburanti, eliminando il vantaggio storico di cui godeva il diesel. In pratica:

  • L’accisa sulla benzina è scesa da 713,40 a 672,90 €/1.000 litri (−4,05 cent/litro)
  • L’accisa sul gasolio è salita da 632,40 a 672,90 €/1.000 litri (+4,05 cent/litro)

Considerando l’IVA al 22%, l’effetto netto alla pompa è stato di +4,94 cent/litro sul gasolio e −4,94 cent/litro sulla benzina. Su un pieno da 50 litri, il guidatore diesel paga già 2,47 euro in più rispetto al 2025, pari a circa 59,3 euro in più l’anno con due rifornimenti mensili (stime Codacons). La misura era motivata dall’obiettivo di eliminare il differenziale fiscale tra i due carburanti, considerato un Sussidio Ambientalmente Dannoso (codice EN.SI.24 del catalogo MASE). Le entrate aggiuntive per lo Stato sono stimate in circa 552 milioni di euro nel 2026. Con la crisi in Iran, queste proiezioni appaiono già superate al rialzo.

Il peso storico delle accise italiane: una curiosità

Il sistema delle accise italiane porta con sé un’eredità storica singolare. Alcune delle voci ancora incorporate nell’accisa odierna risalgono a emergenze del Novecento che non hanno mai trovato risoluzione definitiva. Tra le componenti storicamente riconoscibili troviamo contributi originariamente destinati a finanziare: la guerra d’Etiopia del 1935-36, la crisi di Suez del 1956, la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del 1966, i terremoti del Belice (1968), del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980), la missione in Bosnia del 1996, e anche il terremoto dell’Aquila del 2009.

Create come misure “temporanee”, non sono mai state abolite, e sono state progressivamente accorpate nell’accisa strutturale. L’Italia si conferma al primo posto in Europa per accisa sul gasolio e sesta per quella sulla benzina.

La “rendita di guerra” e la richiesta di restituzione

CNA Fita (Confederazione Nazionale dell’Artigianato — trasporto merci) ha esplicitamente chiesto al governo di finanziare misure di sostegno per i trasportatori attraverso le maggiori entrate generate dall’IVA sui carburanti — la cosiddetta “rendita di guerra” del fisco. La logica è matematicamente ineccepibile: quando i prezzi alla pompa salgono, il 22% di IVA genera un gettito maggiore per ogni litro venduto, senza che il Parlamento debba approvare nulla.

Nel 2022, in risposta alla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, il governo Draghi aveva introdotto un temporaneo taglio delle accise sui carburanti, che fu poi prorogato e infine sospeso a inizio 2023. Le associazioni dei consumatori e i trasportatori chiedono oggi misure analoghe. Al momento della pubblicazione di questo articolo, il governo Meloni non ha ancora annunciato provvedimenti di emergenza equivalenti.

Le conseguenze economiche più ampie per l’Italia

L’Italia è strutturalmente dipendente dal trasporto su gomma: l’86% delle merci viaggia su veicoli a gasolio, rendendo il settore logistico particolarmente vulnerabile ai rincari del diesel.

Assotir ha segnalato aumenti del gasolio “che vanno dai 10 centesimi in Lombardia ai 24 centesimi in Sicilia” e problemi di approvvigionamento in Campania e Lombardia. Conftrasporto ha dichiarato che “il trasporto è il primo a pagare il prezzo del conflitto” e ha chiesto la sospensione immediata dei costi ETS (Sistema di Scambio di Quote di Emissione) per il settore.

Le ripercussioni si estendono ben oltre il distributore:

  • Prezzi alimentari e beni di consumo — i rincari nel trasporto si traducono in aumenti sugli scaffali dei supermercati
  • Manifattura — l’industria italiana, soprattutto nel Nord, è ad alta intensità energetica; i margini si comprimono o i costi vengono trasferiti ai consumatori
  • Turismo — circa il 30% del carburante per aerei europeo transita dallo stretto; i rialzi del cherosene si rifletteranno sulle tariffe aeree nella stagione estiva
  • Bollette energetiche — i prezzi del gas naturale europeo sono quasi raddoppiati in pochi giorni; famiglie e imprese ancora dipendenti dal gas metano subiranno nuovi rincari in bolletta

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha cercato di rassicurare gli italiani dichiarando che “siamo nella condizione di essere abbastanza sicuri quantitativamente. Siamo il paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo fonti di approvvigionamento diversificate.” Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato due riunioni d’emergenza della Commissione di allerta rapida sui prezzi il 6 marzo.

Il quadro globale: l’Italia non è sola, ma è tra i più esposti

Il disagio italiano è condiviso in tutta Europa, ma il grado di esposizione varia significativamente. I Paesi con una tassazione sui carburanti più bassa assorbono gli shock di prezzo con un effetto amplificazione minore, proprio perché la base imponibile su cui si calcola l’IVA percentuale è più piccola. La combinazione italiana di accise molto elevate (che gonfiano la base di calcolo dell’IVA) e un’aliquota IVA al 22% rende l’Italia uno dei Paesi dell’UE più vulnerabili alla volatilità petrolifera.

L’OPEC+ ha annunciato un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno per cercare di compensare le carenze — una cifra che gli analisti di Barclays e Goldman Sachs hanno definito largamente insufficiente rispetto a una potenziale chiusura totale dello Stretto di Hormuz. La capacità produttiva di riserva è concentrata in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — le stesse nazioni che stanno subendo attacchi missilistici iraniani — il che solleva dubbi sulla possibilità di mobilizzarla in sicurezza.

Conclusione

La guerra in Iran ha messo a nudo una vulnerabilità strutturale del modello di tassazione dei carburanti in Italia che esisteva ben prima che cadesse il primo missile. Gli automobilisti italiani pagano alcune delle tasse sui carburanti più alte d’Europa, con un sistema di accise che affonda le radici in decenni di emergenze mai definitivamente risolte e un’IVA al 22% applicata sopra una base già pesantemente gravata. Quando i prezzi globali del petrolio salgono — come accade invariabilmente nei periodi di guerra — i consumatori italiani non assorbono solo lo shock di mercato, ma anche un effetto fiscale amplificato.

Il quadro immediato è duro: gasolio a 2,50 euro in autostrada, costi di esercizio per i trasportatori in spirale e nessuna misura di emergenza ancora annunciata. La questione politica che si pone è se il governo utilizzerà la “rendita” IVA generata dalla crisi per alleviare il peso sui consumatori — come avvenne parzialmente con il taglio delle accise del 2022 — oppure se il gettito aggiuntivo confluirà nel bilancio pubblico mentre gli automobilisti ordinari e i trasportatori ne sopportano l’intero costo.

Ciò che è certo è che, finché il 20% del petrolio mondiale transita attraverso uno stretto di 33 chilometri oggi effettivamente chiuso, i prezzi alla pompa italiani resteranno ostaggio di eventi che accadono a migliaia di chilometri di distanza.

Domande frequenti (FAQ)

Perché i prezzi del carburante in Italia sono saliti a causa di una guerra in Iran? Il petrolio viene scambiato sui mercati globali e il suo prezzo è determinato a livello mondiale. Anche se l’Italia non importa grandi volumi di greggio iraniano direttamente, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto circa il 20% dell’offerta mondiale giornaliera di petrolio. Questa scarsità fa salire i prezzi del greggio ovunque, e i rialzi si trasmettono quasi immediatamente ai prezzi alla pompa in tutta Europa.

Quali sono i prezzi attuali del carburante in Italia (marzo 2026)? Al 4 marzo 2026, la benzina self-service sulla rete stradale era in media a 1,724 €/litro e il gasolio a 1,815 €/litro. Al 6 marzo i prezzi avevano già raggiunto rispettivamente 1,744 e circa 1,830 €/litro. Sulle autostrade, in modalità servito, il gasolio ha superato i 2,50 €/litro in singoli impianti rilevati dal Codacons sulla base dei dati MIMIT.

Come funziona l’IVA italiana sul carburante e perché peggiora i rincari? L’Italia applica l’aliquota IVA ordinaria del 22% sul carburante, calcolata sul prezzo totale comprensivo di accisa. Questo significa che l’IVA non grava solo sul costo industriale del prodotto, ma anche sull’accisa stessa — un meccanismo che i consumatori definiscono “tassa sulla tassa”. Quando il prezzo del greggio sale, l’IVA (essendo percentuale) aumenta in valore assoluto, generando automaticamente maggiore gettito per lo Stato senza alcun intervento legislativo.

Quanto pesano le accise sul prezzo del carburante in Italia nel 2026? Dal 1° gennaio 2026, l’accisa è fissata a 672,90 €/1.000 litri (0,6729 €/litro) sia per la benzina sia per il gasolio, dopo il riallineamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Aggiungendo l’IVA al 22%, la componente fiscale complessiva pesa per il 60% sul prezzo della benzina e per il 56,9% sul prezzo del gasolio: circa 1,02 euro per ogni litro di benzina venduto e circa 0,92 euro per ogni litro di diesel vanno allo Stato.

L’Italia è il paese europeo con le accise più alte sul carburante? Sì, per quanto riguarda il gasolio: l’Italia detiene il primato europeo con l’accisa più alta sul diesel dopo il riallineamento del 2026. Per la benzina, l’Italia occupa attualmente la sesta posizione in Europa, dopo Paesi Bassi, Danimarca, Grecia, Finlandia e Francia.

Il governo potrebbe ridurre le tasse sui carburanti durante questa crisi? Sì, tecnicamente è possibile. Nel 2022, di fronte alla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, il governo Draghi introdusse un taglio temporaneo delle accise, poi prorogato e infine sospeso a inizio 2023. Le associazioni dei consumatori e le organizzazioni dei trasportatori chiedono oggi un intervento analogo, finanziato con le maggiori entrate IVA generate dal rincaro. Al 6 marzo 2026, il governo Meloni non ha ancora annunciato misure equivalenti.

Quanto potrebbe durare la crisi allo Stretto di Hormuz? Al momento è impossibile prevederlo con certezza. Al 5 marzo, attraverso lo stretto transitavano appena cinque imbarcazioni al giorno, rispetto a una media di 27 nei giorni precedenti la guerra. Gli analisti di Barclays e Goldman Sachs avvertono che una disruption prolungata potrebbe spingere il Brent oltre i 100 dollari al barile, con conseguenze gravi per i prezzi alla pompa in Italia e in tutta Europa.

Quali altri settori dell’economia italiana sono colpiti? Oltre agli automobilisti privati, i trasportatori su gomma (che movimentano l’86% delle merci italiane) stanno subendo aumenti di costi significativi. I rincari si propagano ai prezzi alimentari, alle bollette di gas ed energia elettrica, alle tariffe aeree (il cherosene per aviazione è in forte aumento), ai margini del comparto manifatturiero e, con l’avvicinarsi della Pasqua, ai costi degli spostamenti autostradali.


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Fonti


Questo articolo riflette le informazioni disponibili al 6 marzo 2026. La situazione allo Stretto di Hormuz è in rapida evoluzione e i dati sui prezzi sono soggetti ad aggiornamenti quotidiani.

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