IVA +3,7%, Ma Le Accise Frenano: Gettito 2026 Sottotono

IVA +3,7%, Ma Le Accise Frenano: Gettito 2026 Sottotono

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Nel primo semestre 2026 l’Italia è quarta su sette paesi europei per crescita del gettito fiscale complessivo. Il Bollettino sulle entrate fiscali internazionali del Ministero dell’Economia e delle Finanze mostra un aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, ben lontano dal +10,4% della Spagna e dal +8,4% del Regno Unito. Attenzione a non confondere i due dati: quel 2,1% è la crescita del gettito fiscale nel suo complesso, non quella dell’IVA.

L’IVA, presa singolarmente, ha un andamento migliore: in Italia è cresciuta del 3,7%, in linea con la media europea. A tirare giù la media generale sono le accise: quella sull’energia elettrica è scesa del 14,9% e quella sui carburanti del 9,5%, per effetto diretto delle misure di sostegno contro il caro-energia. L’IVA da sola, quindi, non spiega il rallentamento italiano: anzi, lo controbilancia in parte.

I dati del Bollettino MEF sulle entrate fiscali internazionali

Il Bollettino, pubblicato periodicamente dal MEF sulla base dei dati diffusi dalle amministrazioni fiscali nazionali, confronta la crescita del gettito di sette paesi: Spagna, Regno Unito, Francia, Italia, Portogallo, Irlanda e Germania.

Nel primo semestre 2026 la classifica è questa:

PaeseCrescita gettito fiscale (I sem. 2026 vs I sem. 2025)
Spagna+10,4%
Regno Unito+8,4%
Francia+3,2%
Italia+2,1%
Portogallo+1,9%
Irlanda+1,2%
Germania+0,8%

Tutti i paesi analizzati registrano una crescita del gettito IVA, ma con intensità diverse: dall’8,4% della Spagna al 2,7% della Germania. L’Italia si colloca a metà, con un +3,7% sull’IVA che da solo varrebbe una posizione più alta in classifica, se non fosse compensato dal calo delle accise energetiche.

Perché l’Italia cresce meno di Spagna, Regno Unito e Francia

Secondo il Bollettino, il distacco dell’Italia da Madrid, Londra e Parigi dipende soprattutto dalle misure adottate dal governo per attenuare gli effetti del caro-energia. Non è un problema di minore capacità di riscossione, ma di scelte politiche che riducono il gettito da alcune imposte indirette per calmierare i prezzi al consumo.

La crescita del 2,1% italiano si scompone in un +1,4% di imposte dirette e un +3,0% di imposte indirette. Tra le imposte dirette, l’IRPEF cresce del 2,1% e l’IRES del 4,1%. Tra le indirette, insieme all’IVA salgono anche l’imposta di registro (+1,8%) e l’imposta di bollo (+5,2%), mentre calano proprio le due accise legate all’energia.

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L’IVA cresce, le accise calano: il conto del caro-energia

Il meccanismo è lo stesso descritto nei decreti sul taglio delle accise sul gasolio: quando il prezzo dell’energia sale, l’IVA si applica su una base imponibile più alta e il suo gettito aumenta. Il governo usa parte di questo maggior gettito per abbassare temporaneamente le accise, così da contenere il prezzo finale pagato dai consumatori.

Il risultato, a livello di bilancio dello Stato, è che l’IVA sale (+3,7%) mentre le accise scendono in modo netto: -14,9% sull’energia elettrica e -9,5% sui carburanti. Il Bollettino attribuisce esplicitamente questo calo alle “misure normative adottate per contrastare l’aumento dei costi energetici”, la stessa dicitura che accompagna i decreti sulle accise mobili pubblicati in Gazzetta Ufficiale nelle ultime settimane.

In pratica lo Stato incassa di più sull’IVA ma restituisce una parte di quel maggior gettito attraverso le accise più basse. Il saldo netto per le casse pubbliche resta positivo, ma cresce meno rispetto a paesi che non hanno adottato interventi di calmieramento sui prezzi energetici.

Il confronto con la Spagna: IVA a +8,4% e balzo dell’IRES

La Spagna guida la classifica soprattutto grazie alle imposte dirette, cresciute del 14,8%, trainate da un aumento dell’80,2% del gettito IRES. Anche le imposte indirette spagnole crescono, ma in modo più contenuto (+5,8%), con un’IVA a +8,4% e un calo della tassa sull’elettricità del 30%, più marcato di quello italiano.

Il Regno Unito segue uno schema simile, con le imposte dirette a +12,8% contro un +2,9% delle indirette e un’IVA a +3,9%. In Francia, invece, la crescita è spiegata dalle misure di redistribuzione e tassazione di grandi imprese e patrimoni introdotte con le ultime leggi di bilancio.

A chiudere la classifica c’è la Germania, penalizzata soprattutto dal calo delle accise su tabacco (-15,0%), alcolici (-18,8%) ed elettricità (-23,3%), con un’IVA che comunque cresce del 2,7%.

Cosa significa per chi ha la partita IVA

Per chi gestisce un’attività con partita IVA, questi dati non cambiano gli obblighi di liquidazione o dichiarazione, ma aiutano a leggere il contesto in cui maturano le decisioni fiscali dei prossimi mesi. Un gettito IVA in crescita, unito a un calo delle accise energetiche, rafforza gli argomenti a favore di ulteriori proroghe del taglio sul gasolio, perché il costo per lo Stato risulta in parte autofinanziato dal maggior incasso IVA.

Allo stesso tempo, il dato sull’evasione IVA resta un tema separato: la crescita del gettito registrato nel Bollettino misura l’andamento delle entrate effettive, non il divario tra IVA dovuta e IVA versata, su cui l’Agenzia delle Entrate continua a intervenire con strumenti di contrasto specifici.

Domande frequenti

Cosa misura il Bollettino sulle entrate fiscali internazionali del MEF? 

Confronta la crescita del gettito fiscale complessivo di sette paesi europei, su base semestrale, utilizzando i dati pubblicati dalle rispettive amministrazioni finanziarie.

Perché l’Italia cresce meno della Spagna nel gettito fiscale? 

Perché le misure italiane di contenimento del caro-energia hanno ridotto il gettito delle accise su elettricità e carburanti, compensando parte della crescita registrata sull’IVA e sulle altre imposte.

Di quanto è cresciuta l’IVA in Italia nel primo semestre 2026? 

Del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, un dato in linea con la crescita media registrata negli altri paesi europei analizzati dal Bollettino.

Le accise sui carburanti sono calate ovunque in Europa? 

No. Il calo del 9,5% registrato in Italia riflette le misure nazionali sul taglio delle accise sul gasolio. Altri paesi, come la Germania, registrano cali di accise su prodotti diversi, come tabacco e alcolici.

Cosa significa che la crescita italiana si scompone in +1,4% di dirette e +3,0% di indirette? 

Significa che imposte come IRPEF e IRES, insieme, sono cresciute dell’1,4%, mentre IVA, imposta di registro, bollo e accise, nel loro insieme, sono cresciute del 3,0%, nonostante il calo delle sole accise energetiche.

L’IRES italiana è cresciuta più o meno dell’IRES spagnola? 

Molto meno. L’IRES italiana è cresciuta del 4,1%, contro un aumento dell’80,2% del gettito IRES spagnolo, il principale motore della crescita fiscale della Spagna nel periodo considerato.

Questo dato riguarda anche il divario IVA, cioè l’evasione? 

No. Il Bollettino misura la crescita del gettito effettivamente incassato, non la differenza tra IVA teoricamente dovuta e IVA versata, che è un indicatore separato monitorato dall’Agenzia delle Entrate.

Chi ha la partita IVA deve fare qualcosa in base a questi dati? 

No, non comportano nuovi obblighi. Sono un indicatore macroeconomico utile per capire il contesto delle scelte fiscali del governo, incluse le proroghe sul taglio delle accise.

Perché il Regno Unito cresce più dell’Italia nonostante un’IVA simile? 

Perché la crescita britannica è trainata soprattutto dalle imposte dirette (+12,8%), un ritmo molto più sostenuto rispetto a quello delle imposte dirette italiane (+1,4%).

La Francia ha adottato misure simili a quelle italiane sul caro-energia? 

Il Bollettino non lo indica esplicitamente. Attribuisce invece la crescita francese soprattutto alle misure di redistribuzione e tassazione di grandi imprese e patrimoni delle ultime leggi di bilancio.

Dove si trovano i dati ufficiali di questo Bollettino? 

Il Bollettino sulle entrate fiscali internazionali è pubblicato periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e si basa su dati diffusi mensilmente dalle amministrazioni fiscali dei singoli paesi.

In sintesi

Il rallentamento del gettito fiscale italiano rispetto a Spagna e Regno Unito non nasce da una minore crescita economica generalizzata, ma da una scelta precisa: usare parte del maggior gettito IVA generato dal caro-energia per tagliare le accise su elettricità e carburanti. L’IVA italiana cresce in linea con la media europea, le accise energetiche no, e la somma di questi due movimenti spiega gran parte della distanza dalla vetta della classifica.

Per chi segue da vicino le finanze pubbliche italiane, il dato da tenere d’occhio nei prossimi bollettini è proprio questo: se il prezzo del petrolio continuerà a salire, il gettito IVA sui carburanti crescerà ancora, offrendo margini per nuove proroghe del taglio accise, ma frenando allo stesso tempo la crescita complessiva del gettito fiscale nazionale.

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