Delega Fiscale 2026: Iva, Irap e Gioco Fisico Restano un Cantiere Aperto

Delega Fiscale 2026: IVA, Irap e Gioco Fisico Restano un Cantiere Aperto

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La delega fiscale si è chiusa con 29 decreti attuativi, ma tre dossier pesanti sono rimasti a metà: la revisione delle aliquote Iva, il superamento dell’Irap e la riforma del gioco fisico. Il termine per l’attuazione ordinaria era fissato al 29 agosto, e il motivo del rallentamento è sempre lo stesso: mancano le risorse.

Chi gestisce una partita Iva o segue da vicino la fiscalità italiana si chiede spesso se questi annunci si traducano in cambiamenti concreti sulle aliquote applicate oggi. La risposta, per ora, è no. Vediamo cosa prevedeva davvero la delega, cosa è stato fatto e cosa resta sul tavolo.

Cosa prevede la delega fiscale e perché si chiude con 29 decreti

Il percorso di riforma avviato dal Governo con la legge delega ha prodotto in totale 21 decreti legislativi attuativi e 8 testi unici consolidati. L’obiettivo dichiarato fin dall’inizio era non gravare sui conti pubblici: ogni modifica normativa doveva reggersi sulle risorse effettivamente disponibili.

Quasi tutto il finanziamento della delega è arrivato dall’abolizione dell’Ace, l’aiuto alla crescita economica che favoriva la capitalizzazione delle imprese. Una volta esaurito quel bacino, sono rimasti fuori proprio i capitoli più costosi da riformare: Iva, Irap, gioco fisico e tassazione dei redditi finanziari.

Restano teoricamente aperti i decreti correttivi, che possono intervenire anche dopo la scadenza di agosto. Ma per alcune materie qualsiasi intervento futuro dovrà passare da un percorso legislativo diverso, fuori dai binari della delega originaria.

Iva: l’obiettivo mancato della razionalizzazione delle aliquote

Il testo della delega puntava a razionalizzare il numero e la misura delle aliquote Iva secondo i criteri fissati dalla normativa europea, con l’idea di uniformare il trattamento di beni e servizi simili che oggi godono di regimi agevolati diversi tra loro.

La scala dei numeri in gioco ha reso l’operazione difficile da portare a termine con le risorse disponibili. Toccare le aliquote Iva significa incidere su un gettito enorme, e qualsiasi riduzione o accorpamento richiede coperture che al momento non ci sono. Per chi consulta il Testo Unico Iva, va precisato che la codificazione della normativa esistente è comunque andata avanti: quello che manca è la riforma sostanziale delle aliquote, non il riordino formale del testo.

In pratica, chi emette fatture oggi continua ad applicare le aliquote già in vigore (4%, 5%, 10%, 22%), perché nessuna modifica strutturale è stata approvata in questo ciclo di attuazione.

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Irap: il superamento rinviato di nuovo

Sul fronte Irap, la delega puntava a un superamento graduale dell’imposta, partendo dalle società di persone e dalle associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio di arti e professioni, con l’introduzione contestuale di una addizionale.

Anche qui la condizione vincolante era la cosiddetta invarianza del gettito: le regioni, che oggi incassano l’Irap, dovevano continuare a ricevere un ammontare equivalente a quello attuale, da ripartire secondo i criteri già in vigore. Trovare un meccanismo di compensazione che non penalizzi le finanze regionali si è rivelato più complicato del previsto, e il dossier resta fermo.

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La tassazione dei redditi finanziari, l’altra grande incompiuta

Il terzo fronte rimasto indietro riguarda i redditi finanziari. L’idea originaria era accorpare le diverse fattispecie in un’unica categoria reddituale, con tassazione per cassa e possibilità di compensare tra loro le componenti positive e negative, comprese le perdite da liquidazione di società ed enti.

Il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo ha più volte richiamato due punti specifici ancora da chiudere: l’armonizzazione del trattamento fiscale tra fondi immobiliari e fondi mobiliari, e la riduzione dal 26% al 20% dell’imposta sui rendimenti degli investimenti detenuti dai fondi pensione professionali. Anche in questo caso, la mancanza di coperture ha bloccato l’iter.

Il gioco fisico tra fondi dirottati e proroghe in vista

Diverso il motivo dello stallo sul gioco fisico. Dopo la riscrittura delle regole per il gioco online, il riordino del gioco terrestre in coordinamento con regioni ed enti locali si è arenato per ragioni più politiche che tecniche.

Il Ministero dell’Economia aveva già ottenuto il via libera della Conferenza Unificata sulla bozza di decreto e, con la legge di bilancio, aveva stanziato un fondo da 80 milioni destinato a regioni ed enti locali come primo segnale della devoluzione di una quota del gettito da gioco a governatori e sindaci. Quel fondo è stato però recentemente ridestinato all’attuazione del federalismo fiscale.

Il risultato pratico è che il Governo dovrà quasi certamente concedere un’ulteriore proroga alle concessioni per bingo, scommesse e slot machine con la prossima legge di bilancio. Senza una riforma organica su distanze dai luoghi sensibili, orari di apertura e tutela dei giocatori, il rischio è che a guadagnare terreno resti soprattutto il gioco illegale, a scapito di operatori regolari e gettito erariale.

Cosa cambia in concreto per chi ha (o apre) una partita Iva

Per chi gestisce un’attività con partita Iva, il messaggio pratico è che nessuna delle aliquote Iva applicate oggi cambia per effetto di questi 29 decreti. Chi ha già consultato la legge di bilancio 2026 o il decreto fiscale 2026 sa che le novità operative per imprese e professionisti passano da questi provvedimenti, non dalla delega fiscale in sé.

Resta comunque un tema di fondo che accompagna il dibattito da anni: il divario tra Iva teoricamente dovuta e Iva effettivamente riscossa in Italia, di cui abbiamo parlato anche a proposito della revisione del sistema Iva italiano. Una riforma delle aliquote, quando arriverà, dovrà probabilmente fare i conti anche con questo aspetto.

Tabella riepilogativa: cosa è fatto e cosa resta aperto

DossierObiettivo della delegaStato al 2026
IvaRazionalizzare numero e livello delle aliquote secondo criteri UENon attuato, mancano le coperture
IrapSuperamento graduale, priorità a società di persone e associazioni professionaliNon attuato, vincolo di invarianza del gettito regionale
Redditi finanziariCategoria unica, tassazione per cassa, compensazione perditeNon attuato, armonizzazione fondi ancora da definire
Gioco fisicoRiordino distanze, orari, tutela giocatori in coordinamento con enti localiFermo, fondo di 80 milioni dirottato altrove
Attuazione complessiva29 decreti tra decreti legislativi e testi uniciChiusa nella parte finanziabile con le risorse Ace

Domande frequenti

La delega fiscale ha cambiato le aliquote Iva nel 2026? 

No. I 29 decreti attuativi non hanno introdotto modifiche alle aliquote Iva del 4%, 5%, 10% e 22% attualmente in vigore. La razionalizzazione prevista dalla delega resta un obiettivo non raggiunto.

Cosa significa “invarianza del gettito” per l’Irap? 

Significa che qualsiasi riforma dell’Irap deve garantire alle regioni entrate equivalenti a quelle attuali, ripartite con gli stessi criteri oggi in vigore. È il vincolo che ha finora impedito il superamento graduale dell’imposta previsto dalla delega.

Perché la delega fiscale non ha riformato l’Iva? 

Per mancanza di risorse. Quasi tutta l’attuazione della delega è stata finanziata con i fondi liberati dall’abolizione dell’Ace, e non ne è rimasto abbastanza per sostenere una revisione sostanziale delle aliquote Iva, che coinvolge volumi di gettito molto elevati.

Cosa sono i decreti correttivi e possono ancora intervenire su Iva e Irap? 

Sono decreti che modificano o integrano i decreti legislativi già approvati. Alcuni possono essere adottati anche dopo la scadenza di attuazione ordinaria del 29 agosto, ma per alcune materie eventuali interventi dovranno passare da un iter legislativo separato, fuori dalla delega.

Quanti decreti attuativi ha prodotto in totale la delega fiscale? 

In totale 29 provvedimenti: 21 decreti legislativi attuativi e 8 testi unici consolidati.

Da dove arrivavano le risorse usate per finanziare la delega fiscale? 

Principalmente dall’abolizione dell’Ace, l’agevolazione che favoriva la capitalizzazione delle imprese tramite una deduzione fiscale sugli aumenti di capitale proprio.

Cosa prevedeva la delega per la tassazione dei redditi finanziari? 

Una categoria reddituale unica, con tassazione su base di cassa e possibilità di compensare guadagni e perdite, comprese quelle da liquidazione di società ed enti. Anche questo capitolo è rimasto fermo per mancanza di coperture.

Cosa cambia per il gioco fisico dopo lo stop alla riforma? 

Nulla di strutturale per ora. Le concessioni per bingo, scommesse e slot machine andranno probabilmente incontro a un’ulteriore proroga con la prossima legge di bilancio, in assenza di un riordino complessivo di distanze, orari e tutela dei giocatori.

Perché il fondo da 80 milioni per il gioco fisico non è stato usato come previsto? 

Perché è stato ridestinato dal Ministero dell’Economia all’attuazione del federalismo fiscale, sottraendolo alla devoluzione alle regioni e agli enti locali per cui era stato originariamente stanziato.

Il Testo Unico Iva ha comunque introdotto novità? 

Il Testo Unico Iva ha riorganizzato e codificato la normativa esistente in un testo consolidato, ma non corrisponde alla riforma sostanziale delle aliquote prevista dalla delega, che resta separata e non attuata.

Le partite Iva devono aspettarsi novità immediate su Iva o Irap? 

No. Le regole applicative restano quelle attualmente in vigore. Eventuali cambiamenti dipenderanno da futuri decreti correttivi o da interventi legislativi separati, con tempistiche non ancora definite.

Dove si possono seguire gli aggiornamenti su Iva e Irap in Italia? 

Gli aggiornamenti ufficiali arrivano tramite i comunicati del Ministero dell’Economia e delle Finanze e la pubblicazione dei provvedimenti in Gazzetta Ufficiale, oltre alle indicazioni operative dell’Agenzia delle Entrate.

Conclusione

La delega fiscale chiude formalmente con 29 decreti, ma i tre dossier più pesanti in termini di gettito, Iva, Irap e redditi finanziari, restano fuori dal traguardo. Il filo conduttore è sempre lo stesso: le risorse liberate dall’abolizione dell’Ace non bastano a coprire riforme di questa portata.

Per chi lavora con partita Iva la conseguenza pratica è che le aliquote e le regole di oggi restano invariate, almeno fino a quando non arriveranno decreti correttivi o un nuovo intervento legislativo dedicato. Vale la pena continuare a monitorare i prossimi provvedimenti di bilancio, perché è lì che probabilmente si giocherà la partita più concreta su Iva e Irap nei prossimi mesi.

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