Partita IVA Videomaker: ATECO, Tasse, Contributi e Regime Forfettario
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In sintesi: Se lavori come videomaker in modo continuativo, aprire la Partita IVA videomaker è un obbligo di legge, non una scelta. Questa guida ti accompagna passo dopo passo: dal codice ATECO corretto, al regime fiscale più conveniente, fino ai contributi previdenziali e agli adempimenti quotidiani.
1. Quando è obbligatoria la Partita IVA per il videomaker? {#quando-e-obbligatoria}
La Partita IVA videomaker diventa obbligatoria nel momento in cui l’attività cessa di essere sporadica e acquista i caratteri della continuità e dell’abitualità. Non si tratta di una soglia economica fissa: è la natura stessa del lavoro a determinare l’obbligo.
La legge italiana distingue due situazioni principali:
Prestazione occasionale: Se realizzi video solo in modo saltuario — un matrimonio ogni tanto, un evento aziendale isolato — e i tuoi compensi annui lordi non superano 5.000 euro, puoi operare senza aprire la Partita IVA, tramite la cosiddetta ricevuta di prestazione occasionale. Oltre quella soglia, però, scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS anche per i lavoratori autonomi occasionali.
Attività continuativa: Appena la tua attività di videomaker diventa regolare — collaborazioni ricorrenti con agenzie, clienti fissi, produzione sistematica di contenuti — sei tenuto ad aprire la Partita IVA videomaker. Il criterio non è solo il volume d’affari, ma la sistematicità. Anche con compensi bassi, se lavori con continuità, la Partita IVA è obbligatoria.
Attenzione: Molti videomaker ritardano l’apertura pensando di restare nella zona grigia della prestazione occasionale. L’Agenzia delle Entrate valuta la continuità dell’attività, non solo il fatturato. Lavorare con più clienti ricorrenti è un segnale inequivocabile di professionalità che richiede la regolarizzazione fiscale.
2. Libero professionista o artigiano? L’inquadramento che cambia tutto {#libero-professionista-o-artigiano}
Uno degli errori più comuni quando si apre la Partita IVA videomaker è non valutare correttamente il proprio inquadramento. La differenza tra libero professionista e artigiano non è solo burocratica: determina a quale cassa previdenziale iscriversi, quali contributi versare e quali adempimenti rispettare.
Il videomaker come libero professionista
Rientri nella categoria del libero professionista se:
- Realizzi video su commissione di clienti (aziende, privati, agenzie)
- Il tuo lavoro ha una prevalente componente intellettuale e creativa
- Non hai un negozio aperto al pubblico
- Non vendi prodotti audiovisivi “confezionati” a terzi in modo autonomo
In questo caso, la Partita IVA videomaker si apre presentando il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Non è necessario iscriversi alla Camera di Commercio. I contributi previdenziali vanno versati alla Gestione Separata INPS.
Il videomaker come artigiano (o ditta individuale)
Rientri nella categoria dell’artigiano videomaker se:
- Produci video e li vendi autonomamente a terzi (cortometraggi, documentari, contenuti già realizzati)
- Hai uno studio attrezzato con collaboratori
- Svolgi prevalentemente attività di post-produzione in senso industriale
- La componente organizzativa prevale su quella intellettuale-creativa
In questo caso, devi aprire una ditta individuale, iscriverti alla Camera di Commercio tramite la pratica telematica ComUnica, e versare i contributi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS (con contributi minimi annui di circa 3.600-4.000 euro indipendentemente dal fatturato).
| Caratteristica | Libero Professionista | Artigiano/Ditta Individuale |
| Registrazione | Agenzia delle Entrate (AA9/12) | Camera di Commercio (ComUnica) |
| Previdenza | Gestione Separata INPS | Gestione Artigiani INPS |
| Contributi minimi | Nessun minimo fisso | ~3.600-4.000 €/anno |
| SCIA | Non necessaria | Necessaria |
| Adatto a | Video su commissione | Produzione/vendita autonoma |
Per la maggior parte dei videomaker freelance che lavorano su commessa, l’inquadramento come libero professionista è quello corretto e più conveniente.
3. Codice ATECO per videomaker: quale scegliere {#codice-ateco-videomaker}
Il codice ATECO è la classificazione ufficiale dell’attività economica svolta. Sceglierlo correttamente non è un dettaglio amministrativo: dal codice ATECO dipendono il coefficiente di redditività (e quindi le tasse), il regime previdenziale applicabile e la correttezza dell’inquadramento fiscale.
Per la Partita IVA videomaker esistono più codici possibili, ognuno adatto a un profilo specifico:
Codice ATECO 74.20.19 — Il più usato dai videomaker freelance
Descrizione ufficiale: Altre attività di riprese fotografiche
Questo è il codice più comune per il videomaker che realizza riprese video su commissione: matrimoni, eventi aziendali, spot pubblicitari, video istituzionali, contenuti per i social, documentari brevi. Include anche i videomaker che uniscono fotografia e video nella propria offerta.
- Coefficiente di redditività: 78%
- Previdenza: Gestione Separata INPS (libero professionista)
- Adatto a: Riprese video, montaggio per clienti, videomaking creativo
Codice ATECO 59.11.00 — Produzione cinematografica e audiovisiva
Descrizione ufficiale: Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi
Questo codice è adatto a chi produce contenuti audiovisivi destinati alla vendita a terzi — emittenti televisive, piattaforme streaming, produttori esecutivi. È un codice che implica un’attività più strutturata e di solito richiede l’iscrizione come ditta individuale.
- Coefficiente di redditività: 67%
- Adatto a: Produzione autonoma di contenuti da cedere a terzi
Codice ATECO 59.12.00 — Post-produzione
Descrizione ufficiale: Attività di post-produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi
Se la tua attività consiste esclusivamente nel montaggio video — senza occuparti delle riprese — questo è il codice corretto. Attenzione: questo codice richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio.
- Coefficiente di redditività: 67%
- Previdenza: Gestione Artigiani/Commercianti INPS
- Adatto a: Editor video, colorist, sound designer
Codice ATECO 74.20.12 — Riprese aeree con drone
Descrizione ufficiale: Attività fotografiche aeree e subacquee
Se utilizzi un drone nelle tue riprese, puoi aggiungere questo codice secondario al 74.20.19 per coprire anche questa specifica attività.
Tabella riepilogativa dei codici ATECO per videomaker
| Codice ATECO | Descrizione | Coefficiente | Previdenza | Uso tipico |
| 74.20.19 | Altre attività fotografiche | 78% | Gest. Separata INPS | Video su commissione |
| 59.11.00 | Produzione cinematografica/video | 67% | Gest. Artigiani/Comm. | Produzione autonoma |
| 59.12.00 | Post-produzione cinematografica | 67% | Gest. Artigiani/Comm. | Editing, montaggio |
| 74.20.12 | Fotografia aerea/subacquea | 78% | Gest. Separata INPS | Riprese con drone |
Consiglio pratico: Il codice 74.20.19 è la scelta corretta per la stragrande maggioranza dei videomaker freelance. Se svolgi anche attività di editing, puoi includere questa nelle prestazioni coperte dallo stesso codice, purché la ripresa sia la tua attività principale.
4. Regime fiscale: forfettario o ordinario? {#regime-fiscale}
Aprire la Partita IVA videomaker significa scegliere il regime fiscale più adatto. In Italia esistono principalmente due opzioni per un videomaker che inizia l’attività:
Regime forfettario
Il regime forfettario è, nella grande maggioranza dei casi, la soluzione più vantaggiosa per chi apre la Partita IVA videomaker. Ecco i suoi tratti essenziali:
Requisiti di accesso (aggiornati):
- Ricavi o compensi nell’anno precedente non superiori a 85.000 euro
- Spese per personale dipendente o collaboratori non superiori a 20.000 euro lordi annui
- Redditi da lavoro dipendente o pensione non superiori a 35.000 euro (per gli anni 2025 e 2026, soglia elevata rispetto al limite base di 30.000 euro dalla Legge di Bilancio 2026)
- Non partecipazione in società di persone o SRL che svolgano attività riconducibili alla propria
Vantaggi principali:
- Imposta sostitutiva al 15% (unica imposta su reddito, sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP)
- Imposta al 5% per i primi 5 anni per chi avvia una nuova attività (con determinati requisiti)
- Esonero dall’IVA: non si addebita né si versa l’IVA al cliente
- Contabilità semplificata: nessun registro IVA, nessuna dichiarazione IVA periodica
- Esonero da ritenuta d’acconto sui compensi percepiti
Causa di uscita immediata: se nel corso dell’anno i ricavi superano i 100.000 euro, il regime forfettario cessa nello stesso anno con obbligo di applicare IVA e tassazione IRPEF ordinaria sull’intero reddito.
Regime ordinario semplificato
Il regime ordinario semplificato (o contabilità semplificata) è l’alternativa obbligatoria per chi:
- Supera i 85.000 euro di ricavi annui
- Non rispetta le condizioni di accesso al forfettario
In questo regime:
- Si applica l’IVA al 22% sulle prestazioni (standard per i servizi audiovisivi)
- Si paga l’IRPEF con aliquote progressive (dal 23% al 43% a seconda degli scaglioni di reddito)
- Si deducono i costi reali sostenuti per l’attività
- Gli adempimenti contabili e dichiarativi sono più articolati
| Aspetto | Regime Forfettario | Regime Ordinario Semplificato |
| Limite ricavi | ≤ 85.000 €/anno | Nessun limite |
| Aliquota imposta | 5% (start-up) / 15% | IRPEF dal 23% al 43% |
| IVA addebitata | No (esonero) | Sì, 22% sui servizi |
| Deducibilità spese | Forfettaria (coeff. ATECO) | Spese reali analitiche |
| Contabilità | Molto semplificata | Semplificata con registri |
| Ritenuta d’acconto | Non subita | Subita (20%) |
| Adatto a | Fatturato < 85.000 € | Fatturato elevato o costi alti |
Per chi ha appena aperto la Partita IVA videomaker, il regime forfettario è quasi sempre la prima scelta. L’imposta sostitutiva ridotta al 5% per i primi cinque anni rende il carico fiscale particolarmente contenuto nelle fasi iniziali.
Puoi approfondire tutti i dettagli sul regime forfettario e la sua convenienza per la Partita IVA.
5. Come si calcola il reddito imponibile nel regime forfettario {#calcolo-reddito}
Nel regime forfettario, il reddito imponibile non viene calcolato sottraendo le spese reali dal fatturato. Si utilizza invece il coefficiente di redditività associato al codice ATECO.
Formula:
Reddito imponibile = Ricavi totali × Coefficiente di redditività
Reddito netto fiscale = Reddito imponibile − Contributi previdenziali versati
Imposta sostitutiva = Reddito netto fiscale × 15% (o 5%)
Per il videomaker con codice ATECO 74.20.19, il coefficiente è 78%. Questo significa che il fisco presume che il 22% del fatturato sia destinato a coprire i costi dell’attività — indipendentemente dalle spese reali sostenute.
Cosa si può dedurre nel forfettario?
L’unica deduzione analitica ammessa nel regime forfettario è quella dei contributi previdenziali obbligatori versati nel periodo di imposta (INPS Gestione Separata o Gestione Artigiani). Nessuna altra spesa — camera gear, software di editing, trasferte, abbonamenti — è deducibile singolarmente.
Riflessione importante: Se il tuo fatturato è basso e le spese effettive sono molto alte (attrezzatura costosa, collaboratori, studio), potrebbe convenire valutare il regime ordinario, che permette la deduzione analitica dei costi. In molti casi, però, le spese reali del videomaker sono inferiori al 22% forfettizzato, rendendo il regime forfettario conveniente.
6. Contributi previdenziali INPS {#contributi-inps}
I contributi previdenziali sono un elemento spesso sottovalutato quando si apre la Partita IVA videomaker. Vanno preventivati con cura per evitare sorprese alle scadenze di giugno.
Gestione Separata INPS (per libero professionista con ATECO 74.20.19)
Se sei inquadrato come libero professionista con codice 74.20.19, devi iscriverti alla Gestione Separata INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.
Le aliquote contributive stabilite dalla Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 per i liberi professionisti sono:
| Categoria | Aliquota 2026 |
| Professionista senza altra previdenza | 26,07% |
| Professionista pensionato o con altra copertura | 24,00% |
L’aliquota del 26,07% si compone di:
- 25,00% per invalidità, vecchiaia e superstiti (IVS)
- 0,72% per maternità, malattia e assegni familiari
- 0,35% per l’indennità ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa)
Massimale e minimale 2026:
- Massimale: 122.295 euro (oltre il quale non si versano contributi)
- Minimale: 18.808 euro (reddito minimo per l’accredito dell’intero anno contributivo)
Il calcolo avviene sul reddito imponibile previdenziale, che nel regime forfettario corrisponde a: Ricavi × Coefficiente di redditività.
Modalità di versamento: tramite modello F24 telematico, alle stesse scadenze delle imposte sui redditi (saldo e acconti).
Rivalsa del 4%: il professionista ha la facoltà di addebitare in fattura un’ulteriore quota del 4% a titolo di rivalsa INPS sul committente. Questa rivalsa concorre alla base imponibile previdenziale.
Scopri come calcolare i contributi INPS per la Partita IVA con formule ed esempi pratici.
Gestione Artigiani e Commercianti INPS (per artigiano videomaker)
Se la tua attività è inquadrata come artigianale (post-produzione con codice 59.12.00, o produzione con 59.11.00), devi iscriverti alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, che prevede:
- Contributi fissi obbligatori pari a circa 3.600-4.000 euro annui (quota minimale), indipendentemente dal fatturato
- Contributi variabili sulla parte di reddito che supera il minimale
Questo importo rappresenta un costo fisso rilevante, soprattutto nelle fasi iniziali con fatturato contenuto.
7. Fatturazione elettronica e IVA {#fatturazione-elettronica}
Obbligo di fatturazione elettronica
Dal 1° gennaio 2024, l’obbligo di fatturazione elettronica si applica a tutti i titolari di Partita IVA, inclusi i contribuenti in regime forfettario. Anche la Partita IVA videomaker deve quindi emettere le fatture in formato XML attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.
Per il forfettario, il codice RF19 identifica il regime fiscale, e si utilizza il codice N2.2 per indicare l’esenzione dall’IVA.
Scopri tutto su come funziona la fattura elettronica per i forfettari.
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IVA nella Partita IVA videomaker
Il trattamento dell’IVA cambia radicalmente a seconda del regime fiscale scelto:
Regime forfettario:
- Il videomaker non applica l’IVA sulle proprie prestazioni
- Non effettua liquidazioni periodiche né dichiarazione IVA annuale
- Deve indicare in fattura la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge n. 190/2014 — Regime forfettario”
- Non può detrarre l’IVA sugli acquisti
Regime ordinario:
- Si applica l’IVA al 22% sulle prestazioni di servizi audiovisivi
- Si effettuano le liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali)
- Si può detrarre l’IVA sugli acquisti di beni e servizi inerenti all’attività
Bollo in fattura
Le fatture emesse da un forfettario verso privati o soggetti non IVA, di importo superiore a 77,47 euro, sono soggette all’imposta di bollo di 2 euro per ogni documento. Questo importo va anticipato dal professionista e addebitato al cliente.
8. Spese deducibili e attrezzatura (camera gear) {#spese-deducibili}
Uno dei punti più discussi tra i videomaker riguarda la possibilità di dedurre le spese per l’attrezzatura — fotocamere, obiettivi, droni, computer, software di editing, hard disk, luci, microfoni.
Nel regime forfettario
Come già spiegato, nel regime forfettario non è possibile dedurre analiticamente le spese reali. Il fisco presume che il 22% del fatturato copra tutte le spese, incluse quelle per l’acquisto e l’ammortamento della camera gear. Non è possibile nemmeno l’ammortamento dei beni strumentali.
L’unica deduzione analitica ammessa resta quella dei contributi previdenziali obbligatori.
Nel regime ordinario semplificato
In regime ordinario, le spese deducibili per un videomaker comprendono:
| Categoria di spesa | Deducibilità |
| Attrezzatura fotografica/video (ammortamento) | 100% (se uso esclusivo professionale) |
| Drone (acquisto e manutenzione) | 100% (se uso esclusivo professionale) |
| Software di editing professionale | 100% |
| Computer e storage (hard disk, SSD) | 100% |
| Connessione internet (uso professionale) | 100% |
| Noleggio location o studio | 100% |
| Formazione professionale (corsi, workshop) | 100% |
| Spese di trasferta (carburante, pedaggi, mezzi) | Deducibili con limiti |
| Smartphone (uso misto) | Parzialmente deducibile |
| Automobile (uso misto) | Deducibile al 20% per libero professionista |
Nota sul cellulare: Per la Partita IVA videomaker, i telefoni cellulari acquistati per uso promiscuo (professionale e privato) sono deducibili al 50% ai fini delle imposte dirette. L’IVA sui cellulari è invece detraibile al 50%.
Fringe benefit e strumenti di lavoro
Se la tua Partita IVA videomaker collabora con aziende strutturate o ti viene fornita attrezzatura dal committente, potrebbero applicarsi le regole sui fringe benefit. È un tema che riguarda più la posizione del dipendente che del professionista autonomo, ma vale la pena tenerne conto in caso di collaborazioni strutturate.
9. Come si apre la Partita IVA videomaker: procedura step by step {#come-aprire}
Aprire la Partita IVA videomaker è un processo relativamente semplice. Ecco i passaggi da seguire:
Step 1 — Scegli il tuo codice ATECO
Come abbiamo visto, per la maggior parte dei videomaker freelance il codice corretto è il 74.20.19. Se svolgi anche riprese con drone, aggiungi il 74.20.12.
Step 2 — Compila e presenta il modello AA9/12
Il modello AA9/12 è il documento ufficiale per comunicare l’inizio dell’attività all’Agenzia delle Entrate. Puoi presentarlo:
- Online: tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) con identità digitale (SPID, CIE o CNS)
- Di persona: presso qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate
- Tramite un intermediario abilitato (commercialista o CAF)
L’apertura della Partita IVA è gratuita e avviene generalmente in pochi giorni. Il codice identificativo fiscale (numero di Partita IVA) viene rilasciato immediatamente in via telematica.
Step 3 — Iscriviti alla Gestione Separata INPS
L’iscrizione alla Gestione Separata INPS deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, tramite il portale ufficiale www.inps.it con SPID, CIE o CNS. L’iscrizione è gratuita.
Step 4 — Attiva la fatturazione elettronica
Dotati di un software di fatturazione elettronica compatibile con il Sistema di Interscambio per emettere fatture in formato XML. Configura il tuo codice destinatario o la PEC per la ricezione.
Step 5 — Attiva la PEC
La Posta Elettronica Certificata (PEC) è obbligatoria per le ditte individuali iscritte alla Camera di Commercio. Per i liberi professionisti non è formalmente obbligatoria ma è fortemente consigliata come canale ufficiale di comunicazione con la pubblica amministrazione.
Step 6 — (Solo per artigiani) Iscrizione alla Camera di Commercio
Se la tua attività è inquadrata come artigianale, devi presentare la pratica telematica ComUnica alla Camera di Commercio competente e la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune. Sono necessarie anche l’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane e la Gestione Artigiani INPS.
Costo di apertura della Partita IVA videomaker
L’apertura in sé è gratuita. I costi variano in base alla modalità scelta:
| Modalità | Costo |
| Autonomamente online | 0 € |
| Tramite CAF o patronato | Spesso gratuito |
| Tramite commercialista | 100–300 € (una tantum) |
| Gestione contabile annua | 500–2.000 €/anno |
10. Esempi pratici di calcolo delle tasse {#esempi-pratici}
Vediamo concretamente quanto paga di tasse e contributi un videomaker in regime forfettario con codice ATECO 74.20.19 (coefficiente 78%).
Esempio 1 — Videomaker al primo anno (aliquota 5%)
Dati:
- Fatturato annuo: 25.000 €
- Regime: forfettario
- Anno di attività: primo (aliquota agevolata 5%)
| Voce | Calcolo | Importo |
| Fatturato | — | 25.000 € |
| Reddito imponibile (78%) | 25.000 × 78% | 19.500 € |
| Contributi INPS Gest. Sep. | 19.500 × 26,07% | 5.084 € |
| Reddito netto fiscale | 19.500 − 5.084 | 14.416 € |
| Imposta sostitutiva (5%) | 14.416 × 5% | 721 € |
| Totale imposte + contributi | 5.805 € | |
| Reddito netto | ~19.195 € |
Esempio 2 — Videomaker con attività avviata (aliquota 15%)
Dati:
- Fatturato annuo: 45.000 €
- Regime: forfettario
- Anno di attività: sesto (aliquota standard 15%)
| Voce | Calcolo | Importo |
| Fatturato | — | 45.000 € |
| Reddito imponibile (78%) | 45.000 × 78% | 35.100 € |
| Contributi INPS Gest. Sep. | 35.100 × 26,07% | 9.151 € |
| Reddito netto fiscale | 35.100 − 9.151 | 25.949 € |
| Imposta sostitutiva (15%) | 25.949 × 15% | 3.892 € |
| Totale imposte + contributi | 13.043 € | |
| Reddito netto | ~31.957 € |
Esempio 3 — Videomaker al limite del forfettario
Dati:
- Fatturato annuo: 80.000 €
- Regime: forfettario
- Anno di attività: oltre il quinto (aliquota 15%)
| Voce | Calcolo | Importo |
| Fatturato | — | 80.000 € |
| Reddito imponibile (78%) | 80.000 × 78% | 62.400 € |
| Contributi INPS Gest. Sep. | 62.400 × 26,07% | 16.268 € |
| Reddito netto fiscale | 62.400 − 16.268 | 46.132 € |
| Imposta sostitutiva (15%) | 46.132 × 15% | 6.920 € |
| Totale imposte + contributi | 23.188 € | |
| Reddito netto | ~56.812 € |
Pianificazione: Per la Partita IVA videomaker, la regola pratica è accantonare ogni mese circa il 25-28% del fatturato per coprire imposte e contributi. Questo evita di trovarsi in difficoltà di cassa al momento delle scadenze fiscali di giugno e novembre.
Per ulteriori simulazioni, consulta la nostra guida sul calcolo delle tasse per la Partita IVA in regime forfettario.
11. Aspetti pratici: la quotidianità della Partita IVA videomaker {#aspetti-pratici}
Gestione delle fatture
Ogni prestazione resa a un cliente va documentata con una fattura elettronica trasmessa tramite SDI. Il regime forfettario prevede:
- Nessun obbligo di registro IVA
- Nessuna liquidazione IVA periodica
- Obbligo di conservazione delle fatture per 10 anni
- Imposta di bollo da 2 euro sulle fatture superiori a 77,47 euro verso privati
Dichiarazione dei redditi
Il titolare di Partita IVA videomaker in regime forfettario è tenuto a presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF), entro il 30 novembre dell’anno successivo (o con proroga a ottobre per il modello precompilato). Il quadro di riferimento è il quadro LM.
Non è necessario presentare la dichiarazione IVA annuale.
Scadenze fiscali principali per il videomaker forfettario
| Scadenza | Adempimento |
| Entro 30 gg dall’apertura | Iscrizione Gestione Separata INPS |
| 30 giugno | Saldo imposte anno precedente + 1° acconto |
| 30 novembre | 2° acconto imposte |
| 30 novembre | Dichiarazione redditi (Redditi PF) |
| 16 del mese successivo al pagamento | Versamento contributi INPS (per collaboratori) |
Collaborare con clienti esteri
Il videomaker con Partita IVA che lavora con clienti stranieri deve fare attenzione alle regole di territorialità IVA. I servizi resi a soggetti IVA esteri (B2B) sono generalmente non soggetti a IVA italiana — ma in regime forfettario questa distinzione ha un impatto limitato, poiché l’IVA non si applica già in partenza. La fattura verso clienti UE o extra-UE deve comunque rispettare le regole di fatturazione elettronica e di comunicazione telematica.
Obbligo del concordato preventivo biennale
Dal 2024 è stato introdotto il Concordato Preventivo Biennale, uno strumento attraverso cui l’Agenzia delle Entrate propone ai titolari di Partita IVA un reddito concordato per i successivi due anni. I forfettari possono aderirvi con modalità specifiche. Consulta un commercialista per valutare la convenienza nel tuo caso concreto.
Approfondimento: videomaker e social media
Molti videomaker moderni non si limitano alla produzione video tradizionale, ma monetizzano la propria presenza sui social attraverso sponsorizzazioni, affiliate marketing e royalty. Questi redditi vanno tutti correttamente fatturati attraverso la Partita IVA videomaker.
In particolare:
- Compensi per contenuti sponsorizzati (es. collaborazioni con brand): prestazione di servizi, da fatturare come tale
- Royalty da piattaforme video: possono rientrare nei compensi d’opera intellettuale, da dichiarare con i relativi obblighi fiscali
- Vendita di preset, LUT o template: se è un’attività continuativa, rientra nell’attività d’impresa e richiede un inquadramento separato
Per approfondire la gestione fiscale di queste attività, è utile confrontarsi con quanto illustrato nella guida sulla Partita IVA per influencer, che copre molti casi analoghi.
FAQ — Domande frequenti sulla Partita IVA videomaker {#faq}
Domanda 1: Posso lavorare come videomaker senza aprire la Partita IVA?
Sì, ma solo se l’attività è genuinamente occasionale e i compensi annui non superano 5.000 euro lordi. In questo caso puoi emettere una ricevuta di prestazione occasionale. Oltre questa soglia, o se l’attività è continuativa, l’apertura della Partita IVA videomaker è obbligatoria per legge. Superare i 5.000 euro senza Partita IVA espone a sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.
Domanda 2: Qual è il codice ATECO corretto per un videomaker che fa sia riprese che montaggio?
Se realizzi sia riprese che montaggio come parte dello stesso servizio, il codice 74.20.19 copre entrambe le attività. Il codice 59.12.00 (post-produzione) si usa solo se la tua attività principale e quasi esclusiva è il montaggio video senza riprese proprie. In caso di dubbio, una consulenza con un commercialista è sempre consigliata.
Domanda 3: Quante tasse paga un videomaker con Partita IVA in regime forfettario?
Il carico fiscale dipende dal fatturato e dall’anno di attività. Con il codice ATECO 74.20.19 (coefficiente 78%), un videomaker che fattura 30.000 euro paga circa:
- ~5.900 euro di contributi INPS (Gestione Separata, 26,07%)
- ~1.100 euro di imposta sostitutiva (se al 15%) o ~370 euro (se al 5%)
In totale, circa il 23-25% del fatturato va destinato a tasse e contributi. Nel primo quinquennio con l’aliquota al 5%, il carico complessivo scende al 18-20%.
Domanda 4: Posso aprire la Partita IVA videomaker se sono già dipendente?
Sì, è possibile avere contemporaneamente un lavoro dipendente e una Partita IVA. Per accedere al regime forfettario nel 2026, il tuo reddito da lavoro dipendente (o pensione) dell’anno precedente non deve superare 35.000 euro (soglia elevata dalla Legge di Bilancio 2026 rispetto al limite ordinario di 30.000 euro). Verifica anche il contratto di lavoro dipendente: alcune aziende vietano attività extra in concorrenza.
Domanda 5: Come si calcola il reddito imponibile per un videomaker forfettario con codice ATECO 74.20.19?
La formula è:
- Reddito imponibile lordo = Fatturato × 78% (coefficiente ATECO 74.20.19)
- Reddito imponibile netto = Reddito imponibile lordo − Contributi INPS versati
- Imposta sostitutiva = Reddito imponibile netto × 5% (o 15%)
I contributi INPS versati sono quindi l’unico elemento che riduce la base imponibile fiscale.
Domanda 6: Devo iscrivermi alla Camera di Commercio per aprire la Partita IVA videomaker?
No, se sei inquadrato come libero professionista (cioè realizzi video su commessa con prevalenza intellettuale-creativa). In quel caso, ti registri solo all’Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12. L’iscrizione alla Camera di Commercio è invece obbligatoria se sei inquadrato come artigiano o ditta individuale (ad esempio per il codice 59.12.00 post-produzione).
Domanda 7: Le spese per la camera gear (fotocamere, droni, obiettivi) sono deducibili con la Partita IVA videomaker?
In regime forfettario: no, non è possibile dedurre analiticamente le spese reali per attrezzatura. Il fisco presume che il 22% del fatturato copra tutti i costi, inclusa la strumentazione.
In regime ordinario: sì, le spese per attrezzatura strettamente professionale sono deducibili al 100% (tramite ammortamento pluriennale o deduzione immediata se sotto soglia). L’IVA sull’acquisto è detraibile al 100% per attrezzatura a uso esclusivo professionale.
Domanda 8: Qual è il limite di fatturato per non perdere il regime forfettario con la Partita IVA videomaker?
Il limite è 85.000 euro di ricavi annui. Se superi questa soglia, esci dal regime forfettario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro nel corso dell’anno, l’uscita è immediata, con obbligo di applicare IVA e tassazione IRPEF ordinaria dall’eccedenza.
Domanda 9: Come funziona la fatturazione elettronica per la Partita IVA videomaker in regime forfettario?
Dal 1° gennaio 2024 tutti i titolari di Partita IVA, inclusi i forfettari, devono emettere fatture elettroniche in formato XML tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. Il codice regime fiscale da indicare è RF19, il codice natura IVA è N2.2 (esenzione). In fattura va inserita la clausola che indica il regime forfettario e l’inapplicabilità dell’IVA.
Domanda 10: È necessario un commercialista per gestire la Partita IVA videomaker in regime forfettario?
Non è obbligatorio per legge, ma è fortemente consigliato, almeno nelle fasi iniziali. Il regime forfettario semplifica molto la gestione contabile, ma la scelta del codice ATECO, la corretta iscrizione previdenziale, il calcolo degli acconti e la dichiarazione dei redditi richiedono competenze specifiche. Un commercialista riduce il rischio di errori costosi e ottimizza la gestione fiscale nel tempo. Esistono anche servizi di contabilità online dedicati ai liberi professionisti con costi accessibili.
Domanda 11: Posso usare la Partita IVA videomaker anche per vendere corsi online o preset?
Sì, ma con alcune precisazioni. Se la vendita di corsi online, preset, LUT o altri prodotti digitali è accessoria rispetto alla tua attività principale di videomaking, può rientrare nello stesso codice ATECO. Se invece diventa un’attività principale e sistematica, potrebbe essere necessario aggiungere un codice secondario o rivalutare l’inquadramento. Consulta un commercialista per una valutazione personalizzata.
Domanda 12: Posso lavorare come videomaker con un contratto a progetto invece della Partita IVA?
Il contratto a progetto (co.co.pro.) non esiste più nell’ordinamento italiano dal 2015. Oggi i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) sono consentiti solo in casi specifici. Se la collaborazione è continuativa e organizzata come dipendenza, rischi la riqualificazione del rapporto come lavoro subordinato. Per le collaborazioni professionali strutturate, la Partita IVA videomaker rimane lo strumento corretto.
Conclusione {#conclusione}
Aprire la Partita IVA videomaker non è solo un obbligo burocratico: è il primo passo per costruire una carriera professionale solida, legalmente corretta e fiscalmente ottimizzata.
I punti chiave da ricordare:
- Codice ATECO 74.20.19 per la maggior parte dei videomaker freelance su commissione, con coefficiente di redditività del 78%
- Regime forfettario come prima scelta per chi fattura fino a 85.000 euro, con imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni e al 15% successivamente
- Gestione Separata INPS con aliquota al 26,07% (2026) per i liberi professionisti
- Fatturazione elettronica obbligatoria per tutti, anche per i forfettari, dal 2024
- Nessuna deduzione analitica dei costi nel forfettario, ma semplificazione massima degli adempimenti
- Accantonamento mensile del 25-28% del fatturato per coprire imposte e contributi alle scadenze
La Partita IVA videomaker in regime forfettario offre, nella fase di avvio, uno dei carichi fiscali più contenuti tra i paesi europei per i lavoratori autonomi. Con il giusto inquadramento e una pianificazione fiscale accurata, puoi concentrarti sul tuo lavoro creativo lasciando alla burocrazia lo spazio minimo indispensabile.
Se stai valutando l’apertura o se hai già la Partita IVA videomaker e vuoi ottimizzare la tua situazione, confrontati sempre con un professionista abilitato prima di prendere decisioni strutturali.
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Riferimenti normativi e fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate — Regime Forfetario
- INPS — Gestione Separata
- INPS — Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 (aliquote Gestione Separata 2026)
- Agenzia delle Entrate — Modello AA9/12
- Legge n. 190/2014 (istituzione regime forfettario)
- Legge di Bilancio 2026 — art. 1, comma 27
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un dottore commercialista o di un esperto fiscale. La normativa fiscale è soggetta ad aggiornamenti periodici: verifica sempre le informazioni con le fonti ufficiali prima di prendere decisioni.